03/11/2026 - 11:52

Risparmio energetico, in Italia ogni euro investito potrebbe generarne tre

Secondo uno studio europeo promosso dal consorzio LIFE Plan4Climate e CAN Europe, gli investimenti nell'efficienza energetica potrebbero generare in Italia benefici economici tre volte superiori ai costi entro il 2050. Le ricadute riguardano bollette, occupazione e salute, ma dipendono dalle politiche adottate.

risparmio energetico

Ridurre i consumi di energia potrebbe diventare uno degli investimenti più redditizi per l'economia italiana. Ogni euro destinato alle politiche di risparmio energetico potrebbe generare circa tre euro di benefici entro il 2050, attraverso minori costi dell'energia, nuove opportunità occupazionali e una riduzione dei danni sanitari e climatici. Una prospettiva che cambia i termini del dibattito sulla decarbonizzazione, spesso concentrato sui costi immediati della transizione.

A quantificare questo potenziale è il rapporto Europe's climate dividend: Economic benefits, jobs, health and lower energy costs, promosso dal consorzio del progetto LIFE Plan4Climate e da CAN Europe, con la partecipazione del WWF Italia, e realizzato da Climact. Secondo le simulazioni, i benefici monetizzati per l'Italia raggiungerebbero 84,2 miliardi di euro l'anno nel 2030, per salire a 227,8 miliardi nel 2050.

Quanto costa investire e quando arrivano i benefici

Per raggiungere questi risultati, lo studio stima un investimento medio di 47,7 miliardi di euro all'anno tra il 2026 e il 2050, a fronte di benefici medi superiori a 143 miliardi. Il rapporto tra costi e ritorni migliorerebbe progressivamente, grazie agli effetti cumulativi degli interventi sull'efficienza energetica.

Secondo le proiezioni, già nel 2032 i benefici complessivi supererebbero gli investimenti: 428 miliardi contro 383. Nel 2042 il rapporto salirebbe a circa due a uno, mentre nel 2050 i benefici cumulati raggiungerebbero 3.588 miliardi di euro, rispetto a 1.192 miliardi investiti.

Non si tratta di un rendimento finanziario direttamente incassabile dallo Stato o dalle famiglie. Le cifre comprendono anche benefici economici attribuiti alla riduzione delle emissioni e dei danni climatici, alcuni dei quali si manifestano su scala globale. Il risultato descrive quindi il valore economico e sociale complessivo degli interventi, non un ritorno monetario automatico per chi li finanzia.

Bollette più leggere e minore dipendenza dai combustibili fossili

La componente più immediata riguarda la riduzione della spesa energetica. In Italia il valore dei consumi evitati potrebbe raggiungere 31,3 miliardi di euro nel 2030, 77,7 miliardi nel 2040 e 105,7 miliardi nel 2050.

Tradotti su base individuale, questi importi corrisponderebbero a risparmi stimati di 533 euro l'anno per abitante nel 2030, destinati a salire fino a 1.895 euro nel 2050. Considerando l'intero periodo 2026-2050 e una famiglia media di 2,2 componenti, il rapporto calcola un beneficio medio di circa 2.464 euro annui per nucleo familiare.

Sono valori medi ricavati dalle simulazioni, non riduzioni garantite delle singole bollette. L'effettivo vantaggio dipenderà dai consumi, dalle caratteristiche degli edifici, dall'accesso agli interventi e dall'evoluzione dei prezzi energetici.

La diminuzione della domanda di petrolio e gas avrebbe inoltre una conseguenza strategica: ridurre l'esposizione dell'Italia alle oscillazioni dei mercati internazionali e ai rischi legati alle importazioni di combustibili fossili.

L'efficienza energetica potrebbe sostenere oltre 500 mila posti di lavoro l'anno

Gli effetti economici non si limiterebbero ai consumi. Gli investimenti potrebbero sostenere circa 676 mila posti di lavoro equivalenti a un anno di occupazione nel 2030, con una media di 506mila unità annue nell'intero periodo considerato.

Il contributo maggiore arriverebbe dall'edilizia, soprattutto attraverso la riqualificazione degli edifici residenziali e commerciali. Anche i trasporti avrebbero un ruolo significativo, con circa 187mila unità di lavoro annue stimate.

È importante distinguere questi valori dalla creazione di altrettanti posti permanenti: le stime misurano l'occupazione sostenuta dagli investimenti in termini di persone-anno.

La riqualificazione delle abitazioni potrebbe inoltre contribuire a contrastare la povertà energetica. Secondo il rapporto, gli interventi di efficientamento degli edifici residenziali permetterebbero a un numero compreso tra 1,47 e 2,34 milioni di persone di uscire da questa condizione entro il 2030.

Aria più pulita e migliaia di morti premature evitate

Un'altra parte dei benefici riguarda la salute pubblica. La diminuzione dell'inquinamento atmosferico e il miglioramento delle condizioni degli ambienti interni potrebbero evitare in Italia 3.509 morti premature nel 2030.

Nell'intero periodo 2026-2050, il numero medio stimato sarebbe di circa 3.717 decessi evitati ogni anno, per un totale cumulato di 93mila entro la metà del secolo. Si aggiungerebbero circa 925 ricoveri ospedalieri evitati annualmente.

Su scala europea, le simulazioni indicano oltre 826 miliardi di euro di benefici monetizzati annui già nel 2030, con un potenziale di quasi 34mila morti premature evitate e 8,5 milioni di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sostenute dagli investimenti.

Benefici elevati, ma non distribuiti automaticamente

Il rapporto prende in considerazione soltanto i benefici associati alla riduzione dei consumi energetici, che nello scenario italiano rappresentano circa il 57% delle riduzioni delle emissioni previste al 2040. Restano quindi fuori dalla quantificazione altri effetti della transizione, ma questo non significa che tutti i benefici aggiuntivi possano essere considerati automaticamente acquisiti.

Le stime dipendono infatti dagli scenari adottati e dalla concreta realizzazione degli investimenti. Soprattutto, un aumento del benessere economico complessivo non garantisce che i vantaggi siano distribuiti equamente.

Per le famiglie con redditi più bassi, ad esempio, l'accesso alla riqualificazione energetica degli edifici può essere ostacolato dai costi iniziali. Senza strumenti di sostegno adeguati, una parte dei risparmi rischia di concentrarsi tra chi dispone già delle risorse necessarie per investire.

Il WWF Italia richiama per questo la necessità di rafforzare gli investimenti pubblici, destinare le entrate dei sistemi europei di scambio delle emissioni alle politiche climatiche e utilizzare il Fondo sociale per il clima per contrastare strutturalmente la povertà energetica.

La questione assume particolare rilevanza mentre l'Europa definisce il percorso di riduzione delle emissioni al 2040 e l'Italia è chiamata ad aggiornare la propria programmazione energetica. I risultati dello studio suggeriscono che rinviare gli interventi significherebbe posticipare anche i benefici economici e sanitari. Ma trasformare quel potenziale in risultati concreti richiederà investimenti, continuità delle politiche e attenzione alla loro distribuzione sociale.

I dati nazionali e gli scenari sono consultabili attraverso il Co-Benefits Explorer, lo strumento interattivo sviluppato per il progetto.

Tommaso Tautonico
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