17/07/2026 - 12:00

Case green, nessun Paese è in regola: Bruxelles apre la procedura contro tutti i 27 Stati

La Commissione europea ha aperto una procedura contro tutti gli Stati membri per il mancato recepimento della direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici entro il termine del 29 maggio 2026. In gioco ci sono ristrutturazioni, incentivi, fotovoltaico e nuovi standard edilizi.

case green

La rivoluzione delle case green europee parte con un paradosso: nessuno dei 27 Stati membri ha rispettato la scadenza fissata da Bruxelles per recepire la nuova direttiva sugli edifici. La Commissione europea ha così avviato una procedura d'infrazione nei confronti di tutti i Paesi dell'Unione, Italia compresa, concedendo due mesi di tempo per completare il recepimento delle norme nazionali.

La scadenza era fissata al 29 maggio 2026 e riguardava la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici, conosciuta come EPBD. Si tratta della norma destinata a guidare la trasformazione del patrimonio immobiliare europeo verso edifici a emissioni zero entro il 2050.

La procedura aperta da Bruxelles non significa che cittadini e condomìni debbano affrontare nuovi obblighi immediati. Il ritardo riguarda infatti il recepimento nazionale delle regole europee e rinvia molte delle decisioni operative che interesseranno proprietari, amministratori di condominio, imprese edili e professionisti del settore.

Cosa prevede la direttiva europea

La direttiva non impone una ristrutturazione obbligatoria di tutte le abitazioni entro una data prestabilita. Gli Stati dovranno invece definire un percorso nazionale per ridurre progressivamente i consumi del patrimonio immobiliare, intervenendo in particolare sugli edifici con le prestazioni peggiori.

Per il settore non residenziale sono invece previsti standard minimi di prestazione energetica che porteranno gradualmente alla riqualificazione degli immobili più energivori.

La normativa introduce inoltre nuove disposizioni per la diffusione del fotovoltaico sugli edifici, per le infrastrutture dedicate alla ricarica dei veicoli elettrici e per la predisposizione di spazi destinati alla mobilità ciclabile.

Perché il ritardo riguarda anche famiglie e imprese

Il mancato recepimento crea incertezza in un mercato che coinvolge milioni di edifici e migliaia di imprese della filiera delle costruzioni e della riqualificazione energetica.

Le norme nazionali dovranno infatti definire modalità operative, tempistiche, incentivi e strumenti finanziari necessari per accompagnare la trasformazione del patrimonio edilizio.

La Commissione europea considera il settore degli edifici uno dei principali fronti della transizione energetica. Gli immobili europei rappresentano infatti circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni di gas serra legate all'energia.

Allo stesso tempo il tasso di ristrutturazione energetica nell'Unione continua a rimanere vicino all'1% annuo, un livello giudicato insufficiente per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

Caldaie, consumi e nuovi edifici

La direttiva interviene anche sul progressivo abbandono dei combustibili fossili negli edifici. Dal gennaio 2025 gli Stati membri non possono più prevedere incentivi per l'installazione di caldaie alimentate esclusivamente da fonti fossili.

I nuovi edifici dovranno invece avvicinarsi progressivamente allo standard a emissioni zero, integrando sistemi ad alta efficienza, produzione rinnovabile e gestione intelligente dei consumi.

Per il settore edilizio europeo si tratta di uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni, con effetti destinati a coinvolgere progettazione, costruzioni, mercato immobiliare e tecnologie energetiche.

I prossimi passaggi

La lettera di costituzione in mora rappresenta il primo passaggio della procedura europea. Se entro due mesi gli Stati non forniranno risposte considerate soddisfacenti, la Commissione potrà procedere con un parere motivato e successivamente con il deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

La sfida non riguarda soltanto il rispetto delle scadenze europee. Nei prossimi mesi i governi dovranno dimostrare di essere in grado di trasformare gli obiettivi climatici in strumenti concreti, evitando che il costo della transizione ricada esclusivamente su famiglie e proprietari di immobili.

Tommaso Tautonico
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