25/07/2025 - 16:00

Transizione energetica edilizia a rischio: salta ancora il recepimento della direttiva “Case Green”

Il Governo rinvia ancora il recepimento della direttiva europea “Case Green”, rallentando la transizione energetica nel settore edilizio e rischiando sanzioni UE. Ambientalisti: servono subito interventi concreti. 

green home

Nel Consiglio dei Ministri di oggi, il Governo ha varato un provvedimento che, ancora una volta, non include il recepimento della direttiva europea EPBD (“Case Green”), rinviando di fatto uno dei principali strumenti per l’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano. A denunciarlo sono ARSE, Coordinamento FREE, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF, che in una nota congiunta parlano di “una scelta che va contro le ragioni dell’ambiente, dell’innovazione e della qualità della vita dei cittadini”.

Le conseguenze del ritardo: clima, bollette e occupazione

Secondo le associazioni, la mancata inclusione della direttiva nella legge di delegazione europea mette a rischio il rispetto delle scadenze già fissate: la prima versione del piano attuativo dovrebbe arrivare entro dicembre 2025, mentre la versione finale è attesa per maggio 2026. Il ritardo potrebbe esporre l’Italia a una procedura di infrazione da parte dell’UE. Le ricadute, tuttavia, non sono solo burocratiche: rallentare la transizione energetica degli edifici significa prolungare la dipendenza dalle fonti fossili, mantenere alti i costi energetici per le famiglie e rinunciare a un’opportunità di rilancio per l’edilizia sostenibile e per l’occupazione nel settore.

Cosa prevede la direttiva europea EPBD

La direttiva “Case Green” stabilisce obiettivi vincolanti per migliorare la prestazione energetica del parco edilizio europeo. In Italia, oltre il 75% degli edifici residenziali – circa 9,7 milioni – è oggi in classe energetica E, F o G. Secondo le stime, l’attuazione della direttiva potrebbe ridurre le emissioni di CO₂ di oltre 14 milioni di tonnellate, migliorando l’efficienza e riducendo i consumi energetici del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 (rispetto ai livelli del 2020). Almeno il 55% di questa riduzione dovrà derivare da interventi sugli edifici nelle classi peggiori.

Un’occasione persa per l’edilizia sostenibile

Le associazioni avvertono: l’Italia rischia di perdere una partita strategica sul fronte ambientale ed economico. La direttiva EPBD è una leva per la rigenerazione urbana, la riduzione della povertà energetica e la creazione di nuovi posti di lavoro. Una visione che – secondo ARSE, Coordinamento FREE, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF – il Governo Meloni sembra ignorare.

Le richieste delle associazioni al Governo

“L’esecutivo deve dimostrare maggiore responsabilità – si legge nella nota – accelerando la definizione di un piano nazionale di riqualificazione edilizia che metta al centro l’efficienza energetica, la ristrutturazione e la transizione climatica del settore residenziale". Le organizzazioni chiedono inoltre che l’Italia dia seguito agli impegni assunti a livello europeo, senza cercare modifiche alla direttiva o scorciatoie che rischiano di compromettere l’intero processo.

Il rischio di infrazione e le implicazioni legali

Oltre al rischio di infrazione europea, anche in Italia si aprono scenari giuridici rilevanti. A seguito di un’ordinanza della Cassazione nel caso intentato da Greenpeace e ReCommon, è ora possibile avviare azioni legali contro le aziende inquinanti. Le politiche pubbliche non possono più ignorare l’urgenza della crisi climatica.

Tommaso Tautonico
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