01/11/2026 - 21:05

COP17, i Paesi concordano di intensificare gli sforzi su obiettivi 2030

La COP17 in Armenia si conclude con un accordo per accelerare la tutela della biodiversità entro il 2030. Il WWF riconosce i progressi raggiunti, ma sottolinea che la carenza di finanziamenti resta un ostacolo fondamentale per trasformare gli impegni dei Paesi in azioni concrete.

cop17

I rappresentanti dei 182 Paesi che hanno partecipato alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP17), che si è svolta in Armenia dal 19 al 31 ottobre 2026, hanno raggiunto un accordo per rafforzare le azioni necessarie a realizzare gli obiettivi globali per la tutela della natura entro il 2030.

Durante la conferenza sono stati raggiunti accordi anche su alcune questioni importanti, tra cui i finanziamenti destinati alla biodiversità e il rafforzamento degli approcci basati sul rispetto dei diritti umani. E' stato inoltre deciso che la prossima Conferenza sulla biodiversità, la COP18, si terrà nel 2028 a Quito, in Ecuador.

Dopo due settimane di intensi confronti a Yerevan, il WWF ha accolto positivamente la decisione relativa alla revisione globale (Global Review). Il documento evidenzia che gli interventi realizzati finora non sono sufficienti e che è necessario aumentare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di tutela della natura entro il 2030.

La decisione, chiamata «Percorso di Yerevan» (The Yerevan Pathway), indica alcune azioni che i Paesi dovranno mettere in pratica per accelerare il raggiungimento degli obiettivi. Tra queste ci sono il rispetto degli impegni economici già assunti e la riforma di almeno 500 miliardi di dollari di sussidi che danneggiano l'ambiente e contribuiscono alla perdita di biodiversità.

«La revisione globale rappresenta un segnale forte per i Paesi: devono fare di più per proteggere la natura. Tuttavia, senza un chiaro impegno ad aumentare le risorse finanziarie necessarie per tradurre gli obiettivi in risultati concreti, temo che i finanziamenti continueranno a essere il principale nodo irrisolto dei vertici delle Nazioni Unite sulla biodiversità. I negoziatori, una volta rientrati nei rispettivi Paesi, dovranno trasformare le conclusioni della revisione globale in azioni concrete e mirate, accelerando il ripristino della natura attraverso una profonda trasformazione dei settori e delle attività a maggiore impatto negativo, a partire dai sistemi alimentari e finanziari», ha dichiarato Daudi Sumba, responsabile globale della Conservazione del WWF Internazionale.

I finanziamenti per la biodiversità: ancora molti ostacoli

Uno dei temi più complessi della conferenza ha riguardato i finanziamenti necessari per proteggere la biodiversità dopo il 2030. I governi hanno avuto difficoltà a trovare un accordo sulla futura organizzazione delle risorse economiche, ma alla fine hanno stabilito una serie di criteri che serviranno a definire il nuovo sistema permanente di finanziamento.

È stato inoltre approvato, su base volontaria, l'allargamento del gruppo dei Paesi che contribuiscono economicamente alla tutela internazionale della biodiversità. Le Parti hanno anche deciso di verificare il funzionamento degli strumenti finanziari già esistenti, come il Global Environment Facility (GEF) e il Global Biodiversity Framework Fund (GBFF).

Il Fondo di Cali e la condivisione dei benefici della biodiversità

Durante la COP16, che si è svolta in Colombia, il Fondo di Cali era stato presentato come uno dei risultati più importanti della conferenza. Tuttavia, la sua effettiva attivazione ha subito dei rallentamenti.

Alcuni Paesi hanno proposto che il Fondo possa diventare operativo soltanto dopo aver raggiunto una disponibilità economica minima compresa tra 150 e 200 milioni di dollari.

L'obiettivo del Fondo è raccogliere almeno un miliardo di dollari all'anno dalle aziende che utilizzano le informazioni digitali sulle sequenze genetiche (Digital Sequence Information, DSI) delle risorse naturali per sviluppare nuovi prodotti. Si tratta, ad esempio, di imprese che operano nei settori farmaceutico, cosmetico e dei detergenti.

Durante la COP17, i Paesi hanno confermato le percentuali indicative che le aziende dovrebbero versare e hanno concordato il rilascio di certificati provvisori, per evitare che le imprese paghino più volte per lo stesso utilizzo delle informazioni genetiche.

Una nuova verifica del Fondo è stata fissata per la COP18. Tuttavia, alla conclusione della conferenza risultavano promessi soltanto 10.000 dollari. Per questo motivo sarà necessario continuare a lavorare sul tema anche nei prossimi incontri internazionali.

«Quando la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica fu adottata per la prima volta, nel 1992, uno dei suoi pilastri fondamentali era garantire una ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dalla biodiversità, in particolare a favore dei Paesi fornitori delle risorse e delle comunità locali», ha dichiarato Vishaish Uppal, responsabile Governance, Diritto e Politiche del WWF India. «A quasi 35 anni di distanza, continuiamo a non vedere le imprese che traggono profitto dalla natura condividere i benefici economici con i Popoli indigeni e le comunità locali, custodi di gran parte della biodiversità da cui dipendono le loro stesse attività. È davvero arrivato il momento che i Paesi superino queste divergenze, affinché le risorse finanziarie possano raggiungere le persone e i territori che ne hanno più bisogno».

Più attenzione ai diritti dei Popoli indigeni e delle comunità locali

Prima dell'inizio della COP17, le Nazioni Unite avevano pubblicato un rapporto internazionale che metteva in evidenza alcune carenze nelle politiche nazionali per la tutela della biodiversità. In particolare, emergeva una partecipazione ancora insufficiente delle persone e delle comunità che hanno diritti e interessi legati alla conservazione della natura.

Per questo motivo, il WWF ha accolto positivamente l'accordo raggiunto dai Paesi sulle modalità di gestione dell'organismo previsto dall'articolo 8(j) della Convenzione sulla diversità biologica.

Questo organismo, istituito durante la COP16, ha un ruolo importante perché punta a garantire una partecipazione concreta e attiva dei Popoli indigeni e delle comunità locali alle decisioni e ai lavori della Convenzione.

Nuove iniziative per contrastare la perdita di biodiversità

Durante la conferenza, la Presidenza armena della COP17 ha annunciato anche altre iniziative per rafforzare la protezione della natura.

Tra queste, la creazione di un gruppo di Paesi impegnati ad accelerare la riforma dei sussidi che danneggiano l'ambiente e contribuiscono alla perdita di biodiversità.

È stata inoltre presentata una Dichiarazione congiunta sulle sinergie tra le Convenzioni di Rio. L'obiettivo è migliorare il coordinamento tra gli impegni internazionali riguardanti tre grandi questioni ambientali: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e degrado del suolo.

La Presidenza armena ha comunicato che durante la conferenza sono stati mobilitati finanziamenti per un totale di 1,8 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono altri contributi di importo più contenuto.

Il WWF ha espresso apprezzamento anche per il primo incontro tra i ministri dell'Ambiente e quelli delle Finanze, organizzato a Yerevan dalla Presidenza della COP17. Secondo l'organizzazione, questo confronto dovrebbe proseguire anche in futuro, per favorire i cambiamenti necessari nei principali settori economici e rendere le attività produttive più sostenibili.

«La biodiversità riguarda i sistemi naturali che sostengono le nostre vite e le nostre economie. La natura ci fornisce il cibo che portiamo sulle nostre tavole, l'acqua pulita che scorre dai nostri rubinetti, l'impollinazione indispensabile per le colture e i suoli sani su cui si fonda la sicurezza alimentare globale», ha dichiarato Guido Broekhoven, direttore globale delle Politiche multilaterali del WWF Internazionale. «Nonostante le numerose pressioni che i governi si trovano attualmente ad affrontare a livello nazionale, i Paesi riuniti a Yerevan sono riusciti a concordare un impegno collettivo per rafforzare le azioni a favore della natura. Ed è un risultato di cui essere orgogliosi».

Mariangela Lomastro
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