25/01/2023 - 19:56

Transizione energetica, una scoperta che può cambiare il nostro futuro

Avete presente le terre rare? Ebbene, una notizia molto importante sia per l’Europa che per il clima è quella per cui è stato ritrovato il più imponente deposito di terre rare in Europa. Nello specifico, la localizzazione di tale sito è nella regione del Kiruna, in Svezia.

Una scoperta che è sicuramente anche frutto dei giganteschi passi in avanti che sono stati fatti a livello di tecnologie. Negli ultimi decenni sono tanti i settori che sono stati rivoluzionati: si va da quelli più ludici come quello dell’intrattenimento, con la diffusione a macchia d’olio di portali come Casino777, fino ad ambiti più vicini alla vita di tutti i giorni, come ad esempio elettrodomestici sempre più smart e in grado di ottimizzare i consumi. Certo, per l’ambiente che ci circonda, però, è stato fatto ancora troppo poco. Serve intervenire in misura più importante e questa scoperta potrebbe rappresentare un passo di tutto rispetto per il futuro.

In cosa consiste il giacimento di terre rare

La notizia sta rimbalzando un po’ su tutti i giornali, con l’annuncio ufficiale che risale allo scorso 12 gennaio. Ebbene, il gruppo minerario svedese LKAB ha comunicato di aver scoperto, sul territorio svedese, un giacimento di terre rare di dimensioni tali da definirlo “il più grande deposito mai conosciuto nel Vecchio Continente”.

Stando a quelle che sono le prime stime che sono state diffuse, si parla di un giacimento che comprende ben più di un milione di tonnellate di minerali decisamente preziosi non solo per l’industria digitale, ma anche per lo sviluppo di energie rinnovabili dal ridotto impatto sull’ambiente. È sufficiente pensare come tali metalli rari si possono sfruttare agevolmente e utilmente nell’ambito della realizzazione e dello sviluppo di veicoli elettrici oppure di turbine eoliche.

Una buona notizia per l’Europa intera

Il più imponente deposito di elementi di terre rare mai ritrovato in Europa potrebbe aprire a scenari decisamente più favorevoli per l’Europa in termini di produzione di materie prime fondamentali. Si tratta di elementi che sono fondamentali per poter effettuare il definitivo passaggio all’uso di energie green e rinnovabili. Quando si parla di terre rare, si fa riferimento a un insieme che include ben 17 elementi della tavola periodica, che vengono largamente impiegati non solo nel campo dell’industria tecnologica, ma anche in quello delle energie rinnovabili.

È sufficiente provare per un attimo a pensare alle applicazioni nel campo della produzione di fibre ottiche oppure delle batterie ricaricabili. Insomma, si tratta di elementi che rivestono un ruolo centrale nell’ambito dell’industria delle auto elettriche oppure di quelle ibride, ma anche quando si tratta di realizzare i pannelli solari piuttosto che delle pale eoliche.

Insomma, per poter effettivamente mettere in atto e sostenere una transizione green, le terre rare servono eccome. Ecco che si può ora comprendere facilmente il motivo per cui la scoperta in Svezia si può considerare a tutti gli effetti una rivoluzione, che potrebbe garantire la possibilità di effettuare tale transizione in modo anche piuttosto rapido.

Secondo i dati e le stime della Banca Mondiale, pare proprio che la domanda delle terre rare dovrebbe far registrare un corposo incremento, a livello esponenziale, già a partire dal prossimo decennio. È facile capire come la possibilità di fruire di un giacimento in Europa eliminerebbe di conseguenza la necessità di dover importare tutti questi materiali da altri Paesi, come ad esempio la Cina. In questo modo, ne beneficerebbero i costi e finalmente si trancerebbe il cordone ombelicale di dipendenza.

Come si può facilmente intuire, però, ci sono anche tanti altri aspetti che vanno valutati ed esaminati con la massima attenzione. Le terre rare vengono considerate come materiali fondamentali per la transizione energetica, ma non convincono tutti, dato che una parte della comunità scientifica è scettica in merito ai rischi e agli effetti che potrebbero avere a lungo termine, soprattutto per l’impatto inquinante e dispendioso legato alla loro estrazione.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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