08/09/2026 - 11:51

PFAS nei fiumi europei: contaminato il 93% dei siti analizzati

Il monitoraggio di 93 fiumi in 31 Paesi rileva PFAS quasi ovunque. Nel 61% dei siti le concentrazioni risultano potenzialmente preoccupanti rispetto alle soglie considerate dallo studio.

PFAS nei fiumi

I PFAS nei fiumi europei non emergono come un problema circoscritto a pochi territori industriali. Sono stati rilevati nel 93% dei 280 siti monitorati in 31 Paesi, con le concentrazioni più elevate associate soprattutto a discariche, scarichi di acque reflue e attività industriali. È la fotografia restituita da un'ampia analisi paneuropea pubblicata su Water Research, che permette di osservare con criteri omogenei la diffusione della contaminazione da PFAS attraverso il continente.

Lo studio ha monitorato sette PFAS considerati ad alta priorità in 93 fiumi, interessando corsi d'acqua che ricadono nell'area di influenza di una popolazione stimata in circa 309 milioni di persone. Almeno una delle sostanze analizzate è stata individuata nel 93% delle località monitorate. Le concentrazioni maggiori sono state osservate in alcune aree dell'Europa meridionale, sudorientale e occidentale.

Nel 61% dei siti livelli potenzialmente preoccupanti

La presenza di una sostanza, da sola, non equivale necessariamente a un rischio sanitario o ambientale. Ma dall'indagine arriva un secondo dato significativo. Attraverso una valutazione indicativa basata sui valori soglia normativi esistenti, i ricercatori hanno rilevato concentrazioni di PFAS nell'acqua potenzialmente preoccupanti nel 61% dei siti analizzati. Gli autori precisano che si tratta di uno screening preliminare, non di una valutazione del rischio sito per sito.

L'analisi consente anche di mettere in relazione la contaminazione con le pressioni esercitate sul territorio. Le concentrazioni più elevate sono risultate associate alla presenza di discariche, scarichi di acque reflue e attività industriali. Tra gli indicatori socioeconomici esaminati, quello maggiormente associato alla presenza di PFAS è stato lo Human Footprint Index, che misura la pressione delle attività umane sul territorio. Tra i parametri ambientali, invece, la relazione più forte è emersa con la conducibilità elettrica dell'acqua, che può essere collegata anche agli apporti provenienti da reflui e scarichi industriali.

Perché le concentrazioni aumentano in estate

Il monitoraggio evidenzia inoltre una variazione stagionale. Le concentrazioni di PFAS sono risultate generalmente più elevate durante l'estate. Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione è la minore capacità di diluizione dei fiumi quando le portate si riducono: a parità di contaminanti immessi, meno acqua può tradursi in concentrazioni maggiori.

Il risultato assume particolare rilevanza perché i PFAS, sostanze per- e polifluoroalchiliche utilizzate in numerose applicazioni industriali e prodotti di consumo, sono estremamente persistenti nell'ambiente. L'indagine non misura indistintamente le migliaia di composti appartenenti a questa famiglia, ma sette sostanze prioritarie: il 93% si riferisce quindi alla presenza di almeno uno dei PFAS specificamente ricercati nei campioni.

La dimensione continentale e l'utilizzo di un monitoraggio armonizzato consentono soprattutto di individuare con maggiore precisione dove concentrare i controlli. Secondo gli autori, combinare indicatori della pressione umana e caratteristiche chimiche delle acque potrebbe aiutare a costruire sistemi di sorveglianza più mirati, concentrando risorse e interventi nelle aree dove la contaminazione dei fiumi ha maggiore probabilità di raggiungere livelli critici.

Tommaso Tautonico
autore
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