16/07/2026 - 18:38

Dal Canada il primo sistema mobile che trasforma le acque reflue in acqua potabile eliminando anche i PFAS

A Québec City un impianto mobile e automatizzato recupera parte delle acque reflue urbane e le trasforma in acqua potabile attraverso ultrafiltrazione, osmosi inversa e ossidazione avanzata. L'obiettivo è accelerare il riuso idrico e contrastare la crescente pressione sulle risorse d'acqua dolce.

sistema mobile acque reflue

Ogni giorno milioni di metri cubi di acqua depurata vengono restituiti ai fiumi e agli oceani dopo il trattamento nei depuratori urbani. In un contesto segnato da siccità sempre più frequenti e crescita della domanda, una parte di quell'acqua potrebbe però diventare una nuova fonte di approvvigionamento. È la strada scelta da Québec City, dove è stato avviato il primo progetto canadese capace di trasformare le acque reflue in acqua potabile attraverso un sistema mobile e completamente automatizzato.

Un rimorchio trasforma gli scarichi urbani in acqua potabile

L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra GF e H₂O Innovation nell'ambito del progetto Carrefour de l'Eau e rappresenta una delle prime applicazioni nordamericane di riuso idrico potabile diretto. Il sistema è installato all'interno di un rimorchio autonomo collocato accanto a uno degli impianti municipali di depurazione della città canadese.

Una parte dell'effluente, che normalmente verrebbe restituito al fiume San Lorenzo, viene intercettata e sottoposta a un processo avanzato di trattamento che combina ultrafiltrazione, osmosi inversa e ossidazione avanzata mediante raggi ultravioletti.

La sfida dei PFAS e dei microinquinanti persistenti

Il risultato è un'acqua che raggiunge standard di qualità potabile e che consente di rimuovere anche contaminanti particolarmente difficili da eliminare, inclusi i PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche ormai diffuse nell'ambiente e sempre più al centro dell'attenzione delle autorità sanitarie e regolatorie internazionali.

L'impianto ha anche una funzione dimostrativa e di ricerca. La tecnologia permette infatti di sperimentare nuove applicazioni per il recupero delle risorse idriche e di valutare la replicabilità del modello in altri contesti urbani e industriali del Nord America, dove il riutilizzo delle acque depurate è ancora poco diffuso rispetto a realtà come Israele, Singapore o alcune regioni della California.

Automazione e continuità operativa per il trattamento dell'acqua

Secondo i promotori del progetto, il riuso rappresenta una delle leve principali per affrontare il crescente divario tra disponibilità e domanda di acqua previsto entro la fine del decennio. Per questo il sistema punta anche su automazione e gestione da remoto degli impianti, riducendo la necessità di personale in sito e garantendo operatività continua ventiquattro ore su ventiquattro.

Perché il modello canadese interessa anche l'Europa

La scala potenziale del progetto emerge dai numeri della stessa Québec City. I due impianti municipali trattano ogni giorno circa 400 mila metri cubi di reflui domestici e industriali. Recuperarne anche solo una quota limitata potrebbe contribuire ad aumentare la resilienza idrica delle città, soprattutto in un contesto in cui eventi estremi e siccità stanno modificando profondamente la disponibilità delle risorse d'acqua dolce.

La sperimentazione canadese conferma una tendenza destinata ad accelerare nei prossimi anni: trasformare i depuratori da infrastrutture dedicate allo smaltimento a veri e propri hub per il recupero di acqua, energia e materiali. Una prospettiva che potrebbe diventare sempre più strategica anche per l'Europa e per l'Italia, dove il riutilizzo delle acque reflue depurate rimane ancora marginale nonostante le crescenti pressioni climatiche sul sistema idrico.

Tommaso Tautonico
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