12/10/2026 - 16:31

Il mare ha un “battito”: scoperto un segnale acustico che può rivelarne lo stato di salute

Uno studio del CNR individua un'oscillazione tra giorno e notte nei suoni sottomarini. Il fenomeno potrebbe diventare un nuovo indicatore per monitorare la salute degli ecosistemi marini.

battito del mare

Il mare produce un segnale che cambia regolarmente tra il giorno e la notte. Una sorta di battito, nascosto tra i suoni delle onde, delle correnti e degli organismi marini, che potrebbe aiutare gli scienziati a capire quando un ecosistema è in equilibrio e quando comincia a mostrare segnali di alterazione. A individuarlo è stato un gruppo di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), che ha sviluppato un nuovo approccio al monitoraggio degli ecosistemi marini attraverso l'analisi dei suoni sottomarini. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Ecological Indicators, apre la possibilità di valutare le condizioni del mare senza intervenire direttamente sull'ambiente.

La ricerca è stata condotta nell'ambito del progetto PRIN SEAmPhonia, utilizzando diversi idrofoni, strumenti capaci di registrare i suoni sott'acqua, installati presso la piattaforma oceanografica Acqua Alta, al largo di Venezia. Analizzando i dati raccolti durante le campagne sperimentali, gli scienziati hanno osservato una persistente oscillazione giornaliera nei segnali acustici ad alta frequenza. Un andamento che non sembra spiegabile soltanto attraverso fattori fisici come le condizioni del mare e che potrebbe essere collegato ai ritmi collettivi degli organismi che popolano l'ecosistema.

Un segnale nascosto nel paesaggio sonoro del mare

Ogni ambiente marino possiede un proprio paesaggio sonoro, o soundscape, composto dai rumori generati dai fenomeni naturali, dalle attività biologiche e dalla presenza umana. Il traffico navale, per esempio, contribuisce alla componente acustica insieme alle onde e ai numerosi organismi che producono suoni. Tradizionalmente, gli studi hanno cercato di distinguere queste sorgenti o di misurare l'intensità del rumore, soprattutto alle basse frequenze associate alle imbarcazioni.

I ricercatori del CNR hanno seguito una strada differente. Anziché isolare i singoli suoni, hanno analizzato una proprietà complessiva dello spettro acustico, osservando come cambia la distribuzione dell'energia sonora alle alte frequenze. È proprio in questa caratteristica, chiamata pendenza spettrale, che è emersa l'oscillazione tra giorno e notte.

Secondo Angela Pomaro, ricercatrice dell'Istituto di Scienze Marine del CNR, il fenomeno potrebbe riflettere il comportamento dell'ecosistema nel suo insieme, anziché quello di una singola specie o di un particolare processo fisico. Il segnale individuato sarebbe quindi una sorta di risposta collettiva dell'ambiente marino, potenzialmente utile per riconoscerne le trasformazioni.

Come misurare la salute del mare ascoltandone i suoni

L'ipotesi dei ricercatori è che questa oscillazione possa diventare un indicatore ecologico. Pier Francesco Moretti, del Dipartimento del Sistema Terra e Tecnologie per l'Ambiente del CNR, propone un paragone con la temperatura corporea: un parametro che fornisce informazioni generali sulle condizioni di un organismo, pur senza spiegare da solo le cause di un'eventuale alterazione.

Applicato al mare, il principio sarebbe simile. Una variazione significativa del segnale acustico potrebbe indicare un cambiamento nell'ecosistema, suggerendo la necessità di ulteriori indagini. Non sarebbe dunque uno strumento capace di diagnosticare automaticamente un problema ambientale, ma un possibile sistema di allerta per orientare le attività di monitoraggio.

Il metodo presenta anche un vantaggio tecnico: l'indicatore proposto non dipende dalla calibrazione assoluta degli strumenti utilizzati. Questa caratteristica potrebbe facilitarne l'applicazione in luoghi differenti e rendere più confrontabili le misurazioni, un aspetto importante per sviluppare reti di osservazione su larga scala.

I risultati restano comunque preliminari. Lo studio ha individuato un comportamento acustico persistente, ma saranno necessarie ulteriori ricerche per verificare quanto sia effettivamente collegato alle attività biologiche e se possa essere utilizzato per riconoscere condizioni di degrado ambientale.

La prospettiva è quella di affiancare agli strumenti già utilizzati per valutare la qualità delle acque e le condizioni degli habitat una nuova forma di osservazione continua, passiva e non invasiva. In un contesto in cui gli ecosistemi marini sono sottoposti a pressioni crescenti, dall'inquinamento ai cambiamenti climatici, poter individuare tempestivamente le alterazioni ambientali rappresenterebbe un'opportunità importante. Il battito individuato nell'Adriatico potrebbe essere il primo passo verso un modo diverso di ascoltare, e comprendere, la salute del mare.

Tommaso Tautonico
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