19/01/2026 - 10:48

Alto mare, una svolta storica per gli oceani: entra in vigore il Trattato globale sulla biodiversità marina

Dal 17 gennaio il Trattato sull’alto mare è diventato diritto internazionale, aprendo una nuova fase nella governance globale degli oceani. Il WWF Italia chiede all’Italia di ratificare subito l’accordo per non perdere credibilità e ruolo internazionale.

alto mare

L’entrata in vigore del Trattato sull’alto mare segna uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi decenni nella protezione degli ecosistemi marini. Dopo quasi vent’anni di negoziati, il nuovo accordo internazionale fornisce finalmente un quadro giuridico vincolante per la gestione e la tutela dei due terzi degli oceani che si trovano al di fuori della giurisdizione nazionale. Un’area immensa, cruciale per la biodiversità marina, la stabilità climatica e l’economia globale, ma finora rimasta in gran parte priva di regole efficaci.

Secondo il WWF, l’entrata in vigore del trattato rappresenta un segnale concreto di speranza in un momento in cui gli oceani sono sottoposti a pressioni crescenti dovute a pesca intensiva, traffico marittimo, inquinamento, crisi climatica e nuove minacce come l’estrazione mineraria dai fondali profondi.

Dalla biodiversità alla crisi climatica: perché l’alto mare conta

L’alto mare svolge una funzione essenziale nel sistema climatico globale. Gli oceani assorbono circa il 90% del calore in eccesso prodotto dalle emissioni di gas serra e circa il 25% della CO₂ emessa ogni anno. Senza una tutela adeguata, però, questa capacità di regolazione rischia di ridursi drasticamente, con effetti a cascata sul clima, sulla sicurezza alimentare e sugli equilibri economici.

Il nuovo trattato introduce strumenti fondamentali per affrontare queste sfide, a partire dalla possibilità di istituire reti di aree marine protette in acque internazionali, un passaggio chiave per raggiungere l’obiettivo globale di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Oggi, nonostante la loro importanza, poco più dell’1% dell’alto mare risulta effettivamente protetto.

Regole comuni per attività globali

Uno degli elementi più innovativi del trattato è l’approccio coordinato alla gestione delle attività umane in mare aperto. Il testo rafforza i requisiti per le valutazioni di impatto ambientale delle attività con potenziali effetti sugli ecosistemi marini, dalla pesca al trasporto marittimo, dalla posa di cavi sottomarini allo sfruttamento delle risorse.

Il trattato promuove inoltre una maggiore trasparenza, la cooperazione scientifica internazionale e una distribuzione equa dei benefici derivanti dalle risorse genetiche marine, riconoscendo che la tutela dell’oceano non può essere affidata a singoli Stati o a logiche settoriali, ma richiede una governance realmente globale.

Il nodo italiano: ratificare per non restare indietro

Se a livello internazionale il trattato entra finalmente in vigore, la posizione dell’Italia resta problematica. Il nostro Paese non ha ancora ratificato l’accordo, nonostante faccia parte della coalizione di Stati che ne hanno sostenuto una rapida implementazione. Per il WWF Italia questo ritardo rischia di compromettere la credibilità internazionale dell’Italia e di indebolirne il ruolo nelle politiche globali di tutela ambientale.

Una ratifica tempestiva rappresenterebbe invece un segnale coerente con gli impegni assunti in materia di biodiversità e clima, rafforzando la capacità del Paese di incidere nelle future decisioni sulla gestione degli oceani. In gioco non c’è solo la protezione della vita marina, ma la possibilità di contribuire a un modello di sviluppo più resiliente e sostenibile, fondato sulla salute degli ecosistemi oceanici.

Image by Katzen Rodroi Tupas from Pixabay

Tommaso Tautonico
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