03/11/2026 - 17:59

Green economy, Italia in ritardo: emissioni in aumento e rinnovabili lontane dagli obiettivi

Il rapporto presentato agli Stati Generali della Green Economy 2026 fotografa un Paese che fatica a rispettare gli impegni climatici. Le emissioni tornano a crescere, le rinnovabili avanzano troppo lentamente e la dipendenza energetica dall'estero resta elevata. Il riciclo si conferma invece tra i punti di forza italiani.

green economy

L'Italia dovrebbe raddoppiare il ritmo di riduzione delle emissioni di gas serra per raggiungere gli obiettivi climatici del 2030. Eppure, nel 2025, anziché diminuire, le emissioni sono tornate ad aumentare. È una delle contraddizioni più evidenti della green economy italiana, che continua a distinguersi in Europa per il riciclo dei materiali ma accumula ritardi nella transizione energetica, nella mobilità sostenibile e nella gestione delle risorse idriche.

A fotografare la situazione è la Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata oggi a Rimini in apertura degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile nell'ambito di Ecomondo.

Il rapporto descrive una transizione ecologica che procede a velocità differenti. Alcuni settori industriali hanno consolidato risultati importanti nell'efficienza delle risorse, mentre il sistema energetico rimane fortemente dipendente dalle importazioni e la diffusione delle tecnologie pulite non tiene il passo con gli obiettivi nazionali.

Emissioni in aumento, il taglio necessario è il doppio di quello attuale

Il dato più preoccupante riguarda il percorso di decarbonizzazione. Tra il 2015 e il 2024 l'Italia ha ridotto le emissioni di gas serra a un ritmo medio di circa 7 milioni di tonnellate all'anno. Per rispettare il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC), dal 2026 dovrebbe arrivare a una riduzione annuale di 14 milioni di tonnellate.

La distanza tra il ritmo attuale e quello necessario è quindi significativa. Dopo l'aumento registrato nel 2025, le prime indicazioni per il 2026 mostrano soltanto una lieve diminuzione, insufficiente a recuperare il ritardo accumulato.

La questione assume particolare rilevanza per un Paese esposto agli effetti del riscaldamento globale. Negli ultimi cinquant'anni la temperatura media italiana è aumentata di oltre 2 °C, più della media mondiale. Nel solo 2025 sono stati registrati oltre 2.300 eventi climatici estremi, mentre l'estate 2026 ha visto un'estensione particolarmente ampia e prolungata delle condizioni di allerta per il caldo nelle città.

Rinnovabili, l'Italia deve accelerare le installazioni

Anche sul fronte delle rinnovabili la distanza dagli obiettivi resta considerevole. Nel 2024 le fonti pulite rappresentavano il 19,6% dei consumi energetici complessivi italiani, contro una media europea del 25,2%. Il traguardo nazionale fissato dal PNIEC per il 2030 è del 39,4%.

Nel settore elettrico, nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 47% dei consumi, mentre l'obiettivo al 2030 è del 70%. Il ritmo delle nuove installazioni resta uno dei principali fattori di criticità.

Lo scorso anno l'Italia ha installato 7,2 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, contro i 23,3 della Germania e i 10,8 della Spagna. Per raggiungere gli obiettivi nazionali, secondo la relazione, sarebbe necessario portare le installazioni annuali a circa 10 gigawatt.

Il ritardo riguarda anche il riscaldamento e i trasporti. Nel 2024 le fonti rinnovabili coprivano rispettivamente il 20% e il 10% dei consumi di questi settori, a fronte di obiettivi al 2030 del 35,9% e del 34,2%.

A rendere più delicato il quadro è la dipendenza energetica dall'estero, stabilizzata intorno al 74%, ben al di sopra della media europea del 57%. Un'esposizione che mantiene l'economia italiana vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi internazionali dell'energia.

Economia circolare, l'Italia conserva il primato europeo

Se la transizione energetica procede lentamente, l'economia circolare continua a rappresentare uno dei principali punti di forza del sistema produttivo italiano.

Nel 2025 la produttività delle risorse ha raggiunto 4,6 euro di PIL per ogni chilogrammo di materiali utilizzati, contro una media europea di 3 euro. Anche il tasso di utilizzo circolare della materia conferma il vantaggio italiano: nel 2024 si attestava al 21,6%, rispetto al 12,2% dell'Unione europea.

Il Paese mantiene risultati elevati anche nel riciclo. Secondo i dati riportati nella relazione, nel 2025 è stato riciclato il 77,3% dei rifiuti di imballaggio.

Queste prestazioni convivono però con un'altra vulnerabilità strutturale: la dipendenza dalle importazioni di materiali, arrivata al 47,1% nel 2025, più del doppio della media europea del 22,1%.

L'efficienza nell'utilizzo delle risorse contribuisce dunque a contenere il fabbisogno di materie prime, ma non elimina l'esposizione dell'industria italiana alle forniture internazionali.

Acqua e mobilità, le fragilità che pesano sulla transizione

La gestione dell'acqua rappresenta un'ulteriore criticità. L'Italia registra i consumi più elevati in Europa per gli usi civili e industriali, mentre la disponibilità annua per abitante, pari a circa 2.260 metri cubi, è inferiore alla metà della media europea.

A pesare sono anche le inefficienze infrastrutturali: oltre il 40% dell'acqua immessa nelle reti viene disperso. Il riutilizzo delle acque depurate si ferma al 4%, nonostante un potenziale stimato dall'ENEA del 23%.

Segnali più incoraggianti arrivano dal mercato automobilistico. Nel primo semestre del 2026 le auto ibride hanno raggiunto il 49,7% delle vendite, mentre le elettriche a batteria sono salite all'8,4%. Considerando anche le ibride plug-in, le vetture ricaricabili hanno raggiunto complessivamente il 17,4%.

La trasformazione del mercato non è però accompagnata da un rafforzamento equivalente del trasporto pubblico. Tra il 2015 e il 2025 le risorse del Fondo nazionale trasporti sono diminuite del 13,5% in termini reali, con una perdita di potere d'acquisto equivalente a circa 660 milioni di euro.

Agricoltura biologica in calo, città più attive sull'adattamento

Il rapporto segnala inoltre un'inversione di tendenza per l'agricoltura biologica. Nel 2025 le superfici certificate e in conversione sono diminuite del 5,4%, interrompendo una crescita durata dieci anni. Continua invece l'espansione delle produzioni DOP e IGP, il cui valore complessivo ha raggiunto 20,7 miliardi di euro.

Nelle città emergono iniziative di adattamento agli effetti del cambiamento climatico, anche grazie agli interventi finanziati dal PNRR. Si diffondono i rifugi climatici e i progetti delle cosiddette città spugna, che utilizzano superfici permeabili, aree verdi e sistemi di accumulo per gestire le precipitazioni intense e ridurre le temperature urbane.

Presentando la relazione, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha richiamato il ruolo della transizione ecologica come fattore di crescita economica e inclusione sociale, sottolineando tuttavia la situazione complessivamente critica dell'Italia.

La fotografia che emerge dagli Stati Generali della Green Economy 2026 mostra quindi un Paese capace di ottenere risultati avanzati nell'utilizzo efficiente delle risorse, ma ancora distante dalla velocità di trasformazione richiesta dagli impegni climatici. Una distanza che nei prossimi anni avrà conseguenze non soltanto ambientali, ma anche sulla competitività industriale, sui costi energetici e sulla capacità di adattamento del territorio.

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati