26/10/2026 - 18:34

Auto elettriche, oltre 1,2 milioni di punti di ricarica in Europa: l'Italia resta indietro

La rete europea supera 1,2 milioni di punti di ricarica pubblici. In Italia le colonnine rapide crescono del 31%, ma la disponibilità di infrastrutture rispetto ai veicoli circolanti resta molto sotto la media.

auto elettrica

L'Europa ha superato 1,2 milioni di punti di ricarica pubblici per le auto elettriche, ma la crescita delle infrastrutture continua a procedere a velocità diverse. L'Italia registra un aumento del 31% delle colonnine rapide nell'ultimo anno, senza riuscire a colmare il divario con gli altri Paesi europei. Secondo il monitoraggio dell'International Council on Clean Transportation (ICCT), pubblicato il 23 ottobre 2026, la disponibilità di ricarica pubblica in Italia, rapportata al parco di automobili e furgoni circolanti, rimane infatti inferiore alla metà della media europea. Un ritardo che pesa sulle condizioni necessarie per rendere la mobilità elettrica accessibile a un numero crescente di automobilisti.

La rete europea cresce del 13%, soprattutto nelle ricariche veloci

Alla fine di settembre 2026, in Europa risultavano installati oltre 1,20 milioni di punti di ricarica pubblicamente accessibili, rispetto a circa 1,07 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. L'incremento complessivo è del 13%, ma la crescita non riguarda tutte le tecnologie nella stessa misura.

Le infrastrutture in corrente alternata (AC), generalmente utilizzate per ricariche più lente, sono aumentate dell'11%, mentre quelle in corrente continua (DC), impiegate per le ricariche rapide, hanno registrato un incremento del 22%. Queste ultime rappresentano ormai il 22% della rete europea, contro il 78% dei punti in corrente alternata. Una distinzione importante per gli automobilisti: la potenza disponibile incide sui tempi necessari per recuperare autonomia, soprattutto durante gli spostamenti più lunghi.

L'espansione delle infrastrutture accompagna quella del mercato automobilistico elettrico. Nei primi nove mesi del 2026, le vetture completamente elettriche hanno raggiunto il 24% delle nuove immatricolazioni europee, sette punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo mese di settembre, la quota è salita al 31%. La diffusione delle auto a batteria rende quindi sempre più rilevante non soltanto il numero delle installazioni, ma anche la loro potenza e distribuzione sul territorio.

Italia sotto la media europea: il confronto con i Paesi del Nord

Il dato più significativo per l'Italia emerge dal confronto sulla disponibilità delle infrastrutture di ricarica rispetto ai veicoli circolanti. Per rendere comparabili impianti con potenze differenti, l'ICCT utilizza un indicatore che esprime la capacità installata in punti equivalenti da 22 kW ogni mille automobili e furgoni.

Alla fine del terzo trimestre 2026, la media europea era pari a 10,1 punti equivalenti ogni mille veicoli, in aumento rispetto agli 8 dell'anno precedente. L'Italia si fermava a circa 4, lo stesso livello della Spagna. La distanza dai Paesi più avanzati è considerevole: la Danimarca raggiungeva quota 47, la Norvegia 43, la Svezia 33 e il Belgio 26.

Il confronto non significa che in Italia ci siano soltanto quattro colonnine fisiche ogni mille veicoli. L'indicatore tiene conto della potenza disponibile, trasformandola in unità equivalenti, e considera l'intero parco circolante, non esclusivamente quello elettrico. Consente quindi di confrontare la dotazione infrastrutturale dei diversi Paesi, pur senza misurare direttamente la facilità di trovare una colonnina libera o funzionante.

La crescita italiana resta comunque significativa. Tra settembre 2025 e settembre 2026, il numero di punti in corrente continua è aumentato del 31%, una delle performance migliori tra i dieci mercati europei con più infrastrutture installate. Soltanto il Belgio, con un incremento del 34%, ha registrato una crescita superiore in questo gruppo di Paesi, mentre la Danimarca si è fermata al 27%.

Una rete più capillare per sostenere il mercato elettrico

Il divario infrastrutturale si inserisce in un mercato nazionale delle auto elettriche ancora distante dai principali Paesi europei. Tra gennaio e settembre 2026, le vetture a batteria hanno rappresentato l'8% delle nuove immatricolazioni italiane, contro il 28% della Germania e il 31% della Francia. Anche la Spagna, con una quota dell'11%, ha superato l'Italia.

Non è possibile attribuire questa differenza esclusivamente alla disponibilità di colonnine. Prezzi delle vetture, incentivi, redditi delle famiglie e possibilità di ricaricare a casa o sul luogo di lavoro contribuiscono alle scelte di acquisto. La presenza di una rete pubblica sufficientemente diffusa rimane tuttavia una condizione importante, soprattutto per chi non dispone di un posto auto privato attrezzato.

La crescita delle installazioni, inoltre, non garantisce automaticamente un servizio adeguato. Per gli utenti contano anche l'affidabilità degli impianti, la loro collocazione, la potenza effettivamente erogata e i costi di utilizzo. Aspetti che il numero complessivo di punti di ricarica non permette, da solo, di valutare.

Il monitoraggio ICCT fotografa così un'Europa nella quale la rete elettrica per la mobilità continua a espandersi, ma con differenze territoriali ancora profonde. Per l'Italia, l'aumento delle ricariche rapide rappresenta un segnale positivo. La sfida sarà trasformare questa crescita in una disponibilità di infrastrutture più capillare e adeguata alle esigenze degli automobilisti, riducendo progressivamente la distanza dai mercati europei più avanzati.

Tommaso Tautonico
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