12/10/2026 - 16:54

Artico, Antartide e Himalaya: l’Italia prepara una strategia per la ricerca polare

Oltre 200 partecipanti alla prima Conferenza Nazionale Polare promossa dal CNR con ENEA, INGV e OGS. I contributi scientifici confluiranno in un White Paper per definire le priorità della ricerca italiana nell’Artico, in Antartide e nell’area himalayana.

Artico, Antartide, Himalaya, ricerca polare

Le trasformazioni dell’Artico, dell’Antartide e dell’Himalaya sono sempre più rilevanti per comprendere l’evoluzione del clima globale. Per rafforzare il contributo italiano allo studio di questi territori, prende forma un nuovo documento strategico destinato a orientare le future politiche nazionali sulla ricerca polare. È questo il risultato della prima Conferenza Nazionale Polare, conclusa a Roma nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). L’iniziativa, organizzata e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS, con il patrocinio dei Ministeri della Difesa e dell’Università e della Ricerca, ha riunito oltre 200 partecipanti e 15 coordinatori senior in tre giorni di confronto scientifico.

I lavori avvieranno la redazione di un White Paper sulla ricerca polare, che raccoglierà conoscenze, proposte e priorità della comunità scientifica italiana. L’obiettivo è fornire un riferimento per le decisioni pubbliche e per lo sviluppo delle attività di ricerca nelle tre grandi aree: Artico, Antartide e cosiddetto Terzo Polo, che comprende Himalaya, Karakorum e Altopiano del Tibet.

Dai ghiacci informazioni decisive sul clima

Studiare le regioni polari significa analizzare processi che influenzano il clima, la disponibilità di acqua, gli oceani e gli ecosistemi, con conseguenze che si estendono ben oltre questi territori. Le informazioni raccolte in ambienti estremi consentono di ricostruire le condizioni climatiche del passato e di migliorare la comprensione dei cambiamenti in corso. La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha richiamato il valore delle tracce conservate nei ghiacci, capaci di custodire informazioni sull’atmosfera terrestre di centinaia di migliaia di anni fa. La ricerca polare, ha sottolineato, contribuisce anche allo studio di fenomeni astrofisici: l’osservatorio IceCube, installato nel ghiaccio antartico, permette infatti di indagare i neutrini provenienti dalle profondità dell’Universo.

Anche la dimensione geopolitica assume un peso crescente. Nel suo messaggio alla Conferenza, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha evidenziato la necessità di rafforzare la presenza italiana nelle regioni polari, attraverso la collaborazione tra istituzioni, università, ricerca e imprese. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato invece le implicazioni per la sicurezza internazionale. In particolare, l’Artico è al centro di trasformazioni che coinvolgono non soltanto il clima e la ricerca, ma anche le tecnologie, l’economia e gli equilibri strategici euro-atlantici.

Il contributo della ricerca italiana

La costruzione del White Paper punta a mettere a sistema competenze maturate in decenni di attività scientifica e cooperazione internazionale. Per il presidente del CNR Andrea Lenzi, la Conferenza rappresenta un passaggio verso una visione condivisa della ricerca pubblica italiana nelle regioni polari. Un patrimonio che comprende dati, conoscenze e collaborazioni, anche con le comunità indigene. Il ruolo delle infrastrutture e del supporto logistico è stato sottolineato dalla presidente di ENEA, Francesca Mariotti. L’Agenzia contribuisce alle attività italiane in ambienti estremi con competenze scientifiche e strutture operative, garantendo da oltre 40 anni un supporto fondamentale alle missioni in Antartide. Per il presidente dell’INGV Fabio Florindo, il confronto interdisciplinare è essenziale per interpretare le trasformazioni dei territori polari e le loro ricadute sulle società. Un’esigenza destinata a diventare ancora più importante in vista del prossimo International Polar Year, l’iniziativa internazionale dedicata al coordinamento della ricerca nelle regioni polari.

Anche l’OGS contribuisce con competenze specialistiche in oceanografia, geofisica e sismologia, discipline che permettono di analizzare i cambiamenti degli ambienti polari da prospettive complementari. Il White Paper dovrà tradurre questo patrimonio scientifico in priorità condivise e indicazioni per le politiche future. La sfida è rafforzare la capacità dell’Italia di comprendere i cambiamenti in corso nelle regioni più sensibili del Pianeta e utilizzare le conoscenze scientifiche per sostenere decisioni più efficaci sul clima e sull’adattamento.

Marilisa Romagno
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