27/10/2026 - 11:58

Smog, solo il 5% della popolazione mondiale respira aria con livelli buoni di ozono

Secondo Copernicus, nei primi otto mesi del 2026 appena il 5% della popolazione mondiale è stato esposto a livelli buoni di ozono. Milano tra le città più colpite, mentre il caldo estremo aggrava lo smog.

Soltanto il 5% della popolazione mondiale è stato esposto a livelli di ozono considerati buoni nei primi otto mesi del 2026. Il restante 95% ha respirato aria con concentrazioni stagionali più elevate, mentre quasi quattro persone su dieci sono state esposte a valori estremamente alti. È il quadro che emerge dall'analisi Atmosphere Watch 2026 del servizio europeo Copernicus, che individua nell'inquinamento da ozono una delle minacce più persistenti per la qualità dell'aria. Tra le città europee maggiormente esposte figura anche Milano.

Il rapporto del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), pubblicato il 30 settembre, fotografa un problema che continua a interessare miliardi di persone nonostante i progressi compiuti nella riduzione di altri inquinanti atmosferici. A complicare la situazione contribuiscono le temperature elevate, che favoriscono la formazione dell'ozono vicino al suolo e rendono particolarmente critici i mesi estivi.

Perché l'ozono aumenta quando fa caldo

A differenza delle polveri sottili e di altri inquinanti emessi direttamente dalle attività umane, l'ozono troposferico si forma attraverso reazioni chimiche che coinvolgono ossidi di azoto e composti organici volatili, in presenza di radiazione solare. Tra le principali fonti delle sostanze che ne favoriscono la formazione figurano traffico, attività industriali, solventi e incendi.

Il fenomeno si intensifica durante le ondate di calore, quando temperature elevate e forte irraggiamento solare accelerano le reazioni atmosferiche. Per questo motivo, le concentrazioni di ozono possono raggiungere livelli particolarmente elevati proprio nelle giornate estive più calde.

Occorre distinguere questo inquinante dall'ozono presente nella stratosfera, che protegge la Terra dalle radiazioni ultraviolette. Vicino al suolo, invece, l'ozono è dannoso per la salute: può irritare le vie respiratorie, ridurre la funzionalità polmonare e aggravare patologie come l'asma. I rischi aumentano per bambini, anziani e persone con malattie respiratorie, soprattutto in presenza di esposizioni prolungate.

Milano tra le città europee più esposte

L'Europa presenta una situazione particolarmente significativa. Secondo Copernicus, nel 2026 il 50% della popolazione europea è stato esposto a concentrazioni di ozono classificate come scarse, molto scarse o estremamente scarse.

Tra giugno e agosto, le ripetute ondate di calore hanno favorito episodi di inquinamento intenso, soprattutto nelle aree meridionali del continente. Le condizioni meteorologiche stabili hanno contribuito a mantenere elevate le concentrazioni per più giorni consecutivi.

Milano compare nell'analisi tra le città con le esposizioni stagionali più alte nei rispettivi continenti, insieme a Delhi, Il Cairo, Città del Messico e Rio de Janeiro. Il rapporto richiama inoltre il caso di Bergamo, tra le aree particolarmente esposte durante l'ondata di calore del 28 luglio 2026.

Il dato italiano evidenzia una criticità che non riguarda esclusivamente le emissioni locali. L'ozono può infatti essere trasportato dalle correnti atmosferiche su lunghe distanze, contribuendo all'inquinamento anche in territori lontani dalle principali sorgenti emissive.

Lo smog da ozono resiste ai miglioramenti della qualità dell'aria

Negli ultimi decenni, le politiche europee hanno contribuito a ridurre le concentrazioni di particolato, biossido di azoto e biossido di zolfo. Per l'ozono, invece, Copernicus non rileva una chiara tendenza alla diminuzione.

Il fenomeno interessa soprattutto l'emisfero settentrionale. L'Asia risulta il continente più colpito, con il 60% della popolazione esposto a livelli estremamente elevati e il 90% a concentrazioni almeno classificate come scarse.

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda, per l'esposizione nella stagione di picco, una concentrazione media di ozono inferiore a 60 microgrammi per metro cubo. Per la media massima giornaliera su otto ore, il valore guida è invece di 100 microgrammi per metro cubo.

Questi parametri aiutano a interpretare il dato globale: il 5% indicato da Copernicus riguarda la classificazione dell'esposizione stagionale, non significa che il 95% degli abitanti del pianeta respiri quotidianamente aria pericolosa.

Il cambiamento climatico rischia tuttavia di rendere più difficile il contenimento dell'inquinante. Con estati più calde e ondate di calore più frequenti, le condizioni favorevoli alla formazione di ozono possono intensificarsi, attenuando i benefici ottenuti attraverso la riduzione delle emissioni.

La qualità dell'aria urbana dipenderà quindi sempre più dalla capacità di affrontare insieme emissioni atmosferiche e riscaldamento climatico. Ridurre le sostanze che favoriscono la formazione dell'ozono resta fondamentale, ma i dati del 2026 mostrano che gli interventi locali devono confrontarsi anche con un inquinamento capace di attraversare intere regioni e continenti.

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati