31/08/2026 - 12:50

Crisi climatica, il caldo mette sotto stress il cuore: chi rischia di più

Con l’aumento delle temperature cresce anche la pressione sul sistema cardiovascolare. Una revisione scientifica mostra gli effetti di caldo e inquinamento e individua anziani e persone fragili tra i più esposti.

crisi climatica e cuore

Quando la temperatura sale, anche il cuore deve lavorare di più. Durante l’esposizione al caldo l’organismo sposta una maggiore quantità di sangue verso la pelle per disperdere calore, aumenta la frequenza cardiaca e perde liquidi attraverso la sudorazione. È uno dei meccanismi attraverso cui la crisi climatica può trasformarsi in un rischio diretto per la salute e contribuire ad aggravare le malattie cardiovascolari.

A ricostruire il legame è una revisione delle evidenze scientifiche pubblicata sull’European Journal of Preventive Cardiology. Il lavoro analizza come aumento delle temperature, ondate di calore, inquinamento atmosferico ed eventi meteorologici estremi possano incidere sui principali fattori di rischio cardiovascolare, dall’ipertensione al diabete fino all’iperlipidemia.

Cosa succede al cuore quando aumenta la temperatura

Gli effetti fisiologici del caldo estremo aiutano a capire la dimensione del problema. Gli studi condotti in camere climatiche indicano che per ogni grado di aumento della temperatura corporea la frequenza cardiaca cresce mediamente di circa 10 battiti al minuto. Nei soggetti più vulnerabili l’incremento può arrivare a 26 battiti, mentre la gittata cardiaca aumenta mediamente di circa un litro al minuto.

L’esposizione contemporanea a caldo e umidità accentua lo stress. Il maggiore afflusso di sangue verso la pelle si accompagna alla perdita di liquidi, alla riduzione del volume plasmatico e a un aumento della viscosità del sangue, creando condizioni che possono favorire la formazione di trombi.

«Le elevate temperature ambientali e le ondate di calore sono strettamente associate a un aumento della morbilità e della mortalità per malattie cardiovascolari», spiega Anna Vittoria Mattioli, professoressa al Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna e tra gli autori dello studio.

Le conseguenze non si fermano alle patologie cardiache già esistenti. Secondo la revisione, l’aumento delle temperature può influenzare anche ipertensione e diabete, mentre condizioni estreme possono portare al colpo di calore anche persone giovani esposte per molte ore, come atleti e lavoratori all’aperto.

Perché anziani e persone fragili rischiano di più

A essere maggiormente esposti sono soprattutto gli anziani. Con l’età diminuiscono la capacità dell'organismo di regolare la temperatura, la vasodilatazione cutanea, la risposta della sudorazione e la percezione della sete. Durante un’ondata di calore questa combinazione aumenta il rischio di disidratazione, esaurimento da calore e, nei casi più gravi, colpo di calore.

La vulnerabilità, però, non dipende soltanto dall’età. La revisione richiama anche le disuguaglianze socioeconomiche e individua tra le categorie maggiormente esposte le persone con più patologie e chi vive in condizioni svantaggiate. Gli autori evidenziano inoltre una particolare vulnerabilità delle donne, legata all’interazione tra fattori fisiologici, qualità dell’alimentazione e condizioni sociali.

Ridurre le emissioni diventa anche prevenzione sanitaria

La risposta passa in parte dai sistemi sanitari, chiamati a individuare i pazienti più esposti e ad adattare la prevenzione a temperature che stanno cambiando. Ma lo studio allarga lo sguardo alle politiche climatiche, soprattutto per il legame tra combustibili fossili, inquinamento atmosferico e salute cardiovascolare.

Secondo le stime richiamate dagli autori, l’eliminazione graduale dei combustibili fossili potrebbe evitare a livello mondiale circa 5,1 milioni di morti premature ogni anno associate all’inquinamento dell’aria.

Ridurre le emissioni industriali, quelle dei trasporti e della combustione domestica, insieme a città con più verde e mobilità pulita, avrebbe quindi un doppio effetto. Limiterebbe il riscaldamento globale e diminuirebbe contemporaneamente l’esposizione agli inquinanti che contribuiscono alle patologie cardiovascolari.

È qui che clima e salute pubblica finiscono per convergere. Se temperature estreme e aria inquinata aumentano il carico sul cuore, la decarbonizzazione non riguarda più soltanto le tonnellate di CO2 evitate: diventa anche uno strumento di prevenzione cardiovascolare.

Tommaso Tautonico
autore
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