30/04/2026 - 09:00

Storage energetico: il trend invisibile che può valere miliardi

Transizione energetica

Quando si parla di investimenti nella transizione energetica, l'attenzione mediatica è concentrata quasi esclusivamente su solare ed eolico. Sono i settori che fanno notizia, quelli che compaiono nelle prime pagine quando si annunciano nuovi record di installazione.

Storage energetico: il trend invisibile che può valere miliardi

Ma c'è un settore che sta crescendo in modo ancora più rapido, con margini potenzialmente superiori e una rilevanza strategica destinata ad aumentare nei prossimi decenni. Eppure resta largamente sotto il radar degli investitori privati. Si tratta dello storage energetico.

Perché pochi ne parlano

Lo storage energetico manca di appeal narrativo. Un campo solare è fotogenico. Una pala eolica è iconica. Un container pieno di batterie non emoziona nessuno.

Ma è proprio questo che lo rende interessante dal punto di vista dell'investitore: un settore con fondamentali eccellenti e poca attenzione mediatica è, storicamente, un settore dove c'è ancora valore da catturare prima che il mercato lo scopra pienamente.

I sistemi di accumulo a batteria, noti come BESS (Battery Energy Storage Systems), sono il cuore di questa rivoluzione silenziosa. Immagazzinano energia quando abbonda e la rilasciano quando scarseggia. Un concetto semplice che risolve il problema più grande della transizione energetica: l'intermittenza delle rinnovabili.

I numeri di un mercato in esplosione

La crescita del mercato dello storage è impressionante. Secondo i dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) e di BloombergNEF:

  • Capacità installata globale: oltre 85 GW nel settore elettrico a fine 2023, con una traiettoria di crescita che punta a un ordine di grandezza superiore entro il 2030 nello scenario Net Zero.
  • Investimenti annuali: superati i 50 miliardi di dollari nel 2024 (IEA).
  • Costo dei battery pack: da circa 139 $/kWh nel 2023 a circa 115 $/kWh nel 2024, con proiezioni a 108 $/kWh nel 2025 (BNEF). Un calo che in poco più di un decennio ha reso le batterie una delle tecnologie energetiche a più rapida riduzione di costo.

Il ritmo di crescita è paragonabile a quello del mercato solare nei suoi primi anni di espansione esponenziale.

Come funziona il business

Per capire perché lo storage è un buon investimento, bisogna capire come genera ricavi. La tecnologia di accumulo BESS permette di monetizzare l'energia in modi che prima non erano possibili:

Arbitraggio: comprare energia quando costa poco (di giorno, con il sole) e rivenderla quando il costo è maggiore (di sera, senza sole). Con spread giornalieri che in Italia possono superare i 100 EUR/MWh, i margini sono significativi.

Servizi di rete: fornire stabilità al sistema elettrico. I gestori di rete, come Terna in Italia, pagano per questo servizio, generando ricavi stabili e prevedibili.

Contratti a lungo termine: i capacity market offrono contratti pluriennali con ricavi garantiti, simili a quelli delle concessioni infrastrutturali.

La combinazione di questi flussi di ricavo crea un profilo economico solido, con rendimenti che dipendono dalla struttura del progetto, dal mercato di riferimento e dai contratti sottostanti.

Come esporsi al settore

Per l'investitore privato, esistono diverse modalità di esposizione al settore dello storage energetico:

ETF e fondi tematici: la via più semplice e diversificata. Esistono ETF dedicati alle batterie e alle tecnologie di accumulo, ETF sulla transizione energetica con allocazione storage, e fondi tematici clean energy con focus su infrastrutture di rete. È importante verificare la composizione del fondo: molti strumenti includono anche il settore dei veicoli elettrici, diluendo l'esposizione allo storage “puro”.

Titoli di aziende quotate: diverse società quotate hanno un'esposizione significativa allo storage. Si possono individuare produttori di batterie, integratori di sistemi, operatori energetici con portafogli di asset storage e produttori di componenti chiave (inverter, sistemi di gestione, software di ottimizzazione).

Fondi infrastrutturali: per investitori con patrimoni più elevati, esistono fondi infrastrutturali specializzati che investono direttamente in progetti di storage, offrendo rendimenti potenzialmente superiori ma con minore liquidità.

I rischi da considerare

Rischio tecnologico: l'evoluzione rapida delle chimiche delle batterie potrebbe rendere obsoleti investimenti fatti oggi. Tuttavia, la maturità della tecnologia al litio e le durate ventennali dei progetti mitigano parzialmente questo rischio.

Rischio regolatorio: i ricavi dipendono in parte da meccanismi regolati (capacity market, servizi di rete) che possono cambiare.

Rischio di concentrazione geografica: la forte concentrazione della filiera produttiva in Asia orientale introduce un rischio geopolitico, che il Critical Raw Materials Act europeo mira a mitigare.

Rischio di mercato: se i prezzi dell'energia si stabilizzano, i margini di arbitraggio si riducono.

La prospettiva temporale

Lo storage energetico non è un investimento di breve termine. È un investimento strutturale, legato a un megatrend che si svilupperà nell'arco di decenni.

Chi investe oggi nello storage sta scommettendo su una certezza fisica: un sistema elettrico dominato da rinnovabili non può funzionare senza accumulo. Questa non è un'opinione, è un vincolo ingegneristico, confermato da tutti i principali studi dell'IEA e della Commissione Europea.

I paralleli con il solare sono illuminanti. Chi ha investito nel solare dieci anni fa, quando il settore era già in crescita ma ancora sottovalutato dal mercato, ha ottenuto rendimenti straordinari. Lo storage si trova oggi in una fase simile: la crescita è già evidente, i fondamentali sono solidi, ma la piena consapevolezza del mercato non è ancora arrivata.

Per l'investitore paziente e informato, questo potrebbe rappresentare una delle opportunità più interessanti nell'ambito della transizione energetica.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile
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