29/11/2018 - 13:07

Senza un commercio più equo non c'è giustizia climatica

Dal 3 al 14 dicembre la Polonia ospita la COP 24, la conferenza mondiale sul Clima da cui, secondo molti, dipenderanno le sorti del pianeta.

commercio equo

Da questa COP24 ci sia aspetta molto in termini di impegni definitivi che gli Stati dovranno prendere per rispettare gli accordi di Parigi della COP21. Non si può più aspettare e gli obiettivi vanno rispettati e raggiunti. Oltre alle dichiarazioni e richieste alle Nazioni Unite provenienti dai diversi movimenti ambientalisti di tutta Europa, arriva anche la posizione delle organizzazioni europee del Commercio Equo e Solidale - Fairtrade International (l’Organizzazione internazionale di commercio equo che attraverso il Marchio di certificazione Fairtrade si propone di garantire migliori condizioni di vita e di lavoro per i produttori agricoli dei paesi in via di sviluppo), WFTO – Organizzazione Mondiale del Commercio Equo e Solidale, e Fair Trade advocacy Office - che puntano a ribadire che la giustizia climatica si raggiungerà solo con maggiori regole vincolanti anche sul Commercio e favorendo pratiche commerciali più eque per chi produce.

Il movimento internazionale del Commercio Equo e Solidale chiede a tutti i membri e partecipanti al UNFCCC - United Nations Framework Convention on Climate Change – di introdurre meccanismi vincolanti di trasparenza ed equità per un commercio più giusto, al fine di raggiungere una vera giustizia climatica nelle negoziazioni della COP 24.

Più di 500 milioni di piccole aziende agricole di produttori forniscono oltre l'80% del cibo consumato nel sud del mondo. Insieme ai lavoratori impiegati in agricoltura, essi sono tra i gruppi più colpiti dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, e nonostante questo, all’interno dei negoziati sul cambiamento climatico, le loro voci non vengono ascoltate.

Il documento politico congiunto, "Trade Justice: A key component of building smallholder farmers’ climate resilience", delinea cinque misure concrete necessarie per trasformare urgentemente il sistema economico globale in modo che sia funzionale al benessere delle persone e del pianeta: trasparenza e regolamentazione vincolanti; sostegno finanziario; corsi di formazione incentrati sui bisogni dei piccoli produttori e delle competenze tecniche necessarie; investimento nella ricerca agronomica e giustizia fiscale.

"I piccoli agricoltori sono in prima linea nella lotta cambiamenti climatici. Contribuiscono alla sicurezza alimentare globale e alle loro economie nazionali, ma sono tra i più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. C'è quindi un bisogno urgente di azioni su vasta scala per sostenere questi agricoltori nell’ affrontare le sfide dei cambiamenti climatici", ha dichiarato Lannette Chiti, Senior Climate Change Advisor, Fairtrade International.

Erinch Sahan, direttore di WFTO - Organizzazione mondiale del Commercio Equo e Solidale, ha dichiarato: "I più poveri sono i più colpiti dal cambiamento climatico, un problema che non hanno causato. Ora soffrono a causa di raccolti a rischio, carenza d'acqua e disastri naturali. Come organizzazione di imprese che lavora per supportare questi produttori, WFTO chiede ai leader mondiali di adottare azioni audaci e coraggiose sul clima. Noi, come movimento di oltre 300 imprese in 70 paesi, rimaniamo fermamente impegnati nelle nostre comunità e invitiamo leader mondiali ad unirsi a noi".

Equo Garantito e Fairtrade Italia come aderenti delle organizzazioni internazionali del Commercio Equo e Solidale promotrici del policy statement, sostengono e rilanciano le richieste del movimento ed esortano vivamente i partecipanti e membri dell'UNFCCC a COP24 a riconoscere politiche e pratiche commerciali leali come una componente importante delle strategie di mitigazione e adattamento del clima.

Gli impatti ambientali, economici e sociali dei cambiamenti climatici stanno mettendo a repentaglio il futuro delle filiere agricole e artigianali. I piccoli produttori nel commercio mondiale convenzionale soffrono di volatilità dei prezzi e pratiche commerciali sleali. Il movimento del Commercio Equo e Solidale promuove un modello commerciale più equo, che incoraggia la produzione e il consumo sostenibili.

Un commercio più giusto è quindi un passo fondamentale verso il raggiungimento della giustizia climatica; dare la priorità alle esigenze dei piccoli agricoltori e produttori e tener conto delle loro maggiori vulnerabilità. Tuttavia, il Commercio Equo e Solidale da solo non può far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla disuguaglianza nelle catene del valore; l'attuale sistema economico globale deve essere urgentemente trasformato.

Giovanni Paganuzzi presidente di Equo Garantito, afferma che "Non possiamo continuare a far pagare i più poveri. Lavoriamo ogni giorno perché i nostri produttori siano in grado di affrontare le sfide poste dal mercato ma soprattutto dal clima, ma serve un impegno internazionale a supporto delle politiche per il clima".

"Fairtrade è da sempre in prima linea rappresentando 1,8 milioni di produttori agricoli nei Paesi in via di sviluppo. Dedichiamo a loro tutto il nostro impegno, ma quello che possiamo fare è poco di fronte a una sfida globale come il cambiamento climatico: serve un sostegno concreto per promuovere l'autosviluppo e la resilienza delle comunità", spiega Giuseppe Di Francesco, presidente di Fairtrade Italia.

Tommaso Tautonico
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