08/10/2026 - 10:26

Riqualificare gli edifici migliora anche l’aria indoor: CO₂ e PM2,5 giù fino al 29%

La riqualificazione energetica può migliorare anche la qualità dell’aria negli ambienti chiusi. In oltre 50 aule e uffici irlandesi, la CO₂ è diminuita del 28% nelle classi e il PM2,5 di circa il 27-30%.

aria indoor

Rendere un edificio più efficiente può significare anche respirare aria migliore al suo interno. In oltre 50 aule e uffici sottoposti a riqualificazione energetica in Irlanda, la concentrazione di CO₂ nelle classi è diminuita del 28%, mentre il particolato fine si è ridotto di circa il 27-30%. A misurare gli effetti prima e dopo gli interventi è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Building and Environment, che sposta l’attenzione dai soli consumi energetici alla qualità degli ambienti frequentati ogni giorno da studenti e lavoratori.

I ricercatori hanno monitorato 51 aule e uffici distribuiti in 17 edifici, misurando per una settimana prima e dopo la riqualificazione CO₂, particolato fine, biossido di azoto, composti organici volatili, temperatura e umidità. Il risultato più evidente riguarda le scuole: nelle aule la concentrazione mediana giornaliera di CO₂ durante le ore di utilizzo è passata da 1.168 a 837 parti per milione, con una riduzione del 28%. Negli uffici, dove i livelli di partenza erano già inferiori, il calo è stato invece molto più contenuto.

Meno particolato nelle aule e negli uffici

Il miglioramento riguarda anche le polveri sottili. Dopo aver tenuto conto delle condizioni meteorologiche e delle concentrazioni esterne, il PM2,5 è diminuito da 10 a 7 microgrammi per metro cubo nelle aule e da 11 a 8 negli uffici. In termini percentuali, la riduzione stimata si colloca tra il 27% e il 30%.

Un altro indicatore mostra la portata del cambiamento. Prima degli interventi, il valore giornaliero di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità per il PM2,5 veniva superato nel 48% dei giorni monitorati. Dopo la riqualificazione la quota è scesa al 26%. Nelle scuole, in particolare, i giorni oltre il riferimento sono passati dal 49% al 23%.

A contribuire ai risultati sono stati diversi interventi, dalla maggiore tenuta degli edifici alla filtrazione dell’aria. Nelle scuole un ruolo rilevante è stato svolto dalla ventilazione meccanica decentralizzata con recupero di calore, associata al forte calo della CO₂ nelle aule. Lo studio mostra però anche quanto conti ciò che accade all’esterno: per il PM2,5, le concentrazioni outdoor restano il principale fattore in grado di influenzare quelle rilevate negli ambienti interni.

Non tutti gli inquinanti migliorano allo stesso modo

Il quadro diventa più complesso quando si considerano i composti organici volatili. Le variazioni sono state molto diverse tra un edificio e l’altro e, in alcuni casi, le concentrazioni sono aumentate dopo i lavori. Tra le possibili spiegazioni indicate dai ricercatori ci sono le emissioni provenienti dai nuovi materiali, l’aumento delle temperature interne e una minore diluizione degli inquinanti in alcuni periodi.

Anche per CO₂ e particolato i risultati non sono stati uniformi. In alcuni edifici la qualità dell’aria è peggiorata e sono emersi problemi legati al funzionamento o alla gestione degli impianti di ventilazione. Installazione, collaudo, manutenzione e monitoraggio diventano quindi parte integrante della prestazione dell’edificio dopo la riqualificazione.

Lo studio aggiunge così una variabile al dibattito sulla trasformazione del patrimonio immobiliare europeo. Misurare il successo di un intervento soltanto attraverso i kilowattora risparmiati rischia di restituire una fotografia incompleta. Nelle scuole e negli uffici, dove molte persone trascorrono una parte consistente della giornata, efficienza energetica e qualità dell’aria indoor possono procedere insieme, a condizione che ventilazione e qualità ambientale siano considerate già nella progettazione e continuino a essere controllate dopo i lavori.

Tommaso Tautonico
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