12/05/2017 - 16:04

Riordino del gioco pubblico in pericolo, ma si discute solo su questioni territoriali

I nostri Esecutivi, sia quello “vecchio di Renzi” che quello “nuovo di Gentiloni”, hanno qualcosa che li accomuna: entrambi hanno deluso molto profondamente gli interpreti del mondo del gioco pubblico, senza parlare poi di tutta la filiera, che a causa della “questione territoriale” non riescono ad intravedere un futuro senza rischi per il comparto delle apparecchiature da intrattenimento e futuro di “buio pesto” per le attività delle imprese di gioco.

Gli altri due interpreti principali dello scenario ludico, cosi come si può capire dall'indagine svolta dal sito Casinosicurionline.net, sono gli Enti Locali che stanno facendo il gioco lecito “a brandelli” consentendone la presenza solo in periferie non certo commerciali, e le stesse Regioni che sono in trattativa per l'accordo sulla riforma del settore e per un ridimensionamento dell'offerta sul territorio nazionale.
 
Per ora, quindi, assolutamente tutti scontenti e se il gioco pubblico aspettava questo intervento del Governo per risolvere la sua situazione di crisi generale, dovuta principalmente proprio al conflitto con gli Enti Locali per la famigerata “questione territoriale”... probabilmente dovrà farsene una ragione: soccombere ed attendere i “desiderata” di questi interpreti, ivi compreso l'allungamento dei termini per arrivare ad un riordino che possa degnamente chiamarsi tale.
 
Tutte le attese e le speranze che stazionavano nel cuore (ed anche nel portafoglio) del popolo del gioco pubblico sono state tradite e lo stesso gioco ora si trova ancora, e sempre, in balìa di norme assolutamente estemporanee ma diverse  su tutto il territorio. 
 
Il Governo è riuscito a tradire tutti e tutto: sopratutto le attese sia da un punto dal punto di vista imprenditoriale, occupazionale e da quello istituzionale, generando il possibile rischio della scomparsa dell'intero settore. 
 
Le “buone intenzioni” con le quali il Governo intendeva proporre un accordo per il riordino del gioco pubblico sono andate via via scomparendo, fermo restando un tavolo tecnico che si terrà questa settimana e che dovrebbe mettere basi definitive in Conferenza Unificata per una trattativa da chiudersi. 
 
Ma, invece, quella che si è fatta spazio, dando a tutti una buona “spallata”, è stata la manovra-bis o più ironicamente chiamata “manovrina”, con la decisione assunta dall'Esecutivo di rifarsi ancora una volta “la faccia” (o meglio il bilancio), prendendo di mira il settore dei giochi e quello dei casino con bonus nel ricercare proprio lì nuove risorse economiche per il prossimo triennio, in modo da poter “accontentare” la Commissione Europea che ha “bacchettato” il nostro Paese imponendogli di ridurre il debito pubblico.
 
Questa buona “spallata” è stata data dal Governo ai giochi, nonostante vi fossero due esposizioni in senso assolutamente contrario alle nuove tassazioni sia da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ne ha elencato ed evidenziato i rischi, sia da parte della Corte dei Conti che ha ritenuto “insostenibili da parte del settore ludico” altri impegni fiscali così importanti. 
 
Indubbiamente, il Governo “sta giocando veramente d'azzardo” con questa manovrina, rischiando di trovarsi per il prossimo triennio “con un pugno di mosche”, visto che agli addetti ai lavori non sta avanzando più nulla nel cassetto da riversare nelle casse sempre esose del nostro Erario. 
A cosa serve quindi la manovrina? 
Ad affossare tutto il gioco e tutti gli operatori? 
 
Così di riforma non vi sarà più bisogno, di interventi da parte degli Enti Locali neppure... ed i giocatori cambieranno squadra, senza fare poi così tanta fatica come quella che stanno mettendo in campo per trovare un locale lecito in cui poter “sanamente” giocare!
 
Così in una nota informativa, si esprimono le associazioni di categoria del mondo del gioco pubblico.
 
Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile
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