11/03/2026 - 17:04

Rinnovabili, tra numeri e falsi miti: nel 2025 rallenta la corsa degli impianti

Il 2025 segna luci e ombre per le rinnovabili in Italia: quasi metà dell’elettricità arriva da fonti pulite, ma rallenta l’installazione di nuovi impianti. Secondo Italy for Climate, oltre a burocrazia e crisi geopolitiche pesano anche disinformazione e pregiudizi che ostacolano la transizione energetica.

rinnovabili

Il 2025 si chiude con un bilancio contrastante per le rinnovabili in Italia. Da un lato la produzione elettrica da fonti pulite continua a crescere e raggiunge una quota rilevante nel mix energetico nazionale; dall’altro rallenta il ritmo di installazione dei nuovi impianti, mettendo a rischio gli obiettivi fissati per il prossimo decennio.

Secondo i dati discussi durante l’evento “Good news, bad news, fake news: le rinnovabili tra narrativa e realtà”, organizzato da Italy for Climate alla fiera Key – The Energy Transition Expo di Rimini, nel 2025 circa il 48% dell’elettricità prodotta in Italia è arrivato da fonti rinnovabili. Un risultato significativo, ottenuto nonostante un anno poco favorevole per l’idroelettrico.

A trainare la crescita è stato soprattutto il fotovoltaico, che in appena dodici mesi ha generato quasi 9 TWh di elettricità in più rispetto all’anno precedente.

Installazioni in rallentamento rispetto agli obiettivi energetici

Accanto ai progressi nella produzione, emergono però segnali di rallentamento sul fronte delle nuove installazioni. Nel 2025 sono entrati in funzione 7,2 gigawatt di nuovi impianti rinnovabili, leggermente meno rispetto ai 7,5 gigawatt installati nel 2024.

Un dato che, secondo gli analisti, allontana l’Italia dal percorso necessario per rispettare gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC).

Negli ultimi cinque anni nel Paese sono stati installati complessivamente 25 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, ma per centrare i target previsti al 2030 sarà necessario installarne almeno altri 55 gigawatt nei prossimi cinque anni, più del doppio di quanto realizzato finora.

La transizione energetica, quindi, procede ma non alla velocità richiesta dalle strategie europee e nazionali.

 

Non solo burocrazia: il peso della disinformazione

Secondo Italy for Climate, il rallentamento non dipende esclusivamente da fattori tecnici o economici. Oltre alle lentezze burocratiche, ai sistemi di incentivi intermittenti e alle tensioni geopolitiche che condizionano i mercati energetici, pesano anche pregiudizi e disinformazione sulle tecnologie rinnovabili.

Una parte del dibattito pubblico continua infatti a mettere in discussione il ruolo di eolico e fotovoltaico nel sistema energetico nazionale, alimentando diffidenze e opposizioni locali alla realizzazione degli impianti.

Proprio per affrontare questo problema Italy for Climate ha avviato il progetto “Falsi miti sulle rinnovabili”, che punta a favorire un confronto tra mondo dell’informazione, imprese e istituzioni per contrastare una narrativa ritenuta distorta.

Il falso mito delle rinnovabili responsabili del caro energia

Uno dei temi più ricorrenti nel dibattito pubblico riguarda il presunto legame tra rinnovabili e caro bollette. Secondo diversi studi citati durante l’evento, questa interpretazione non trova riscontro nei dati.

Al contrario, l’energia prodotta da fonti rinnovabili risulta oggi tra le più competitive. Secondo l’International Energy Agency, nel 2024 eolico e fotovoltaico hanno generato elettricità a un costo medio lungo il ciclo di vita compreso tra 50 e 75 dollari per megawattora, contro i 165 dollari del nucleare e oltre 200 dollari per gas e carbone.

Anche le analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente indicano che il raggiungimento degli obiettivi europei sulle rinnovabili entro il 2030 potrebbe ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità fino al 60%.

Per un Paese come l’Italia, storicamente caratterizzato da prezzi dell’energia più elevati rispetto alla media europea, il potenziale di riduzione dei costi potrebbe essere ancora più significativo.

Ronchi: accelerare su PPA, aste e comunità energetiche

Secondo Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, esistono strumenti concreti per rendere le rinnovabili una leva strutturale di riduzione dei costi energetici.

Tra le priorità indicate figurano lo sviluppo dei Power Purchase Agreement (PPA), ancora poco diffusi in Italia, il rilancio delle aste associate ai contratti per differenza e una maggiore diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili.

Ronchi sottolinea anche la necessità di rafforzare le infrastrutture energetiche, intervenendo sulle reti elettriche e potenziando i sistemi di accumulo, elementi indispensabili per un sistema elettrico con un’elevata penetrazione di fonti rinnovabili.

ISPRA: servono dati scientifici e comunicazione trasparente

Nel dibattito sulle rinnovabili, secondo Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, il rischio è quello di oscillare tra semplificazioni e disinformazione.

Gallone sottolinea come il ruolo delle istituzioni scientifiche sia quello di riportare il confronto su dati verificabili, evidenze scientifiche e valutazioni ambientali rigorose.

La transizione energetica, afferma, è una trasformazione strutturale che richiede trasparenza, analisi indipendenti e una comunicazione chiara verso cittadini e territori. Solo un’informazione corretta e fondata su dati oggettivi può consentire di accelerare lo sviluppo degli impianti garantendo al tempo stesso la tutela dell’ambiente.

Il nodo del consenso sui territori

Un altro elemento critico riguarda il rapporto tra nuovi impianti rinnovabili e territori. Secondo Chiara Montanini, senior analyst di Italy for Climate, la diffusione di narrazioni distorte contribuisce spesso ad alimentare opposizioni locali.

L’idea che tecnologie pensate per ridurre l’impatto ambientale possano rappresentare una minaccia per il paesaggio resta infatti un pregiudizio diffuso.

Per superarlo, sostiene Montanini, è necessario attivare processi di coinvolgimento delle comunità locali, promuovere una comunicazione basata su dati scientifici e spiegare come la transizione energetica porterà inevitabilmente alla nascita di un nuovo paesaggio energetico.

Rimini come hub della transizione energetica

Il confronto sulle rinnovabili si inserisce nel programma della fiera Key – The Energy Transition Expo, uno dei principali appuntamenti europei dedicati alla transizione energetica.

Secondo Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, l’obiettivo della manifestazione è trasformare la fiera di Rimini in un luogo di incontro tra imprese, istituzioni, ricerca e stakeholder del settore.

La transizione energetica, sottolinea, rappresenta una sfida tecnologica e industriale cruciale per la competitività europea, e richiede collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.
 

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Tommaso Tautonico
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