01/01/2013 - 01:00

Legambiente Abruzzo: il caso del "Villaggio del fanciullo"

Il programma televisivo "Codice a barre", che viene trasmesso ogni giorno in diretta su Rai Tre dalle 11 alle 11,30, oggi giovedì 27 settembre 2012 ha ospitato un rappresentante di Legambiente Abruzzo.
Nella trasmissione televisiva condotta da Elsa Di Gati e dedicata agli sprechi pubblici, è andato in onda uno scorcio dell'Abruzzo incompiuto: Michele Cassone, della segreteria regionale di Legambiente, ha portato alla ribalta nazionale il "Villaggio del fanciullo", opera di Silvi Marina risalente al secondo dopoguerra e ad oggi abbandonata nonostante i tentativi di recupero. Il "Villaggio del fanciullo" interessa un'area di circa 17mila mq e rappresenta una spesa di un milione e 300mila euro, di cui l'amministrazione di Silvi ha già impegnato quasi la metà. Come da documentazione gentilmente messa a disposizione di Legambiente dall'architetto di Pescara Ergilia Di Teodoro, la struttura è stata messa su nel secondo dopoguerra per volontà del sacerdote Don Guido Visendaz insieme ad un gruppo di minorenni del carcere di Lanciano: è stata pensata e a lungo adibita all'ospitalità, alla formazione e alla ricreazione di ragazzi senza famiglia. Il Villaggio è stato poi sede della colonia marina gestita dalla Diocesi di Sulmona fino agli anni '90, e finalmente ripreso in considerazione dall'amministrazione di Silvi venti anni dopo, con un concorso architettonico di recupero e di ripristino come nuova piazza ideale di scambio culturale.

Il concorso ebbe un vasto riscontro (parteciparono oltre 100 gruppi di progettazione) e, dopo ulteriori rimodulazioni richieste dalla Sovrintendenza, portò all'inizio della realizzazione dell'opera vincitrice nel 2006. I lavori sono però stati bloccati nel 2007 e mai ripresi: il cantiere fu posto sotto sequestro dalla Capitaneria di porto a causa del riscontro di difformità rispetto al progetto preliminare. Nonostante il cantiere sia stato sbloccato dal Tar, la lunga stasi ha comunque indotto la ditta incaricata a rescindere il contratto e a chiedere al Comune un risarcimento di circa 200mila euro per danni. Il Comune ne aveva già spesi oltre 400mila per i lavori effettuati. Oggi la struttura versa nel degrado e nell'abbandono rappresentando, per una serie di concause, uno degli ennesimi sprechi pubblici. «In questa opera c'è un grande valore di memoria storica, che supera il suo valore architettonico - spiega Michele Cassone - Oltre ad essere nata per una buona causa, oggi ha tutte le carte per rappresentare quel centro di aggregazione culturale e creativo che manca a Silvi. Chiediamo all'amministrazione comunale di rimettersi a lavoro sulle operazioni di recupero, che a questo punto sono da avviare da capo, come minimo a causa dell'adeguamento alle nuove norme antisismiche sopraggiunte dopo il 2009, e di attivarsi per riappaltare i lavori».
Tommaso Tautonico
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