18/11/2025 - 18:08

Economia circolare nelle PMI lombarde: transizione ancora “ibrida”, la leva decisiva è la collaborazione

Una nuova ricerca condotta dalla LIUC su 50 PMI lombarde e piemontesi rivela che la transizione verso modelli di economia circolare procede a velocità ridotta. Le imprese mostrano risorse operative ma anche forti lacune strutturali, soprattutto nelle competenze chiave. Emerge un bisogno crescente di collaborazione con attori esterni per accelerare innovazione, progettazione ecocompatibile e capacità organizzativa.

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La transizione all’economia circolare nelle PMI lombarde e piemontesi avanza ma resta “ibrida”, caratterizzata da passi avanti operativi e da profonde lacune strutturali. Lo evidenzia la nuova ricerca della LIUC – Università Cattaneo, sostenuta da Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’accordo quadro con la banca. Lo studio, presentato il 18 novembre 2025, analizza risorse, competenze e ruolo degli attori esterni nel supportare la trasformazione del sistema produttivo verso modelli più sostenibili.

Le risorse disponibili: presenza operativa, ma mancano strumenti avanzati

Le imprese coinvolte mostrano soprattutto risorse interne legate alla gestione della sostenibilità, come personale dedicato e tecnologie utili ai processi circolari. Tuttavia emergono mancanze significative negli strumenti di analisi ambientale e nei software di Life Cycle Assessment, fondamentali per integrare nel design aziendale la valutazione degli impatti. La fase più presidiata è la produzione, mentre progettazione, uso e post-vendita restano marginali.

Competenze frammentate e poca regia interna

Il quadro delle competenze è disomogeneo. Molte PMI possiedono conoscenze normative e capacità di innovazione, ma quasi una su quattro dichiara di non avere competenze essenziali come eco-design, analisi ambientale, gestione della filiera e simbiosi industriale. Manca spesso anche una governance capace di coordinare in modo integrato la strategia di sostenibilità, rallentando l’evoluzione verso modelli realmente circolari.

Il ruolo degli attori abilitanti: la forza della collaborazione

Per compensare queste mancanze, la maggior parte delle imprese si affida già a consulenti privati, mentre solo una piccola quota collabora con università, cluster o partner tecnologici. Eppure, proprio questi attori sono percepiti come sempre più strategici per avanzare nella transizione circolare. Il quadro che emerge è chiaro: senza una rete di supporto solida, le PMI rischiano di restare bloccate in una transizione incompleta.

Collaborazione come leva imprescindibile

La ricerca mostra che la sostenibilità non può essere affrontata solo internamente: servono alleanze, modelli di co-progettazione e piattaforme di innovazione condivisa. Università, centri di ricerca, enti formativi e partner tecnologici rappresentano la leva fondamentale per sviluppare competenze, strumenti e governance capaci di guidare l’economia circolare in modo maturo e strutturato.

Tommaso Tautonico
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