09/01/2026 - 12:24

Api sotto osservazione: dal miele un nuovo strumento per monitorarne la salute

Un nuovo studio del CREA, pubblicato su PLoS One, dimostra che l’analisi molecolare del miele può diventare uno strumento efficace e non invasivo per monitorare la salute delle api mellifere. Il 97,5% dei campioni analizzati risulta indicativo della presenza di patogeni negli alveari.

api

Monitorare lo stato di salute delle api è una delle sfide più urgenti per la tutela della biodiversità e dei sistemi agricoli. La ricerca coordinata dal CREA Agricoltura e Ambiente apre una nuova prospettiva: usare il miele come strumento di sorveglianza sanitaria delle colonie. Lo studio “Molecular Detection of Bee Pathogens in Honey from Various Botanical Origins” mostra come il miele possa diventare un bioindicatore naturale, capace di fornire informazioni preziose senza interferire con la vita dell’alveare.

Tradizionalmente, il monitoraggio dei patogeni richiede il campionamento diretto delle api, un metodo invasivo e logisticamente complesso. L’analisi molecolare del miele supera questo limite, trasformando un prodotto naturale in una vera e propria sentinella della salute degli impollinatori.

Tecniche molecolari e ricerca non invasiva

Il team di ricercatori del CREA ha applicato tecniche avanzate di analisi del DNA ambientale (eDNA) e dell’RNA ambientale (eRNA), estraendo materiale genetico direttamente dai campioni di miele. Questo approccio consente di individuare la presenza di patogeni senza prelevare api vive, riducendo lo stress sulle colonie e rendendo il monitoraggio più semplice e replicabile su larga scala.

Secondo i ricercatori, l’estrazione di materiale genetico da campioni ambientali rappresenta un metodo affidabile per la rilevazione precoce delle infezioni, aprendo la strada a sistemi di sorveglianza sanitaria diffusa.

I risultati: patogeni diffusi ma miele sicuro

L’analisi ha riguardato 679 campioni di miele provenienti da tutte le regioni italiane. Nel 97,5% dei casi è stata rilevata la presenza di uno o più patogeni delle api, tra cui virus e parassiti noti per il loro impatto sulle colonie. I più diffusi sono risultati il Deformed Wing Virus (DWV), Nosema ceranae e il Chronic Bee Paralysis Virus (CBPV).

Come sottolinea Giovanni Cilia, coordinatore dello studio, questi dati sono rilevanti per la salute delle api, ma non compromettono in alcun modo la qualità e la sicurezza del miele per il consumo umano. Il valore dello studio risiede nella possibilità di ottenere una fotografia epidemiologica dello stato delle colonie, utile per prevenire e contrastare la diffusione di infezioni.

Verso una sorveglianza nazionale degli alveari

I risultati incoraggiano a considerare il miele come fulcro di un sistema nazionale di monitoraggio della salute delle api. Saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire la correlazione tra quantità di patogeni rilevati nel miele e reale condizione degli alveari, ma la strada appare promettente.

In un contesto di crisi degli impollinatori, strumenti innovativi, sostenibili e non invasivi come questo possono diventare decisivi per proteggere le api, la biodiversità e, di conseguenza, la sicurezza alimentare.

Tommaso Tautonico
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