17/11/2022 - 18:26

Sostenibilità ambientale d’impresa: senza le PMI non si raggiunge l’obiettivo “Net-Zero”

Il raggiungimento del Net-Zero, ossia delle emissioni nette zero, è l’obiettivo più sfidante a cui le aziende dovranno tendere nel prossimo futuro. È questo il monito al mondo dell’impresa che emerge dal Position Paper sulle catene di fornitura presentato oggi a Sharm el Sheikh dall’UN Global Compact Network Italia (UNGCN Italia) in occasione della COP27, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima che si concluderà domani.

PMI net-zero

Gestione sostenibile delle catene di fornitura: tra responsabilità e opportunità per le imprese” è il titolo del documento che UNGCN Italia - che rappresenta nel nostro Paese il Global Compact delle Nazioni Unite, la più grande iniziativa di sostenibilità di impresa al mondo - ha realizzato con un gruppo di oltre 30 aziende italiane, alcune delle quali presenti a Sharm. La gestione sostenibile della catena di fornitura è una delle leve più importanti per creare un impatto positivo a livello globale - sottolinea il documento - in quanto si stima che l’80% del commercio globale dipenda dalle supply chain. Da qui l’importanza strategica della riduzione delle cosiddette emissioni “Scope 3”, ossia di tutte quelle emissioni indirette legate alla catena del valore, sia a monte che a valle dell’azienda e sulle quali può agire con successo l’economia circolare. Su questo fronte l’Italia rimane un passo avanti rispetto ai suoi competitor europei: il nostro Paese è infatti al primo posto, assieme alla Francia, nella classifica delle cinque principali economie europee per performance di circolarità. Infatti nel 2020, ultimo dato disponibile, il tasso di utilizzo circolare di materia nell’Unione europea è stato pari al 12,8% mentre l’Italia ha raggiunto il 21,6%.

Le emissioni “Scope 3” costituiscono spesso il maggiore impatto in termini di gas ad effetto serra delle aziende, ma la difficoltà di coinvolgere attori esterni all’impresa come le catene di fornitura, rende la loro riduzione una vera e propria sfida per il settore privato. Uno studio[1] svolto nel 2020 su più di 8.000 aziende a livello globale, metteva già in luce come le emissioni che avvengono nella catena di approvvigionamento siano in media 11,4 volte più alte delle emissioni dirette. Per questo, fissare obiettivi per ridurre le emissioni lungo tutta la catena del valore sta diventando una nuova priorità aziendale.

La catena di fornitura è, per la sua trasversalità, la dimensione in cui l’azienda può avere potenzialmente l’impatto maggiore per l’avanzamento di tutti i Sustainable Development Goals (SDGs). I Goal 8 - Lavoro dignitoso e crescita economica, 12 – Consumo e produzione responsabili, e 13 – Azione per il Clima, richiamano esplicitamente l’importanza di coniugare i temi dei diritti umani e del lavoro con i modelli di produzione che tengano conto della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Molte aziende prevedono già oggi un rigoroso processo di selezione e monitoraggio dei fornitori, spesso costituiti da piccole e medie imprese, attraverso questionari, auto-valutazioni, interviste e audit che valutino il fornitore all’ingresso e in itinere. Rispetto alle PMI, le grandi aziende sono chiamate oggi anche a implementare programmi di sensibilizzazione, supporto e formazione sulla sostenibilità, creando consapevolezza e cultura della sostenibilità. L’approvazione lo scorso 10 novembre da parte del Parlamento europeo della Csrd (Corporate Sustainability Reporting Directive), la nuova direttiva sulla rendicontazione delle informazioni ESG, rafforza ulteriormente la necessità di un coinvolgimento ampio delle PMI. La direttiva prevede un obbligo di due diligence per le imprese in materia di sostenibilità. Per quasi 50.000 aziende nell’Ue, la raccolta e la condivisione di informazioni sulla sostenibilità diventeranno la norma.

Tommaso Tautonico
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