16/03/2021 - 18:00

Piano Nazionale di Ripresa e resilienza: per accelerare la decarbonizzazione, nemmeno un euro ai combustibili fossili

1) Nemmeno un euro ai combustibili fossili; 2) Non basta che siano verdi, i progetti devono essere significativi; 3) non bastano progetti servono riforme; 4) implementare e monitorare e 5) spendere per innovare. Questi i 5 principi in base ai quali le organizzazioni ambientaliste WWF, Legambiente, Greenpeace, Transport&Environment e Kyoto Club valuteranno la coerenza e l’efficacia del PNRR per imprimere una forte accelerazione verso la decarbonizzazione, in linea con quello che sta succedendo a livello globale.

combustibili fossili

Le risorse dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR), infatti, rappresentano un’opportunità senza precedenti di allineare i nostri sistemi di produzione e consumo alla sfida della decarbonizzazione. La revisione del PNRR, annunciata dal nuovo Governo, è l’occasione per farlo evitando di intrappolare capitali in processi basati sulle fonti fossili. WWF, Legambiente, Greenpeace, T&E, Kyoto Club hanno presentato un documento congiunto che, in modo sintetico, chiarisce cosa si aspettano di vedere e cosa invece vorrebbero non vedere incluso nella revisione del PNRR sul merito della lotta al cambiamento climatico e alla decarbonizzazione.

Le associazioni chiedono:
• Che almeno il 50% delle risorse del fondo Next Generation EU sia indirizzato a progetti legati alla decarbonizzazione, circa 100 miliardi di €, da destinare all’80% alle quattro dimensioni chiave della decarbonizzazione: la promozione delle fonti rinnovabili e la loro integrazione nei sistemi energetici con particolare attenzione a infrastrutture di rete ed accumuli, la promozione dell’efficienza energetica, la trasformazione del sistema dei trasporti e la sua elettrificazione, la conversione dei processi industriali
• Che il piano includa nelle sue premesse una lista di esclusione affinché nessuna fonte fossile né alcun processo di trattamento dei rifiuti che favorisca a valle l’impiego di fonti fossili possa accedere ai fondi NGEU. L’impiego dei combustibili fossili, in particolare di gas naturale, nel settore dei trasporti, degli impieghi industriali, nella filiera dell’idrogeno e nel mercato elettrico, non deve accedere alle risorse del PNRR. La stessa esclusione deve valere per la tecnologia di cattura e stoccaggio del CO2 (CCS), che non deve essere finanziata da soldi pubblici. A tal proposito, le associazioni insistono che questo impegno si rifletta anche nei mandati delle istituzioni finanziarie pubbliche, CDP, Invitalia e SACE (sul modello adottato dalla BEI)
• Che i capitoli di spesa siano accompagnati da un programma di riforme aggiuntive a quelle richieste dal semestre europeo, in coerenza ed a supporto di strategie settoriali di lungo periodo per ciascuna delle dimensioni significative (rinnovabili, trasporti, efficienza, industria).
• Che nel piano emerga lo sforzo di favorire l’accesso alla decarbonizzazione e alla transizione energetica per le fasce più deboli della popolazione, nell’efficienza energetica, nel trasporto pubblico, nell’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici.

Sulla base di questa impostazione, il documento di WWF, Legambiente, Greenpeace, T&E e Kyoto Club elenca possibili ambiti di progetti e riforme per le quattro dimensioni identificate:
• Nel settore delle rinnovabili il PNRR dovrà essere in grado, partendo dalla riforma delle autorizzazioni, di portare almeno 6.000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a minimizzare il consumo di suolo. 
• Nel settore dell’efficienza energetica, il PNRR deve lanciare programmi significativi negli edifici pubblici a partire dalle scuole e dall’edilizia residenziale. Anche in riferimento all’edilizia privata, i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza.
• Nel settore della mobilità i progetti devono focalizzarsi nella mobilità urbana e regionale, per circa 30 mld di euro, e nella messa in sicurezza delle strade. Il PNRR non può mancare l’elettrificazione del sistema dei trasporti, inclusa la realizzazione dell’infrastruttura di ricarica. 
• Nel settore industriale servono tre diversi programmi, i) a breve per favorire efficienza energetica ed economia circolare, riducendo la quantità di rifiuti prodotti ii) strategico per innovare con l’idrogeno verde, gli accumuli, l’elettrificazione dei trasporti, ed l’elettromeccanica, iii) nel lungo periodo per impostare la decarbonizzazione di acciaio e cemento.

In ultimo le associazioni auspicano che lo spirito di consultazione con le associazioni ambientaliste, presupposto significativo del nuovo Governo, venga mantenuto anche nella sostanza e nel merito delle decisioni e coinvolga la società civile e le sue rappresentanze. 

Tommaso Tautonico
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