18/06/2026 - 17:55

Ondate di calore, Greenpeace: cresce lo stress termico e le città diventano sempre più invivibili

Secondo un rapporto di Greenpeace Italia, le giornate estive caratterizzate da forte stress da calore sono aumentate drasticamente negli ultimi trent’anni. Nelle città cresce anche l’impatto delle isole di calore urbane, con milioni di persone esposte a temperature sempre più elevate.

 

Ondate di calore, Greenpeace, stress termico

L'Italia si prepara ad affrontare una nuova ondata di calore mentre un dato fotografa con chiarezza l'accelerazione della crisi climatica: oggi quasi due giornate estive su tre superano la soglia oltre la quale il caldo rappresenta un rischio concreto per la salute umana.
A evidenziarlo è il rapporto “L'estate che scotta” di Greenpeace Italia, elaborato sulla base di dati messi a disposizione da ricercatori dell'ISTAT. Lo studio mostra come la quota di giornate con una temperatura media percepita superiore a 32°C sia passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025. Una crescita che testimonia il progressivo aumento dello stress termico nel Paese. Nell'estate del 2025 le regioni che hanno registrato la maggiore incidenza di giornate oltre questa soglia sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. Si tratta di valori che indicano condizioni nelle quali il corpo umano fatica a dissipare il calore accumulato, aumentando i rischi soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

Le città diventano sempre più calde
L'indagine dedica particolare attenzione ai capoluoghi di Regione, dove il fenomeno delle isole di calore amplifica gli effetti delle temperature elevate. Nel 2025 la temperatura superficiale massima media estiva ha superato i 40°C in dieci città su venti. I valori più elevati sono stati registrati a Roma, Torino e Cagliari, dove sono stati raggiunti picchi superiori ai 44°C. Questo parametro non misura la temperatura dell'aria, ma quella delle superfici urbane come asfalto, tetti, facciate e aree verdi. Si tratta comunque di un indicatore fondamentale per valutare la qualità dell'ambiente urbano e il livello di esposizione al caldo nei diversi quartieri. Secondo il rapporto, circa 8,2 milioni di persone, pari all'87% degli abitanti dei capoluoghi regionali, vivono in aree dove la temperatura superficiale massima estiva supera mediamente i 40°C. Tra queste figurano circa 283 mila bambini sotto i cinque anni e oltre 1,1 milioni di anziani con più di 74 anni.

Torino, Napoli e Roma tra i casi più critici
Lo studio evidenzia come la presenza di cemento, asfalto, scarsa vegetazione e limitata ventilazione renda i centri urbani significativamente più caldi rispetto alle aree circostanti. Con l'eccezione di Bari, tutti i capoluoghi regionali registrano temperature superficiali più elevate rispetto alle zone extraurbane. Il caso più evidente è Torino, dove nel 2025 la differenza tra città e aree limitrofe ha superato i 15°C. Anche l'esposizione alle isole di calore intense interessa una quota rilevante della popolazione. Circa 4,3 milioni di persone vivono in quartieri classificati come aree a elevato rischio termico. A Roma il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense, mentre quasi tutta la popolazione vive in zone dove le temperature superficiali superano i 40°C durante l'estate. Ancora più marcata la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% degli abitanti risiedono in aree interessate dal fenomeno.

Adattamento climatico e tutela della salute
Il rapporto richiama l'attenzione sulla necessità di rafforzare le politiche di adattamento climatico nelle aree urbane, attraverso interventi che aumentino la presenza di verde, migliorino la qualità degli edifici e riducano l'accumulo di calore nelle città. L'associazione sottolinea inoltre la necessità di accelerare la riduzione delle emissioni climalteranti, indicando nel progressivo abbandono dei combustibili fossili una condizione indispensabile per contenere l'aumento delle temperature. Con l'intensificarsi delle ondate di calore, la questione non riguarda più soltanto il clima, ma sempre più la salute pubblica, la vivibilità delle città e la capacità delle comunità di adattarsi a un ambiente che cambia rapidamente.

Marilisa Romagno
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