31/03/2020 - 17:52

La gestione dei RAEE ai tempi del Coronavirus

Ecco come cambiano le regole sulla raccolta, il trasporto e il trattamento dei Rifiuti Elettrici ed Elettronici in Italia. Il grazie di Ecodom a tutti gli operatori della filiera.

RAEE

Ecodom ringrazia tutti gli operatori della filiera dei RAEE che quotidianamente garantiscono la raccolta, il trasporto e il trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Il servizio è ricompreso tra le attività produttive industriali e commerciali che il governo, attraverso il DPCM del 22 marzo 2020 ha ritenuto opportuno non sospendere durante l’emergenza nazionale causata dalla diffusione del Coronavirus. Il sistema va dunque avanti, ma al ritmo più ridotto possibile allo scopo di coniugare le logiche di servizio a quelle di tutela della salute degli operatori addetti al trasporto e al trattamento. La strategia per rendere sicuro il loro lavoro coinvolge oggi più che mai anche tutta la comunità dei consumatori italiani.

Per quanto possibile, anche per i RAEE vale la regola “io resto a casa”. In questo modo i cittadini possono contribuire alla riduzione dei trasporti e quindi alla diminuzione dei rischi per i conducenti degli automezzi. Fortunatamente i RAEE non appartengono a quelle categorie di rifiuti che hanno un grande impatto domestico: diversamente da umido, secco, vetro, plastica e carta, i rifiuti elettronici non provocano miasmi, accumuli di sporco o di sostanze nocive in casa. “Conservare un RAEE nella propria abitazione durante il periodo di emergenza non presenta controindicazioni e può aiutare a ridurre le possibilità che gli operatori della filiera subiscano il contagio. È dunque opportuno che chiunque non abbia un’esigenza immediata e improrogabile di disfarsi dei propri rifiuti elettronici, eviti di farlo”, ricorda il direttore generale di Ecodom, Giorgio Arienti.

Nelle ultime settimane, molti Enti Locali hanno imposto la momentanea interruzione della raccolta e la chiusura delle isole ecologiche: questo ha portato il flusso mensile di RAEE gestiti su scala nazionale a un quinto di quello ordinario. Il dato - aggiornato a fine marzo 2020 – evidenzia gli sforzi fatti per evitare che l’intera filiera sia esposta a inutili rischi di contagio. La raccolta prosegue nei casi di “emergenza”, quali ad esempio Centri di Raccolta (CdR) saturi di rifiuti che è opportuno svuotare prima della chiusura, o Luoghi di Raggruppamento (LdR) pieni di RAEE ritirati “uno contro uno” dai distributori che effettuano vendite online (ancora attive). Per rispettare tali obblighi di servizio e alleggerire il carico di lavoro su vettori e impianti, lo scorso 17 marzo il Centro di Coordinamento RAEE ha elaborato tre provvedimenti d’emergenza, con l’obiettivo di facilitare le attività dei lavoratori della filiera.

La prima di queste tre misure – adottate dal Comitato Guida dell’Accordo di Programma tra ANCI, il CdC RAEE, le Associazioni delle aziende di raccolta e le Associazioni dei Produttori – riguarda i Tempi Massimi di Intervento (TMI) concessi ai trasportatori per il ritiro dei RAEE dai CdR e dagli LdR. L’allungamento dei TMI da 5 a 10 giorni permetterà ai fornitori di razionalizzare la circolazione dei mezzi e l’impiego di risorse che, pertanto, verranno esposte di meno ai rischi del virus. Il secondo provvedimento riguarda le richieste di ritiro da parte di CdR e LdR che, fino a fine emergenza, saranno filtrate da parte del call center del CdC RAEE sulla base di una valutazione delle effettive condizioni di emergenza. Nella stessa direzione va la terza misura, in virtù della quale il CdC RAEE ha temporaneamente soppresso i cosiddetti “ritiri a giro”, ovvero quei passaggi che i sistemi collettivi effettuano con cadenza prestabilita presso i CdR più piccoli.

Il blocco governativo a molte attività industriali si ripercuote anche sulla capacità degli impianti di trattamento dei RAEE di piazzare le frazioni in uscita presso la filiera a valle. Acciaierie e fonderie italiane non accolgono più carichi di materie prime seconde perché chiuse in virtù del DPCM; gli impianti di riciclo all’estero non sono raggiungibili perché molti Paesi stranieri hanno chiuso le frontiere ai carichi di merci dall’Italia. Secondo Marco Sala, Operations Director di Ecodom, i rischi potenziali di questo stallo sono due: “il primo è quello di raggiungere una saturazione degli stoccaggi di RAEE in ingresso agli nostri impianti, che potrebbero non accettare più rifiuti per l’impossibilità di mandar fuori le frazioni dopo la lavorazione. Il secondo rischio è quello di saturare gli stoccaggi delle materie prime seconde in uscita, in attesa della riapertura della filiera a valle”. Per venire incontro a queste problematiche, su richiesta del CdC RAEE, di ASSORAEE e delle altre associazioni di categoria il Ministero dell’Ambiente ha inviato alle Regioni e alle Province autonome una circolare per invitare questi Enti ad aumentare temporaneamente i limiti normativi di stoccaggio, per permettere così agli impianti di immagazzinare RAEE oltre i quantitativi fissati dalle singole autorizzazioni.

Tommaso Tautonico
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