01/01/2013 - 01:00

Acqua: Più di 2 miliardi di persone non dispone di risorse idriche sicure e incontaminate

In occasione della Giornata mondiale, il presidente della Cia Giuseppe Politi ribadisce l'esigenza di una nuova politica globale dell'utilizzo sostenibile delle risorse idriche. Garantire l'accesso all'oro blu significa anche rispondere al problema alimentare del Pianeta. E ora bisogna puntare seriamente sulle tecniche agricole volte al risparmio idrico.
"La mancanza d'acqua uccide di più di una guerra. E ancora oggi il "bollettino" è allarmante: nel mondo oltre un miliardo di persone ha sete, mentre in più di 2,4 miliardi non possono contare sulla disponibilità di una risorsa sicura e incontaminata, e di questi ben 8 milioni muoiono a causa di malattie legate all'oro blu. Tra queste, otto su dieci vivono in aree rurali. Ma il peggio è che l'incremento demografico e la crescente urbanizzazione faranno lievitare la domanda di questo bene prezioso, non solo per il consumo diretto, ma soprattutto per la produzione di cibo, che dovrà aumentare tra il 70 e il 100 per cento entro il 2050, quando ad abitare il Pianeta saremo in 9 miliardi". Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che si celebra oggi, 22 marzo.

"Di fronte alla sfida della sicurezza alimentare globale, la disponibilità di 'oro blu' gioca un ruolo fondamentale -continua Politi-. È la Fao a sottolineare che mentre ognuno di noi ha bisogno di una quantità di acqua potabile fra i due e i quattro litri al giorno, ci vogliono fra i duemila e i cinquemila litri di acqua per produrre il cibo che una persona mangia tutti i giorni. I riflessi della mancanza d'acqua, quindi, mettono a rischio lo stesso futuro alimentare nel mondo. E la questione non interessa soltanto i territori dell'Africa: il fenomeno della desertificazione, legato ai cambiamenti climatici, ci riguarda da vicino -spiega il presidente confederale- e mette a rischio la produzione alimentare, proprio perché alla mancanza d'acqua è legata la qualità del suolo e, quindi, la sua capacità produttiva. Basti pensare che le zone dell'Europa soggette a stress idrico sono destinate a passare dal 19 per cento odierno al 35 per cento nel decennio 2070. In Italia ben il 21 per cento del territorio è attualmente a rischio di desertificazione. E si arriva al 41 per cento, se si considerano solo le regioni centro meridionali. Fenomeno che negli ultimi 40 anni ha determinato un calo del 30 per cento della capacità di ritenzione e di regimazione delle acque, compromettendo le coltivazioni e accrescendo di tanto le situazioni di rischio idrogeologico".
 
"In questo senso -sostiene il presidente della Cia- è fondamentale lavorare a uno sviluppo agricolo ecosostenibile, che sia in grado di garantire l'approvvigionamento alimentare, senza contribuire allo sfruttamento delle risorse. È per questo che la Confederazione, nel rinnovare l'appello ad uno sviluppo dell'agricoltura per dare risposte adeguate all'esigenza di cibo nel Pianeta, punta sulla tutela del territorio come leva dello sviluppo e della competitività aziendale e si dimostra disposta a fare i conti seriamente con la sfida del risparmio idrico in campo agricolo".

"La riduzione di capacità di ritenzione del suolo e di regimazione delle acque, associata alla forte diminuzione delle precipitazioni atmosferiche nell'ultimo decennio in tutta Italia (meno 20 per cento al Sud, meno 15 per cento al Nord e meno 9 per cento al Centro), infatti, impongono di aprirsi a nuovi scenari della ricerca tecnologica, che -conclude Politi- prevedono coltivazioni resistenti alla siccità e alla sempre maggiore salinizzazione dei terreni e alle tecniche d'irrigazione sempre più volte al risparmio idrico".
Vesna Tomasevic
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