01/01/2013 - 01:00

WWF: dopo Cancun obiettivi più concreti

In risposta all'approvazione del pacchetto Cancun sul clima, Mariagrazia Midulla responsabile clima WWF Italia, ha dichiarato: "Dopo Copenhagen i governi sono venuti a Cancun con le ossa rotte ed esposti alla pressione pubblica per l'avvio di iniziative sui cambiamenti climatici. Si sperava che Cancun avrebbe potuto stabilire una piattaforma per garantire dei progressi e ora i paesi stanno lasciando la conferenza con un rinnovato senso di buona volontà e obiettivi più concreti."

"Pur non essendo riusciti a decidere per una seconda fase del Protocollo di Kyoto, è stato avviato un processo che consentirà di farlo l'anno prossimo a Durban. Tuttavia permangono difficoltà gravi con i paesi contrari e cioè Giappone e Russia, che ora saranno esposti a pressioni crescenti perché si uniscano alla comunità globale nel rinnovo del Protocollo di Kyoto. I paesi firmatari del Protocollo di Kyoto hanno riconosciuto in modo più fermo la necessità di ridurre le emissioni in misura compresa tra il 25 e il 40% entro il 2020 e hanno riconosciuto che i loro impegni per la riduzione delle emissioni rappresentano solo un inizio ed è necessario fare molto di più per raggiungere l'obiettivo condiviso della limitazione dell'aumento della temperatura a 2°C. Nel corso del prossimo anno dovranno tirarsi su le maniche e prepararsi a lavorare in modo duro e creativo per colmare questo divario."
 
Il WWF ha sottolineato come i paesi siano riusciti a raggiungere un accordo su uno degli ostacoli principali: la misurazione, la rendicontazione e la verifica delle riduzioni delle emissioni e dei finanziamenti.
"I negoziatori hanno istituito una commissione per l'adattamento e ne hanno individuato le funzioni, ma le questioni riguardanti la definizione della vulnerabilità e di un meccanismo internazionale in materia di perdita e danneggiamento restano irrisolte."
"I governi hanno sostenuto la creazione di un nuovo "fondo verde" globale, ma ora hanno bisogno di identificare fonti di finanziamento innovative, come un sistema di prelievi imposti al settore internazionale dei trasporti aerei e marittimi, attualmente non regolamentato, che sarebbe rivolto all'8% delle emissioni globali e simultaneamente sarebbe in grado di garantire miliardi di dollari di finanziamenti di lungo termine."
 
"La decisione riguardante le emissioni derivanti dalla deforestazione (REDD+) non ha incluso tutto ciò che avremmo desiderato, ma garantisce una solida base per far avanzare un processo REDD credibile e per creare un'agenda per il lavoro futuro."
"Alla Presidenza messicana si deve un grande ringraziamento per una gestione dei negoziati che ha aiutato ad avvicinare i governi, specialmente in relazione alle questioni più spinose. La Presidenza ha saputo creare un'atmosfera improntata all'inclusione e all'efficienza che ha aiutato in modo diretto i paesi a ritrovare fiducia nel processo UNFCCC."
"Inoltre è stato chiaro fin dall'inizio che molti paesi hanno svolto la parte più difficile del lavoro prima dei negoziati e questo ha permesso loro di collocarsi in modo molto più sicuro e definito nell'ambito di un quadro globale. Energiche azioni nazionali, come la strategia nazionale REDD+ del Messico e le proposte per il Regno Unito di un taglio delle emissioni del 60% entro il 2030, hanno anch'esse infuso nuovo slancio al dibattito."
Ma la strada da percorrere per giungere a Durban con un accordo globale e' ancora molto lunga.
 
"Dovremo assistere alla creazione di una leadership più forte da parte dell'Unione Europea (UE) e di altri paesi come India e Cina riguardo alla forma legale di un eventuale risultato che dovesse essere raggiunto. L'UE e gli altri paesi dovranno inoltre potenziare i rispettivi impegni per la mitigazione per chiudere il divario tra gli impegni per la riduzione delle emissioni attuali e ciò che è necessario fare per raggiungere l'obiettivo condiviso della limitazione del riscaldamento globale ai di sotto dei 2°C". 
"Gli Stati Uniti se la sono cavata relativamente bene a Cancun, dove non sono riusciti a concordare un robusto sistema di rendicontazione e verifica delle loro iniziative. Per costruire la fiducia nell'anno che ci attende, gli Stati Uniti dovrebbero avviare un procedimento chiaro finalizzato a riunire le loro iniziative nazionali per la riduzione delle emissioni nell'ambito di un piano di azione trasparente che li indirizzi verso un'economia basata sulle energie pulite. Poi quando gli Stati Uniti si presenteranno a Durban dovranno essere pronti ad unirsi al resto del mondo a sostegno di un accordo legalmente vincolante. Inoltre abbiamo bisogno che una volta tornati a casa i paesi continuino a sviluppare piani nazionali per contrastare i cambiamenti climatici. I paesi dovranno trasferire poi queste azioni nell'ambito del processo internazionale se vogliamo essere certi di raggiungere un accordo, in Sudafrica, che affronti in modo efficace i pericoli legati ai cambiamenti climatici e aiuti le comunità più vulnerabili ad adattars" ha concluso Mariagrazia Midulla.
 
Lisa Zillio
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