Il target europeo attuale di
riduzione delle emissioni è del 20%. Messe insieme, le imprese firmatarie contano oltre 3 milioni e ottocento mila lavoratori, con un fatturato annuo di oltre 1000 miliardi di euro, una somma superiore al PIL totale di Polonia, Svezia e Austria insieme. Le aziende firmatarie sono di diverso profilo, e ciascuna affronta sfide e problemi diversi sia sui
cambiamenti climatici che nella competizione internazionale. Impegnandosi a essere una parte costruttiva della soluzione ai cambiamenti climatici, stanno dimostrando la propria lungimiranza economica che parte dal presupposto che i numerosi vantaggi di una rapida transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio sono superiori ai costi di riduzione delle
emissioni. Le aziende chiedono un quadro politico europeo che stimoli l'innovazione e gli investimenti, per esempio, nelle
energie rinnovabili e nell'efficienza energetica per garantire la sicurezza energetica europea.
Le importazioni di petrolio e di gas potrebbero essere ridotte di 45 miliardi e mezzo di euro nel 2020; l'uso delle
fonti rinnovabili e l'efficienza energetica potrebbe ancora di più ridurre la dipendenza dell'economia dalle importazioni e la vulnerabilità ai prezzi dei combustibili fossili tanto da arrivare a un risparmio di 600 miliardi di euro o più all'anno entro il 2050. Il finanziamento di tale investimento potrebbero provenire dagli stessi strumenti mossi dal target sul clima,
come la messa all'asta delle quote di emissione (
Emission Trading Scheme) : si stima che più forti
politiche di energia pulita potrebbe contribuire ad aumentare gli investimenti cumulati della UE del 20% tra il 2010 e il 2020. I 72 firmatari hanno anche sottolineato che l'incremento delle ambizioni sul clima contribuirà alla creazione di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti. Nel complesso, un quadro di
politiche climatiche più forte potrebbe risultare in un aumento netto di 6 milioni di posti di lavoro in Europa 2020.