01/01/2013 - 01:00

Da dove passa il futuro delle rinnovabili

Le tecnologie, gli incentivi, le potenzialità dell'Italia. Al Festival dell'Energia si discute di come rendere competitive le fonti alternative. Puntare sui grandi impianti eolici e incentivare lo sviluppo tecnologico. Anzi no, usare i fondi per far crescere la domanda sul mercato e stimolare la concorrenza tra le imprese.
E' inutile, quando si discute di ambiente non c'è accordo per definire le risorse davvero inesauribili e i metodi di impatto minore. Figurarsi sui tempi e le strategie per una possibile autosufficienza energetica da rinnovabili. Anche quest'anno L'energia spiegata - Festival dell'Energia si inserisce nel dibattito pubblico, per provare a far chiarezza su ambiente, green economy, ricerca tecnologica: quali sono gli scenari che abbiamo di fronte oggi? Si è parlato di efficienza, sostenibilità e innovazioni smart, oltre che appunto del mercato dell'energia rinnovabile, dopo i 160 miliardi al settore annunciati a inizio giugno dal ministro Corrado Passera e le discussioni sugli incentivi ai prodotti fotovoltaici di questi giorni. Sole, acqua, vento e calore dal terreno. La diffusione delle fonti alternative ai combustibili fossili riguarda da sempre la loro competitività. Che i volumi a disposizione siano in grado di sostenere i nostri consumi è vero per definizione, poiché illimitati — e così è stato ad esempio in Italia fino agli Sessanta. Ma finché generare energia dalle riserve tradizionali converrà economicamente ai produttori, e quindi ai consumatori, la quota dell'energia rinnovabile rimarrà minoritaria sul mercato. "La tecnologia più vicina alla competitività oggi è l'eolico", spiega Giuseppe Zollino, professore di Tecnica ed Economia dell'Energia a Padova e delegato italiano nel comitato energetico della Commissione Europea. Zollino si riferisce ai macchinari di taglia maggiore, capaci di sfruttare le correnti ad alta quota (a 100-120 metri), più forti e stabili. "Purtroppo l'energia eolica è tra le più mutevoli. Possiamo fare previsioni sui venti ma spesso non sono rispettate e la cosa può creare dei scompensi alla rete".

Per aumentare la resa di un impianto lo sviluppo guarda soprattutto a grandi turbine per impianti off-shore, da installare su mari con fondali poco profondi, con eliche dal diametro anche di 200 metri per sviluppare una potenza fino a 10 megawatt. Altro discorso, più adatto al nostro Paese, è invece la generazione distribuita sul territorio. Il rapporto di Legambiente mostra la crescente diffusione di piccoli impianti, pubblici o privati, soprattutto solari. Nel 2012 l'elettricità prodotta da pannelli fotovoltaici è più che triplicata rispetto all'anno scorso, raggiungendo i 12mila megawatt. "Geotermia e piccolo idroelettrico possono dare un contributo". Ma per Giuseppe Zollino è necessario puntare di più sulla produzione di calore dal sole, ovvero il solare termico, che in Italia sta crescendo (fino ai 2,5 milioni di metri quadri di pannelli) ma a un ritmo minore. "Ci accaniamo a produrre elettricità dal sole, ma il termico ha già adesso un potenziale inespresso". Il sole già riscalda l'acqua per molte case del Centro-Sud, ma anche industrie e imprese artigianali potrebbero sfruttare lo stesso metodo. Secondo Giuseppe Zollino, gli impianti sui tetti di capanni e nelle periferie possono dare soltanto un contributo al sistema generale: "Per come è fatto il Paese, ho l'impressione che l'autosufficienza energetica non potremo mai averla sul territorio nazionale". L'attività delle compagnie energetiche italiane potrebbe allora spostarsi altrove, in Nordafrica ad esempio, dove installare propri impianti. È sul fattore tecnologico che per Zollino l'Italia può dare infatti il suo contributo maggiore in materia di rinnovabili. Se non ci si può presentare come luogo di produzione, presentarsi come esportatore credibile di prodotti e soluzioni tecniche sembra l'alternativa. "Le industrie italiane hanno competenze sufficienti per concorrere alla produzione di macchinari che non verranno poi installati in Italia". Già accade per le grandi infrastrutture edilizie, come le dighe ad esempio, e può accadere lo stesso per le turbine eoliche e sui vari mercati. La ricerca e lo sviluppo richiedono risorse, però, e su questo intervengono decisioni strategiche sul modo più efficace di investire i fondi a disposizione per il settore delle rinnovabili. Sul loro utilizzo, Giuseppe Zollino è anche critico: "Ci stiamo un po' perdendo con l'idea di incentivare le persone a installare cose prodotte in Cina, e non di incentivare filiere produttive per produrre qui le cose da installare in Cina". In questo caso la questione non è tecnologica, ma politica.

In attesa di produrre energia alternativa a costi più vantaggiosi, l'attenzione si sposta sulle leve economiche per sostenere il settore. Il traguardo è la grid parity, il momento in cui il prezzo dell'elettricità generata attraverso energie alternative equivarrà al prezzo dell'energia da fonti tradizionali, equilibrando il mercato. Fino ad allora, come spiega un altro dei relatori dell'incontro del 16 giugno, il sostegno economico ai soggetti interessati all'energia rinnovabile avrà un ruolo chiave. "In questo momento il settore dipende dagli incentivi", spiega Carlo Andrea Bollino, professore di Economia politica proprio a Perugia. "E la buona pratica dev'essere avere degli incentivi stabili. Se non sono stabili, non creano delle condizioni positive". Il riferimento è alle discussioni di questi giorni sul prossimo Conto energia, il programma pluriennale che decide i sussidi al fotovoltaico — discusso da più parti per le cifre e il metodo. Nel 2011 i fondi stanziati erano di 6 miliardi. Tra i tanti incarichi, Carlo Andrea Bollino è stato in passato presidente del Gestore dei Servizi Elettrici, la società creata dal ministero dell'Economia per amministrare il settore delle fonti rinnovabili, e difende gli incentivi ai consumatori che decidono di installare pannelli. "L'obiettivo è far diffondere la produzione. Può avvenire in due modi: o i sussidi che diamo alla ricerca creano una filiera virtuosa, oppure diamo gli incentivi al consumatore finale e la maggiore domanda crea le condizioni per migliorare l'offerta tecnologica".

L'economista propende per la seconda strategia: "La concorrenza tra imprese è sempre più stimolante che il singolo incentivo a una sola impresa". Considerando l'esaurimento delle scorte fossili e lo sviluppo tecnologico, il professor Bollino conferma che la grid parity arriverà tra 5-10 anni. Non molto, ma l'orizzonte rimane distante da questo ciclo politico. Allora lo scenario sarà cambiato, e sapremo se sviluppo tecnologico e strumenti economici avranno aiutato l'Europa ad arrivare, come spera, al 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020.

fonte: italicnews.it
Tommaso Tautonico
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