19/11/2016 - 09:21

COP22, cambiamenti climatici: entro il 2018 il regolamento su Accordo di Parigi

I risultati finali della COP22 vanno nella giusta direzione: combattere il riscaldamento globale. Magari anche con l'aiuto di Trump.

COP22. Entro il 2018 verrà definito nel dettaglio il regolamento per attuare concretamente quanto previsto dall’Accordo di Parigi sul clima, soprattutto per quanto riguarda le modalità attraverso cui i Paesi dovranno monitorare la riduzione dei gas serra nell’atmosfera. E’ questo l’impegno sottoscritto da tutti i Paesi che hanno partecipato alla COP22, la ventiduesima conferenza internazionale sul clima che ha chiuso ieri i battenti a Marrakech, in Marocco. 
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COP22. Entro il 2018 verrà definito nel dettaglio il regolamento per attuare concretamente quanto previsto dall’Accordo di Parigi sul clima, soprattutto per quanto riguarda le modalità attraverso cui i Paesi dovranno monitorare la riduzione dei gas serra nell’atmosfera. E’ questo l’impegno sottoscritto da tutti i Paesi che hanno partecipato alla COP22, la ventiduesima conferenza internazionale sul clima che ha chiuso ieri i battenti a Marrakech, in Marocco. 

Ma non solo. I Paesi intervenuti in Marocco hanno anche sottoscritto l’impegno di istituire entro il 2020 un fondo per aiutare i Paesi in via di sviluppo a fare la loro parte e in chiusura si sono appellati al nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trum, ormai noto per le sue posizioni negazionistiche nei confronti del fenomeno dei cambiamenti climatici di unirsi alla lotta contro il riscaldamento globale.

Oltre i più importanti impegni sottoscritti dai Paesi della COP22, nel corso della conferenza sono emerse diverse novità concrete riguardanti i passi avanti che verranno fatti dalle singole Nazioni sul percorso della lotta ai cambiamenti climatici. A partire dal Marocco, il Paese che ha ospitato la conferenza, che ha annunciato un obiettivo del 52 per cento di rinnovabili elettriche al 2030, al Brasile, che ha tagliato un miliardo di dollari di sussidi alle fossili. E ancora. La Cina, che con le rinnovabili sta reimpiegando forza lavoro in una delle città “fantasma” del carbone come Yilin nella provincia di Shaanxi e cercando di combattere il pesante inquinamento dell’aria, alla dichiarazione del ministro dell’Ambiente tedesco Barbara Hendricks, che ha affermato che l’Europa compenserà gli eventuali mancati obiettivi statunitensi. E, non ultimo, l’impegno dei 47 Paesi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici che hanno annunciato di voler puntare a uno scenario 100 per cento rinnovabile.

“Durante queste due settimane abbiamo constatato una rinnovata determinazione ad andare avanti con quanto definito dagli accordi di Parigi. Ma se i governi vogliono essere seri e coerenti, nessun nuovo progetto di estrazione di combustibili fossili dovrebbe essere d’ora in poi autorizzato. Per evitare catastrofi climatiche dobbiamo inoltre proteggere le foreste e gli oceani, muoverci verso un’agricoltura sostenibile e puntare a un Pianeta 100 per cento rinnovabile. Noi saremo la generazione che porrà fine all’era combustibili fossili” ha commentato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. 

 “Nonostante sia venuto meno ancora una volta l’impegno a sostenere proprio i Paesi che soffrono maggiormente a causa dei cambiamenti climatici, l’obiettivo della Conferenza, ovvero concordare un piano di lavoro per aggiornare i nuovi obiettivi entro il 2018, è stato raggiunto” continua Onufrio. 

Ora bisognerà vedere cosa accadrà nei prossimi due anni, sia a livello globale che in Italia, dove il nostro governo si mostra sempre prodigo di belle parole, a cui però raramente fa seguire azioni concrete", conclude il direttore di Greenpeace. 

Rosamaria Freda
Direttore Editoriale

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