13/05/2017 - 00:51

Stangata per le famiglie italiane: l'energia costa troppo

A gennaio era già aumentato del 4,7% il costo del gas ed ora aumenta nuovamente la luce. Ogni anno in Italia il costo dell'energia (elettricità, gas, benzina e diesel) aumenta del 12% rispetto all'anno precedente. A tirare le somme è Avvenia (www.avvenia.com), leader dell'efficienza energetica, che mette in evidenza come gli italiani non solo pagano troppo, ma pagano anche più degli altri: il 18% in più rispetto alla media europea.
Aumentati in aprile i costi della bolletta della luce.

«L'energia costa troppo: consumiamo meno ma paghiamo di più» così gli analisti di Avvenia, uno dei maggiori player italiani nell'ambito dell'efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, sintetizzano la situazione energetica italiana.

Secondo quanto ha calcolato Avvenia, ogni anno in Italia il costo dell'energia (elettricità, gas, benzina e diesel) aumenta del 12% rispetto all'anno precedente: una tassa da 68 miliardi di euro che ogni anno esce dalle tasche degli italiani ed entra in quelle dei produttori di combustibili fossili, aggravando la bilancia commerciale.

Ed ora, dopo l'aumento del 4,7% del costo del gas a gennaio, ancora una stangata per le famiglie italiane: ad aprile aumentano i costi della bolletta della luce.

«Si tratta di cifre consistenti. Il giro d'affari del comparto energetico vale circa il 20% del Pil e l'indotto dà lavoro ad oltre mezzo milione di persone» spiega Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia.

Un settore dunque imponente, ma dal passo lento e discontinuo, con grandi accelerazioni tecnologiche, come quelle introdotte da Avvenia nell'ambito dell'efficientamento energetico, interrotte da brusche frenate determinate dalla mancanza di visione e strategia industriale da parte di molte aziende italiane.

Secondo Giorgio Mottironi, Chief Strategic Officer di Avvenia: «non solo gli italiani pagano troppo, ma pagano anche più degli altri: il 18% in più rispetto alla media europea».

Come è possibile? 
«Innanzi tutto a causa della nostra dipendenza dai combustibili fossili che è molto elevata: l'84% contro una media del 52%. E perfino ci tassiamo per mantenere questa dipendenza» risponde Mottironi.

Secondo un'indagine Ocse, che peraltro ha tenuto conto solo di alcuni settori, i sussidi alle fonti fossili sotto forma di esenzioni fiscali e agevolazioni ammontano in Italia ad oltre 2 miliardi di euro annui, ma le stime dell'Fmi fanno salire la cifra a 5,3 miliardi di euro. 

E, se si calcolassero anche i danni prodotti dai combustibili fossili all'ambiente e alla salute, secondo Avvenia si arriverebbe ad un aggravio pari a 50 miliardi di euro.

«Un secondo motivo per il caro bolletta -prosegue Mottironi- è il prezzo del gas naturale che, a seconda delle diverse fasce di consumo, è dal 25% al 36% più alto della media europea. Con la sola eliminazione di questo divario il risparmio ammonterebbe a 5 miliardi di euro l'anno, pari mediamente a circa 350 euro per ogni famiglia. 
E poi ancora, terzo motivo, bisogna considerare gli incentivi alle fonti rinnovabili che nell'ultimo decennio hanno pesato per circa un terzo dell'aumento del prezzo del chilowattora elettrico di una famiglia». 

Se l'efficienza energetica non ha infatti costi occulti, non è così per le fonti rinnovabili i cui costi in alcuni casi superano i vantaggi.

Insomma il futuro dell'energia è sempre più "white" e non solo in Italia, ma a livello mondiale. Solo nell'ultimo anno la white economy ha catalizzato investimenti in tutto il mondo per oltre 400 miliardi di dollari, più della generazione elettrica da fonti fossili e delle energie rinnovabili.

Quale leader della fascia di mercato legata ai progetti di efficientamento energetico, Avvenia ha sempre perseguito soluzioni in grado di produrre «innovazione» e «rivoluzione», ma non è sempre facile convincere le aziende che si possa migliorare ancora ciò che già esiste.


«Sul tema del caro bollette è poi importante sottolineare anche che i prezzi delle bollette non dicono tutto, poiché non prendono ad esempio in considerazione il prelievo fiscale che finanzia i combustibili fossili oppure il conseguente incremento delle spese ospedaliere che sono una conseguenza delle malattie causate dalle emissioni inquinanti. Consumiamo meno ma paghiamo di più» tiene a precisare Campaniello, 
Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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