A tracciare la discesa negli inferi e il possibile ritorno è
Lester Brown nel libro "
Piano B 4.0, Mobilitarsi per salvare la civiltà" edito da Edizioni Ambiente. Rispetto all'edizione 3.0 pubblicata nel 2008, il presidente del centro ricerche
Earth Policy Institute e fondatore dell'osservatorio ambientale
World Istitute si sofferma sulle conseguenze dei cambiamenti climatici su cibo e acqua. E, dall'analisi di centinaia di studi e dati statistici, le prospettive assicurate dal Piano A, l'attuale modello economico e industriale, non sono confortanti. La
domanda di risorse alimentari è in continua crescita per l'aumento della popolazione, del consumo di carne (che richiede un'elevata produzione di cereali per i mangimi) e per l'impiego per la produzione di biocarburanti. Per contro
l'offerta è in progressivo calo per la riduzione del suolo disponibile all'agricoltura dovuto a erosione, cementificazione, desertificazione, innalzamento del livello del mare e flessione della resa delle coltivazioni a causa dell'uso eccessivo di fertilizzanti. A complicare la situazione sono l'eccesso di sfruttamento delle risorse naturali, quali il pescato, e l'esaurimento delle risorse idriche per il prosciugamento delle falde e l'inquinamento.
Il risultato? La
popolazione malnutrita del globo potrebbe passare
da 825 milioni della metà degli anni Novanta a oltre 1,2 miliardi entro il 2015, decretando, di fatto, il fallimento di uno degli Obiettivi del Millennio stabilito dalla Nazioni Unite. Non solo. Tra gli effetti "collaterali" sono da annoverare
l'esodo di massa delle popolazioni,
l'aumento della povertà e dei conflitti sociali,
la lotta senza confini per il reperimento di cibo e acqua. E, naturalmente,
l'intensificarsi degli eventi naturali estremi come l'estate in corso a voluto ricordarci con le alluvioni in Pakistan, Cina, India e l'Europa centrale, il calore anomalo in Russia e l'ondata di gelo che ha colpito il Sud America. Tragedie che hanno provocato
oltre venti milioni di sfollati,
migliaia di morti e danni incalcolabili.
La buona notizia è che
evitare la discesa negli inferi si può. La ricetta di Lester Brown si chiama
Piano B e prevede quattro obiettivi: "
abbassare le emissioni di CO2
dell'80% entro il 2020, stabilizzare la
popolazione mondiale al di
sotto degli
8 miliardi, sconfiggere la povertà e ripristinare la stato di salute degli ecosistemi". Gli ingredienti per raggiungere i traguardi prefigurati sono innumerevoli e per lo più noti, come incremento dell'efficienza energetica e dell'impiego di fonti rinnovabili, l'adozione di sistemi di trasporto poco inquinanti e di tecniche agricole più efficaci, la riforestazione e lo sviluppo di materiali ecosostenibili, l'introduzione di tasse ambientali e la riduzione del costo del lavoro.
Se gli elementi proposti dal Piano B non sono "
rivoluzionari", le attrattive dell'analisi di Brown rimangono numerose. La più rilevante riguarda la concretezza:
tutte le soluzioni descritte sfruttano tecnologie esistenti e, soprattutto, sono
finanziariamente sostenibili. Secondo i calcoli dello studioso americano i
fondi necessari per raggiungere gli obiettivi per l'assistenza sociale di base e per risanare la Terra ammontano a
187 miliardi di dollari all'anno,
meno di un terzo del budget militare Usa (607 miliardi di dollari) e appena il
13% delle spese belliche mondiali (1.464). "Nessuno", sottolinea Brown, "può oggi sostenere che non ci sono le risorse sufficienti". È solo questione di decidere se "dare al terrorismo una risposta militare ad alto contenuto tecnologico" o "di
costruire una società globale equa e sostenibile che possa restituire a ognuno la speranza".
Unico elemento bellico da considerare, sottolinea Brown, è quello della
mobilitazione da tempo di guerra. Una mobilitazione che non necessariamente deve partire dall'alto. Anzi, è indispensabile la
partecipazione dal basso adottando di
stili di vita sostenibili e, soprattutto, e pretendendo dai rappresentanti politici le decisioni e i finanziamenti necessari per attuare il Piano B al più presto. Perché "l'interrogativo da sciogliere non riguarda quello che si deve fare, dato che questo è piuttosto chiaro a coloro che stanno analizzando la situazione globale.
La sfida è come farlo in tempo". (Recensione di Stefano Panzeri)