09/05/2019 - 15:26

No-profit e gestione organizzativa: una vera sfida

Sempre più spesso, soprattutto negli ultimi tempi, si sente parlare di organizzazioni senza scopo di lucro, conosciute anche come no profit
Di cosa si tratta? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. 

Gestire una no profit? Non è affatto facile
Economia sociale.  Come gestire con successo un’organizzazione senza scopo di lucro.

Le no profit sono organizzazioni che non hanno l’obiettivo di realizzare profitti. Non accumulano capitale, ma reinvestono tutti gli utili per le proprie attività. In questo modo offrono servizi a titolo gratuito a determinate categorie svantaggiate che non avrebbero altrimenti possibilità di accedervi. 

Sono diverse le organizzazioni che possono venire definite no profit: tra queste vi sono le organizzazioni di volontariato, le ONLUS, le cooperative sociali, le ONG (organizzazioni non governative), le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive dilettantistiche e molte altre.

Le no profit possono operare in molteplici ambiti. Si va dalle attività a tutela dell’ambiente, alla promozione culturale e a incontri di informazione libera. L’importante è che gli enti che perseguono tali obiettivi lo facciano senza alcuno scopo di lucro. I membri che ne fanno parte rinunciano in toto alla divisione di eventuali utili, e prestano la loro attività a titolo gratuito.

Le associazioni no-profit più conosciute sono di sicure le Organizzazioni non governative (ONG). Queste hanno lo scopo di aiutare i Paesi in via di sviluppo o le persone che arrivano da Paesi in stato di guerra e di instabilità politica. Non sono legate a nazionalità specifiche, così come non indirizzano le proprie attività sulla base di interessi politici o economici. 

Le no profit ottengono i fondi utili alla loro attività grazie ai contributi di soci e simpatizzanti, tramite raccolte fondi, quote di iscrizione o donazioni. Le associazioni di questo tipo nascono sulla base di un contratto di associazione. Questo contiene lo statuto in cui si precisa che l’obiettivo dei soci è quello di perseguire un interesse di natura puramente ideale e non economica. Nel contratto vengono poi elencate le attività di pertinenza dell’associazione e gli ambiti in cui queste si esplicano.

Se creare una no profit può sembrare semplice (a patto che si abbia la voglia e la passione per seguirne le attività), la gestione è simile a quella di un’azienda. Sono necessarie attenzione, competenza e precisione. Bisogna saper gestire bene i fondi, inquadrare gli obiettivi da raggiungere, organizzare le attività dei soci e dei volontari, curare la parte amministrativa e burocratica.

In modo simile a quello che succede in una normale attività, anche nelle no profit ci sono entrate e uscite di denaro. Le normative impongono di tenerne traccia in appositi registri, e di garantire la trasparenza della gestione dell’associazione. Si tratta di mansioni complesse, che possono richiedere anche competenze specifiche. 

Per semplificarle però si può fare ricorso a strumenti appositi, come programmi gestionali o carte prepagate multiuso. Grazie alle carte prepagate ogni affiliato all’organizzazione avrà un budget per gli acquisti relativi alle attività societarie. Si può così tenere traccia delle spese dell’associazione con soluzioni specifiche: si può pensare di usare una carta prepagata ad una missione specifica o a un progetto particolare in modo da gestire meglio il budget e l’andamento delle attività.

La difficoltà di gestione di queste realtà fa apprezzare ancora di più la volontà di chi decide di mettere il proprio tempo a disposizione di progetti di ampio respiro votati all’interesse del prossimo. Spesso le no profit sono le uniche realtà assistenziali in zone difficili ed estremamente svantaggiate, in cui i governi o le autorità hanno difficoltà ad agire. Si tratta di realtà che andrebbero incoraggiate e appoggiate.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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