29/05/2026 - 19:42

Stop alle guide ambientali oltre i 700 metri sulle montagne lombarde, la categoria insorge

Turismo sostenibile

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha confermato il limite imposto dalla Regione Lombardia, impedendo alle Guide Ambientali Escursionistiche di operare su sentieri escursionistici oltre i 700 metri di quota.

Le associazioni di categoria, che rappresentano migliaia di professionisti, contestano la decisione, evidenziando dati sulla sicurezza e chiedendo a gran voce una legge nazionale che faccia chiarezza e tuteli la libera concorrenza e il turismo sostenibile.
 

Stop alle guide ambientali oltre i 700 metri sulle montagne lombarde, la categoria insorge

Stop guide ambientali in Lombardia oltre i 700 metri: la sentenza del Consiglio di Stato.

Il futuro delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) in Lombardia è appeso a un filo, o meglio, a una quota. Con una sentenza emessa a maggio 2026, il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi presentati contro le limitazioni introdotte nel 2024 dalla Regione, che di fatto riservano l'accompagnamento su sentieri classificati E (escursionistico) ed EE (escursionistico esperto) oltre i 700 metri di altitudine esclusivamente alle guide alpine e agli accompagnatori di media montagna (AMM).

La decisione ha scatenato la dura reazione delle associazioni di categoria, che rappresentano oltre 5.550 professionisti in tutta Italia, di cui circa 400 operanti in Lombardia. La preoccupazione è forte, non solo per le implicazioni economiche e professionali, ma anche per i profili giuridici di una sentenza definita critica e carente. Secondo le associazioni, non sarebbero stati considerati elementi chiave, come i dati forniti dalle assicurazioni delle GAE. Questi numeri certificano un numero irrisorio di incidenti lievi negli ultimi cinque anni (solo 2), un dato che contrasta nettamente con le migliaia di interventi del Soccorso Alpino citate nelle sentenze.

Le Guide Ambientali Escursionistiche si confermano quindi come professionisti formati, assicurati e focalizzati sulla prevenzione e la gestione consapevole dei gruppi, rendendo l'escursionismo accompagnato un'attività sicura e affidabile.

I punti fermi delle associazioni: una battaglia non ancora persa

Le principali sigle del settore, AGAE (Associazione Guide Ambientali Europee), AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), ASSOGUIDE e LAGAP (Libera Associazione Guide Ambientali-escursionistiche Professioniste), pur prendendo atto della sentenza, chiariscono alcuni punti fondamentali. Innanzitutto, le limitazioni imposte hanno validità esclusivamente sul territorio della Regione Lombardia. Ogni tentativo di estenderle ad altre regioni, dove la professione è pienamente legittimata dalla L. 4/2013, è considerato privo di fondamento.

In secondo luogo, tali restrizioni non si applicano alle aree protette, siano esse nazionali o regionali. La competenza sulla regolamentazione della sentieristica e delle attività nei parchi, come chiarito da precedenti sentenze della Corte costituzionale (n. 121/2018 e n. 180/2019), appartiene infatti agli enti gestori. Infine, la questione a livello nazionale resta aperta: la sentenza del Consiglio di Stato non è risolutiva, poiché esistono altre pronunce di diversi organi giurisdizionali che offrono interpretazioni differenti. Per questo, si conferma l'urgenza di una legge nazionale chiara e uniforme.

Le voci dei presidenti: "Pronti a difendere la nostra identità"

La compattezza del settore emerge dalle dichiarazioni dei presidenti delle associazioni, che chiedono rispetto per la propria professionalità e denunciano un attacco alla libera concorrenza.

“Mai come adesso le varie associazioni stanno mostrando a tutto il mondo che siamo davvero una categoria di professionisti, forti di un grande numero di rappresentanti e capaci di muovere un mercato già ricco ed in crescita. Anche per questo rinnovato spirito corportativo la nostra figura professionale non può essere in alcun modo asservita ad altre che sono profondamente diverse nell'impostazione, nelle competenze e negli aspetti commerciali. Siamo pronti a difendere la nostra identità contro ogni tentativo di acquisire il nostro pubblico e il nostro mercato”, dichiara Alberto Calamai, presidente AGAE.

“Come AIGAE rappresentiamo oltre 3500 guide in tutta Italia, oltre 300 sono in Lombardia, facciamo rete insieme alle altre associazioni per far comprendere quale sarà l’impatto sulla vita delle GAE che lavorano in Lombardia” – afferma Guglielmo Ruggiero, presidente nazionale AIGAE“I nostri iscritti sono professionisti competenti e validi che non metterebbero mai a repentaglio la sicurezza delle persone che accompagnano nell’escursioni e sono preparati per il Primo Soccorso. Pensiamo che la sentenza del Consiglio di Stato, a conferma delle precedenti, sia un grave attacco alla libera concorrenza e un ostacolo per lo sviluppo del turismo ambientale”.

“Quella introdotta in Lombardia è una misura sproporzionata e profondamente distante dalla realtà del nostro lavoro”, dichiara l’avvocato Luca Berchicci, presidente AssoGuide. “Oggi più che mai è necessario che le Guide Ambientali Escursionistiche vengano finalmente ascoltate e riconosciute attraverso una legge nazionale moderna, capace di tutelare davvero chi lavora con competenza e responsabilità, che ci protegga da interpretazioni restrittive e da tentativi di limitare illegittimamente il nostro ambito professionale. Le GAE sono professionisti preparati, aggiornati e attenti. È un fatto che il nostro approccio all’accompagnamento è improntato alla prudenza e alla gestione consapevole dei gruppi, e i dati dimostrano che l’escursionismo accompagnato dalle GAE è un’attività sicura”.

"Questa pronuncia del Consiglio di Stato non è solo un colpo alle Guide Ambientali Escursionistiche, ma un danno all'intero sistema del turismo sostenibile e alla libera concorrenza" afferma Marco Fazion, presidente LAGAP - "Siamo totalmente allineati nel percorso di tutela avviato insieme alle altre sigle: le GAE non sono un pericolo, ma una risorsa d'eccellenza per i territori, formata e preparata alla gestione consapevole del rischio. Condividiamo la necessità assoluta di una legge nazionale che metta fine a queste interpretazioni restrittive e sproporzionate, restituendo dignità e certezze a chi lavora con responsabilità e passione”.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile
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