21/04/2026 - 16:25

RAEE e Materie Prime Critiche: l'Italia perde valore, il caso Seval

L'Italia raccoglie Rifiuti Elettrici ed Elettronici ricchi di materie prime critiche, ma il loro valore economico e strategico finisce spesso all'estero per la mancanza di impianti di riciclo avanzati.

Il caso coraggioso del Gruppo Seval, che investe in un nuovo polo per le batterie, accende i riflettori sull'urgenza di aumentare la raccolta e snellire la burocrazia.

RAEE e Materie Prime Critiche: l'Italia perde valore, il caso Seval

L'Italia si trova di fronte a un paradosso critico: raccogliamo RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) che contengono un vero e proprio tesoro di Materie Prime Critiche (CRM), ma lasciamo che questo valore, economico e strategico, scivoli via verso l'estero. La causa? Una raccolta ancora insufficiente a garantire flussi costanti e la mancanza di un numero adeguato di impianti di riciclo avanzati, frenati da iter autorizzativi lunghissimi. È questo l'allarme lanciato durante la visita istituzionale di una delegazione di europarlamentari all'impianto del Gruppo Seval, un'eccellenza nel trattamento di RAEE e batterie.

L'evento, parte della campagna "Impianti Aperti on the road" di ASSOAMBIENTE, ha visto la partecipazione degli europarlamentari Benedetta Scuderi, Pietro Fiocchi, Irene Tinagli e Gaetano Pedullà, insieme ad Alessandra Zampieri del Centro Comune di Ricerca (CCR) e Maurizio Molinari del Parlamento Europeo, accompagnati da figure chiave del settore come Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE, ed Elisabetta Perrotta, Direttore di Assoambiente.

Il paradosso italiano delle materie prime critiche

Il problema è chiaro: i componenti più preziosi dei nostri vecchi smartphone, computer e batterie, invece di alimentare un'industria nazionale del riciclo, vengono esportati fuori dall'Unione Europea. Questo non solo rappresenta una perdita economica, ma mina l'autonomia industriale del Paese e dell'Europa, un obiettivo prioritario del Circular Economy Act.

“Attualmente i componenti dei RAEE più ricchi di Materie Prime Critiche vengono esportati al di fuori dell'Unione Europea o gestiti senza un adeguato riciclo di tali CRM”, afferma Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. “Una dinamica che determina una perdita di valore economico e industriale per il nostro Paese e, più in generale, per l’Europa. È quindi urgente incrementare la raccolta dei RAEE e sostenere la realizzazione di impianti in grado di estrarre dai RAEE anche i materiali presenti in piccolissima quantità.”

Per rendere attrattivi gli investimenti in tecnologie di estrazione avanzate, è fondamentale garantire agli impianti un flusso di rifiuti stabile e cospicuo. Aumentare i tassi di raccolta di RAEE e Rifiuti di Batterie (RB) è il primo, imprescindibile passo.

Burocrazia e autorizzazioni: un freno agli investimenti

Accanto alla raccolta, un altro ostacolo titanico è la burocrazia. La realizzazione di nuovi impianti di trattamento è oggi soffocata da una complessità normativa e da tempistiche che possono superare i quattro anni. Una semplificazione degli iter autorizzativi, in linea con le direttive europee, è una leva strategica per sbloccare gli investimenti e permettere all'Italia di diventare un leader nell'economia circolare.

La risposta coraggiosa: l'impianto Seval a Colico

In questo scenario complesso, l'iniziativa del Gruppo Seval appare esemplare e coraggiosa. L'azienda sta realizzando un nuovo impianto all'avanguardia per il trattamento delle batterie agli ioni di litio. Una volta a regime, la struttura potrà processare fino a 15.000 tonnellate all'anno di batterie da veicoli elettrici, mobilità leggera e sistemi di accumulo, recuperando materie prime critiche come litio, cobalto, nichel e rame per reimmetterle nel ciclo produttivo. Un'urgenza, considerando che nel 2025 sono state immesse sul mercato italiano 160.000 tonnellate di batterie di grande taglia, che si sommano alle oltre 800.000 già in circolazione.

“L’impianto, basato su tecnologia brevettata Duesenfeld, utilizza un processo a freddo che permette di non degradare la sostanza di cui è composta la batteria e allo stesso tempo di non generare composti acidi difficili da abbattere”, spiega Alessandro Danesi, Direttore Commerciale di Seval. “Il processo prevede la scarica elettrica completa delle batterie con recupero dell’energia residua, fino al 50% del fabbisogno energetico dell’impianto.”

Un modello per l'economia circolare nazionale

Questo progetto non resterà isolato. Il Gruppo Seval ha già in programma la realizzazione di un impianto gemello nel Sud Italia, presso Riplastic Spa a Potenza, per creare una rete nazionale per il riciclo delle batterie.

“Le eccellenze impiantistiche presenti sul territorio italiano [...] dimostrano come l’innovazione e la gestione efficiente dei rifiuti possano contribuire concretamente alla sicurezza energetica e degli approvvigionamenti”, sottolinea Elisabetta Perrotta, Direttore di ASSOAMBIENTE, evidenziando l'attesa per le direttive del prossimo Circular Economy Act. L'esempio di Seval dimostra che la tecnologia e la visione ci sono. Ora serve un'azione di sistema per non disperdere più il nostro tesoro hi-tech.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile
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