16/06/2026 - 18:33

Bioeconomia, un tesoro da 433 miliardi: l'Italia che cresce sostenibile

Transizione ecologica

Presentato oggi a Roma il 12° Rapporto sulla Bioeconomia di Intesa Sanpaolo e Cluster SPRING.

L'Italia si conferma una superpotenza europea del settore con un valore di produzione di 433,3 miliardi di euro e oltre due milioni di addetti. Un'analisi che svela il ruolo cruciale di questa filiera per la transizione ecologica e l'autonomia strategica del Paese, con un focus speciale sul settore del legno e dell'innovazione.

12° Rapporto la Bioeconomia in Europa

Bioeconomia: il Rapporto 2026 svela un'Italia da 433 miliardi

Il 12° Rapporto sulla Bioeconomia di Intesa Sanpaolo e Cluster SPRING rivela i numeri di un settore strategico: 433,3 miliardi di euro di valore e 2 milioni di addetti in Italia. Un'analisi sulla crescita sostenibile, l'economia circolare e il futuro green del Paese.

La bioeconomia non è più un concetto per pochi addetti ai lavori, ma un pilastro strategico e sempre più solido della nostra economia. Parliamo di quell'insieme di attività che, utilizzando materie prime di origine biologica e rinnovabile, producono beni ed energia, conciliando crescita economica e sostenibilità ambientale. Un settore che, come certificato dal 12° Rapporto sulla Bioeconomia, presentato a Roma il 16 giugno 2026 e redatto dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING (il cluster italiano della Bioeconomia circolare), rappresenta per l'Italia un'eccellenza e una leva fondamentale per il futuro.

Il rapporto, giunto alla sua dodicesima edizione, si conferma un punto di riferimento essenziale per comprendere le dinamiche di un comparto vitale per la transizione ecologica e per la riduzione delle dipendenze strategiche, temi quanto mai attuali.

I numeri della bioeconomia in Europa e in Italia

I dati parlano chiaro: a livello europeo (UE27), la bioeconomia ha generato nel 2025 un valore della produzione di ben 3.174 miliardi di euro, dando lavoro a oltre 17 milioni di persone. In questa classifica, l'Italia gioca un ruolo da protagonista. Se in termini assoluti la Germania è prima, seguita da Francia, Italia e Spagna, è in termini relativi che il nostro Paese emerge con forza: il peso della bioeconomia sul totale dell'economia nazionale è superiore alla media europea, a testimonianza di una spiccata specializzazione.

Nel dettaglio, l'output della bioeconomia in Italia ha raggiunto i 433,3 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 2,7% a prezzi correnti. Un risultato trainato soprattutto dalla straordinaria competitività della filiera agro-alimentare sui mercati internazionali. L'occupazione si mantiene stabile, con poco più di due milioni di addetti. Complessivamente, questo "tesoro" sostenibile pesa per circa il 10% sul totale delle attività economiche del Paese e per il 7,6% dell'occupazione totale.
Le regioni del Centro-Nord, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in testa, guidano la classifica per valore aggiunto, mentre il Mezzogiorno si distingue per una maggiore incidenza occupazionale e una forte vocazione nella filiera agro-alimentare e nella valorizzazione delle risorse naturali.

Un'analisi approfondita sulla filiera del legno

Un capitolo significativo del rapporto è dedicato alla filiera del legno, un esempio perfetto di economia circolare. In Europa, la superficie forestale è cresciuta dell'11% tra il 1990 e il 2025, rendendo il continente quasi autonomo per l'approvvigionamento di materie prime legnose.
L'Italia, in questo scenario, brilla particolarmente: l'incremento della superficie forestale ha raggiunto il +24% (1990-2025), accompagnato da un aumento record dell'occupazione nella silvicoltura (+56,9% tra 2000-23). Il nostro Paese ha confermato nel 2025 la sua leadership europea nel fatturato della produzione di mobili, anche per la componente bio-based.

In termini di sostenibilità, l'Italia si dimostra virtuosa con livelli elevati di riciclo dei rifiuti in legno: per gli imballaggi, la percentuale di riciclo è del 64,9%, tra le più alte in Europa. La raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani in legno è cresciuta del 66,8% tra il 2014 e il 2024, un dato che evidenzia una crescente sensibilità verso questi temi.

Le sfide ancora aperte e gli spazi di miglioramento

Nonostante i successi, la strada è ancora lunga. Il rapporto evidenzia come l'innovazione sia un fattore cruciale, con 707 start-up innovative censite nel 2025 nel settore (il 6,2% del totale). Tuttavia, rimangono ampi margini di miglioramento. Secondo una survey, oltre la metà delle imprese della filiera del legno non utilizza ancora materie prime seconde e solo il 6,1% progetta i propri prodotti in un'ottica di riciclabilità e disassemblaggio (ecodesign). È qui che si giocherà la partita del futuro: rafforzare le filiere bio-based e circolari, sostenere gli investimenti e migliorare l'integrazione tra territori e imprese.

Le voci degli esperti: visione e futuro

Durante la presentazione sono intervenute figure chiave del settore, che hanno delineato la visione per il futuro.

Stefania Trenti, Responsabile Industry and Local Economies Research di Intesa Sanpaolo, ha commentato: “La sostituzione di materie prime di origine fossile, al centro dello sviluppo della Bioeconomia, rappresenta nel contesto attuale un obiettivo sempre più strategico e non soltanto di sostenibilità ambientale. La filiera del legno rappresenta, in questo senso, un caso paradigmatico: la crescita della superficie forestale e della produzione di legno per riscaldamento in Europa ed in Italia, sostenuta anche dalle politiche di protezione della biodiversità, ha rappresentato un asset importante durante la fase più acuta della crisi del gas del 2022. L'Italia evidenzia una crescita significativa della superficie forestale, che si è accompagnata, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, ad uno sviluppo delle attività di sfruttamento. La silvicoltura e le attività più a monte di prima lavorazione del legno rivestono tuttavia ancora un ruolo limitato, a fronte dell'elevata capacità competitiva nelle fasi a valle, in particolare nella produzione di mobili, dove il Paese si colloca ai vertici europei per fatturato e tra i principali player mondiali nei prodotti di qualità elevata”.

Catia Bastioli, Presidente Cluster SPRING, ha affermato: “La bioeconomia circolare rappresenta una risposta concreta e sistemica alle sfide contemporanee, ripensando produzione, uso e fine vita, generando bioprodotti che non si accumulano negli ecosistemi, e nuove tecnologie applicabili a scarti e sottoprodotti, senza sprecare nulla. È un modello di innovazione industriale che apre nuove prospettive per un Made in Italy e un Made in Europe sempre più sostenibili, resilienti e competitivi. Grazie alla nuova Strategia europea per la Bioeconomia 2025, abbiamo un'opportunità concreta per mettere a terra misure che premino rapidamente i modelli virtuosi e sostengano la domanda di prodotti bio-based, a partire anche da nuovi codici statistici per le bioraffinerie e dal supporto a progetti territoriali. La vera sfida è costruire una visione condivisa del futuro europeo, rafforzando dialogo e cooperazione tra Paesi, regioni, filiere e ricerca: solo così la bioeconomia potrà affermarsi come un asset strategico, capace di generare valore ambientale, sociale ed economico e contribuire a un'Europa più resiliente e prospera.”

Infine, Fabio Fava, Professore ordinario presso la Scuola di Ingegneria dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Coordinatore del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia (GCNB) del Comitato Nazionale Biosicurezza, Biotecnologie e Scienza della Vita (CNBBSV), ha concluso: “L'analisi contenuta nel Rapporto conferma ancora una volta la rilevanza economica e occupazionale della bioeconomia, sia a livello europeo che nel nostro Paese, dove il metasettore continua a crescere, trainato soprattutto dalla filiera agroalimentare, generando valore e nuova occupazione sull'intero territorio nazionale. Si conferma così la resilienza di un comparto che contribuisce concretamente alla decarbonizzazione, alla rigerenazione dei suoli e degli ecosistemi terrestri e marini e, nel caso italiano, alla valorizzazione di tante aree rurali, forestali e costiere. Queste evidenze rappresenteranno un importante riferimento per le attività del Gruppo di Coordinamento Nazionale Bioeconomia della Presidenza del Consiglio, contribuendo ad orientare l'attuazione sul territorio nazionale delle raccomandazioni contenute nel Piano di implementazione della Strategia Nazionale per la Bioeconomia e nella nuova Strategia presentata dalla Commissione UE per il settore.”

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile
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