13/03/2026 - 18:25

Un “codice invisibile” per i prodotti: la tecnologia che può rivoluzionare il riciclo della plastica

Un progetto europeo finanziato con 2,36 milioni di euro punta a introdurre marcatori invisibili nei materiali plastici per migliorarne la tracciabilità e la qualità del riciclo. La tecnologia sviluppata dall’Università di Bologna e dallo spin-off Sinbiosys potrebbe rendere più efficiente la filiera del riciclo e contrastare greenwashing e contraffazione.

progetto Eliset

La possibilità di applicare veri e propri “codici invisibili” ai prodotti potrebbe cambiare il modo in cui vengono gestite le plastiche a fine vita. È questo l’obiettivo di ELISET (Emission Lifetimes technology for sorting, Security and Traceability), progetto europeo finanziato con 2,36 milioni di euro nell’ambito del programma EIC Transition, lo strumento della Commissione europea che sostiene il passaggio delle innovazioni scientifiche dal laboratorio al mercato.

La tecnologia punta a rafforzare la tracciabilità dei materiali e a rendere più efficiente la filiera del riciclo della plastica, facilitando l’identificazione dei diversi polimeri durante le operazioni di selezione e trattamento. Il progetto rappresenta una nuova tappa di un percorso di ricerca iniziato oltre dieci anni fa all’Università di Bologna, poi sviluppato anche grazie allo spin-off tecnologico Sinbiosys.

L’obiettivo è integrare sistemi di marcatura direttamente nei materiali, consentendo una lettura rapida e automatizzata nelle fasi di selezione, recupero e riciclo.

La sfida europea della filiera del riciclo delle plastiche

La filiera europea del riciclo delle plastiche sta attraversando una fase particolarmente delicata. Da un lato cresce la pressione normativa per aumentare le quote di materiale riciclato nei prodotti; dall’altro, le imprese del settore devono confrontarsi con costi elevati, qualità variabile dei flussi di rifiuti e difficoltà nel garantire materiali riciclati competitivi.

Secondo Paola Ceroni, professoressa al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna e cofondatrice di Sinbiosys, il progetto si inserisce proprio in questo contesto.

“ELISET si colloca in un momento cruciale per l’Europa: la filiera del riciclo delle plastiche sta affrontando una fase complessa, tra pressioni economiche, richieste di qualità e quantità sempre più elevate e la necessità di rendere il riciclo realmente competitivo”, spiega la ricercatrice.

Uno dei principali problemi riguarda infatti la qualità dei materiali riciclati. Se i flussi di plastica in ingresso sono difficili da identificare o risultano contaminati, il materiale ottenuto dal riciclo perde valore e diventa meno competitivo rispetto alla plastica vergine.

Secondo Ceroni, disporre di materiali “più facilmente identificabili e più puri” rappresenta quindi una condizione essenziale per aumentare il valore del riciclato e rafforzare la sostenibilità industriale del settore.

Come funziona la tecnologia dei “codici invisibili”

La soluzione sviluppata da ELISET si basa su nanocristalli di silicio luminescenti, noti come silicon quantum dots. Si tratta di marcatori invisibili a occhio nudo che possono essere integrati nei materiali senza modificarne l’aspetto o le caratteristiche estetiche.

Questi marcatori emettono segnali luminescenti che possono essere rilevati da specifici sistemi ottici. In questo modo diventa possibile identificare rapidamente i materiali durante le operazioni di selezione automatizzata negli impianti di riciclo.

La tecnologia non si limita però al semplice “colore” dell’emissione luminosa. Il sistema sfrutta anche il tempo di decadimento della luminescenza, cioè la durata del segnale emesso dal marcatore.

Questa firma temporale rappresenta una sorta di codice unico, che rende il sistema di identificazione più robusto e difficile da replicare. Proprio per questo motivo la tecnologia può essere utilizzata non solo per migliorare il riciclo delle plastiche, ma anche per applicazioni di anticontraffazione e tracciabilità dei prodotti.

Tracciabilità dei materiali e lotta al greenwashing

Oltre a migliorare la qualità del riciclo, la tecnologia potrebbe avere implicazioni importanti anche sul fronte della trasparenza delle filiere industriali.

Integrare un sistema di marcatura invisibile nei materiali permette infatti di collegare il prodotto a sistemi digitali di gestione delle catene del valore, rendendo possibile il monitoraggio lungo tutto il ciclo di vita.

Questo approccio potrebbe contribuire a rafforzare la tracciabilità dei materiali riciclati, un elemento sempre più rilevante nel dibattito europeo su economia circolare e greenwashing.

La possibilità di verificare l’origine e la composizione dei materiali può infatti aiutare le aziende a dimostrare in modo più credibile l’utilizzo di plastica riciclata nei propri prodotti, contrastando pratiche di comunicazione ambientale non verificabili.

Dalla ricerca al mercato

Il progetto ELISET rappresenta anche un esempio di trasferimento tecnologico tra ricerca accademica e applicazioni industriali. Il percorso che ha portato allo sviluppo della tecnologia è iniziato oltre dieci anni fa nei laboratori dell’Università di Bologna e si è progressivamente consolidato con la creazione dello spin-off Sinbiosys.

Secondo i promotori, l’obiettivo è dimostrare come risultati scientifici avanzati possano tradursi in soluzioni concrete per affrontare alcune delle sfide della transizione ecologica.

“Con ELISET vogliamo dimostrare che risultati di ricerca avanzata possono trasformarsi in soluzioni tempestive per affrontare alcune delle sfide più urgenti della transizione ecologica”, sottolinea Ceroni.

Tra queste rientrano la qualità del riciclo, la trasparenza delle catene del valore e la tutela dei prodotti e dei materiali lungo le filiere industriali.

Se la tecnologia dimostrerà la propria efficacia su scala industriale, potrebbe contribuire a rafforzare il ruolo dell’Europa nello sviluppo di soluzioni innovative per l’economia circolare, rendendo il riciclo delle plastiche più efficiente, tracciabile e competitivo.

Tommaso Tautonico
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