17/09/2025 - 18:43

Per un’economia nature positive che protegge e rigenera valore

Il Rapporto “Verso un’economia Nature Positive” mostra come investire nella natura generi ritorni fino a 38 euro per ogni euro speso. In Italia ignorare il degrado degli ecosistemi costerebbe 2,2 miliardi l’anno. La transizione nature-positive è opportunità per imprese e territori.

restoration economy

I processi che regolano il Capitale Naturale sono silenziosi e spesso invisibili, ma hanno un ruolo fondamentale per il nostro benessere e per l’economia. La pressione crescente sugli ecosistemi ha superato la loro capacità rigenerativa e, se il trend non cambierà, entro il 2050 il 90% degli ecosistemi mondiali risulterà gravemente compromesso, con un milione di specie a rischio estinzione entro fine secolo.

L’impatto economico è rilevante: in Italia, la perdita di servizi ecosistemici come acqua, suolo fertile e regolazione climatica comporterebbe danni annuali stimati in 2,2 miliardi di euro. A livello europeo la cifra raggiungerebbe i 57 miliardi l’anno. Al contrario, investire nel ripristino della natura può generare ritorni tra i 4 e i 38 euro per ogni euro speso, rendendo chiaro che la tutela ambientale è anche una strategia economica vincente.

Il Rapporto “Verso un’economia Nature Positive”

Questi dati emergono dal Rapporto “Verso un’economia Nature Positive”, presentato durante il convegno Restoration Economy: le imprese protagoniste della riqualificazione dei territori, organizzato dal Nature Positive Network, promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po e dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile.

Edo Ronchi, presidente della Fondazione, ha sottolineato come la transizione verso un’economia nature-positive richieda forti investimenti e un cambio di paradigma. Tuttavia, i benefici economici e sociali superano di gran lunga i costi, rendendo questa transizione non solo possibile ma anche necessaria per garantire sicurezza economica e stabilità sociale.

Il rischio natura in Italia

Il quadro italiano appare particolarmente critico: 58 ecosistemi su 85 sono in uno stato di conservazione sfavorevole e solo il 9,9% degli habitat comunitari gode di condizioni favorevoli. Quasi metà della superficie nazionale occupata da ecosistemi naturali, il 46,3%, è oggi a rischio, con un peggioramento evidente nell’Ecoregione Padana.

Il consumo di suolo, che ha raggiunto il 7,16% del territorio, si concentra soprattutto in pianura Padana e lungo l’asse Milano-Venezia. Anche la qualità delle acque risente di questa pressione: soltanto il 47% dei corpi idrici superficiali presenta uno stato ecologico buono o elevato. Al contrario, ecosistemi sani e ben gestiti sono fondamentali per l’adattamento ai cambiamenti climatici, grazie alla loro capacità di sequestrare carbonio, contenere le piene, favorire l’infiltrazione dell’acqua e ridurre le isole di calore.

Perché conviene alle imprese essere nature positive

Le imprese, storicamente, hanno basato i propri modelli di business sull’idea che le risorse naturali fossero gratuite e inesauribili. Oggi questo approccio mostra tutti i suoi limiti: circa metà del PIL mondiale dipende dalla natura e il suo degrado rappresenta un rischio crescente.

Adottare una strategia nature-positive può rafforzare l’accesso al credito, stimolare l’innovazione, aprire nuovi mercati e generare legami più solidi con i territori. Significa anche contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici globali e ridurre i costi futuri, perché prevenire il degrado ambientale risulta molto meno oneroso che intervenire a posteriori per riparare i danni.

Giuseppe Dodaro, coordinatore del Nature Positive Network, ha ricordato che la sfida principale riguarda i finanziamenti. L’Unione Europea ha previsto 115 miliardi di euro per la biodiversità nel bilancio 2021-2027, ma per rendere efficace la transizione è necessario unire risorse pubbliche, private e territoriali, trasformando i progetti isolati in interventi strutturali e scientificamente misurabili.

Una governance condivisa per la sostenibilità

Per Andrea Colombo, Segretario Generale facente funzione dell’Autorità di Bacino del Po, la gestione delle risorse idriche e naturali richiede un nuovo modello di governance pubblico-privata, capace di integrare dimensione ambientale, economica e sociale. Secondo Colombo, la collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini rappresenta una strada concreta per rafforzare la competitività dei territori, costruire coesione sociale e trasformare la sostenibilità in un motore di sviluppo.

Tommaso Tautonico
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