18/12/2025 - 12:14

Trasporto pubblico sotto attacco: meno fondi, meno treni e più disuguaglianze sociali

Il nuovo Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente denuncia un sistema di trasporto pubblico italiano sempre più impoverito: il Fondo Nazionale Trasporti vale il 38% in meno rispetto al 2009, circolano meno treni regionali e le risorse vengono dirottate verso grandi opere come il Ponte sullo Stretto di Messina, mentre cresce la transport poverty e peggiorano i servizi per milioni di pendolari.

Pendolaria

Il cuore della crisi è il sottofinanziamento cronico del trasporto pubblico locale. Secondo Legambiente, nel 2026 il Fondo Nazionale Trasporti avrà un valore reale inferiore del 38% rispetto al 2009, a causa dell’inflazione e dei tagli mai recuperati dopo il 2010.
La legge di Bilancio 2026 non inverte la rotta e, anzi, definanzia interventi cruciali come la Metro C di Roma, il prolungamento della M4 di Milano e il collegamento ferroviario Afragola–Napoli, aggravando le difficoltà nelle aree urbane a maggiore domanda di mobilità.

Meno treni in circolazione, più disagi per pendolari e studenti

Nonostante la riduzione dell’età media dei convogli, nel 2024 hanno circolato 185 treni regionali in meno rispetto all’anno precedente. Le dismissioni dei mezzi più vecchi non sono state compensate da nuovi acquisti, con effetti diretti su frequenze, affollamento e affidabilità del servizio.
Un paradosso che colpisce quotidianamente milioni di pendolari, in un contesto in cui il trasporto pubblico dovrebbe essere rafforzato, non ridotto.

Grandi opere contro mobilità quotidiana: il caso Ponte sullo Stretto

Il Rapporto Pendolaria mette in luce uno sbilanciamento profondo delle politiche infrastrutturali. Al Ponte sullo Stretto di Messina sono destinati 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri, mentre con 5,4 miliardi – circa un terzo della cifra – sono in realizzazione 250 chilometri di nuove linee tranviarie in 11 città italiane.
Una scelta che privilegia opere simboliche a scapito di metropolitane, tram e ferrovie urbane, fondamentali per ridurre traffico, emissioni e disuguaglianze.

Linee peggiori e territori isolati

Il report conferma criticità storiche: la Circumvesuviana, la Roma–Lido, la Roma Nord–Viterbo (con 8.038 corse soppresse nel 2025), la Salerno–Avellino, fino alle nuove emergenze come la Sassari–Alghero.
In Sicilia restano chiusi da oltre un decennio collegamenti strategici come la Catania–Gela e la Palermo–Trapani via Milo, simboli di un Mezzogiorno sempre più isolato.

Crisi climatica e trasporti: un sistema sempre più vulnerabile

Dal 2010 al 2025 Legambiente ha censito 229 eventi meteo estremi che hanno causato interruzioni del servizio ferroviario, 26 solo nel 2025. Allagamenti, frane e ondate di calore colpiscono soprattutto le grandi città.
Secondo le stime, entro il 2050 i danni alle infrastrutture di mobilità potrebbero costare fino a 5 miliardi di euro l’anno, senza un serio piano di adattamento climatico.

Transport poverty: quando muoversi diventa un privilegio

Il Rapporto Pendolaria accende i riflettori sulla transport poverty, una forma di esclusione sociale in crescita. In Italia la spesa per i trasporti arriva al 10,8% del bilancio familiare, ben oltre la soglia europea di vulnerabilità del 6%.
Servizi inaffidabili e costosi spingono famiglie, studenti e lavoratori a rinunciare a opportunità di lavoro, studio e cura, ampliando le disuguaglianze sociali e territoriali.

Le proposte: investire nel ferro e nella mobilità sostenibile

Per Legambiente serve un cambio di rotta netto: rifinanziare strutturalmente il Fondo Nazionale Trasporti, aumentare frequenze e corse, investire in metropolitane, tranvie e ferrovie urbane, introdurre tariffe integrate e puntare su mobilità attiva, condivisa ed elettrica.
Continuare a puntare sulle grandi opere stradali significa allontanarsi dagli obiettivi climatici e rendere la mobilità sempre meno equa.

Tommaso Tautonico
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