02/12/2025 - 12:04

Trasporto pubblico: l’Italia è fanalino di coda in Europa

Il nuovo rapporto “Mind the Gap” di Clean Cities certifica il divario tra il TPL italiano e quello europeo: meno offerta, meno infrastrutture, meno soddisfazione degli utenti e un sottofinanziamento che, dal 2019, vale 4 miliardi di euro bruciati dall’inflazione. La proposta: aumentare di 1,2 miliardi il Fondo Nazionale Trasporti.

trasporto pubblico

Il nuovo rapporto “Mind the Gap” di Clean Cities fotografa un’Italia che, sul trasporto pubblico locale, resta molto indietro rispetto al resto d’Europa. Il TPL italiano è meno capillare, meno competitivo e fortemente sottofinanziato, con un divario che negli ultimi cinque anni è esploso in tutta la sua evidenza: il settore ha infatti perso 4 miliardi di euro a causa dell’inflazione che ha eroso gli stanziamenti del Fondo Nazionale Trasporti.

Secondo lo studio, le grandi città italiane dispongono di metà dell’offerta delle principali città europee e di appena un quinto delle infrastrutture di trasporto rapido di massa, includendo metro, tram e filobus. Il risultato è un sistema debole, disomogeneo e incapace di competere con i modelli vincenti del continente.

Italia vs Europa: un divario che si allarga

La distanza tra l’Italia e le città leader del trasporto pubblico europeo è evidente: tra Praga, Madrid e Varsavia e le principali città del centro-sud italiano il rapporto dell’offerta è 1 a 8. La stessa sproporzione emerge anche nei livelli di utilizzo: per ogni passeggero del TPL a Napoli, Palermo, Bari o Catania, ce ne sono otto nelle capitali europee più virtuose.

Gli abitanti delle città italiane compiono fino a sei volte meno viaggi in TPL rispetto alla media UE. Il valore mediano europeo è di 410 passeggeri pro capite: nelle città del centro-nord italiano si scende sotto quota 300, mentre nel centro-sud si arriva appena a 70.

Il risultato è una qualità percepita molto più bassa: mentre Vienna e Praga superano il 90% di soddisfazione, e Berlino, Varsavia e Amsterdam si mantengono attorno all’80%, in Italia solo un palermitano su cinque è soddisfatto del servizio. A Napoli e Roma la quota non supera un terzo degli intervistati, con problemi legati soprattutto a frequenza, affidabilità e sicurezza.

La causa principale: un finanziamento che cala da anni

Il Fondo Nazionale Trasporti, principale fonte di entrate per le aziende del TPL, oscilla da anni tra 4,8 e 5,3 miliardi. Sulla carta, tra 2014 e 2025 l’importo è persino aumentato; in realtà, l’inflazione del settore – pari al 25% – ha eroso il valore reale dei trasferimenti.

Questo significa che un euro del 2014 oggi vale 1,25 euro e che la mancata indicizzazione ha prodotto un ammanco di 4 miliardi in cinque anni. Un vuoto che pesa soprattutto nei territori più fragili del Paese, dove il trasporto pubblico dipende in larga misura dai fondi statali.

Disuguaglianze territoriali e “forced car ownership”

L’erosione del Fondo ha ampliato la distanza tra città ricche e città povere. Dove sono stati fatti investimenti infrastrutturali, il divario con l’Europa resta significativo ma colmabile; altrove, soprattutto nel sud Italia, la situazione compromette coesione sociale, accesso ai servizi e qualità della vita.

Questo ritardo alimenta un fenomeno sempre più diffuso: la forced car ownership, ovvero la necessità di possedere un’auto perché il TPL non offre alternative. Secondo Clean Cities, tre italiani su dieci hanno dovuto rinunciare ad attività essenziali – lavoro, studio, visite mediche, relazioni sociali – per difficoltà negli spostamenti. Le città più colpite sono Napoli (34%) e Roma (33%), mentre a Milano e Bologna la quota scende al 20-21%.

Come ricorda Claudio Magliulo, Head of Italy Campaign di Clean Cities, “un trasporto pubblico efficace aumenta la coesione, riduce i livelli di esclusione sociale e migliora l’accesso ai servizi fondamentali”.

La proposta: rafforzare il Fondo di almeno 1,2 miliardi

Clean Cities propone di riportare il Fondo Nazionale Trasporti almeno ai livelli reali del 2010-2011, equivalenti oggi a 6,5 miliardi di euro. Per farlo, serve un incremento immediato di 1,2 miliardi a partire dalla Legge di Bilancio 2026. L’obiettivo di medio periodo sarebbe invece un riallineamento complessivo di circa 3 miliardi l’anno.

Si tratta di investimenti sulla stessa scala dell’ecobonus per i veicoli privati, e perfettamente proporzionati al beneficio che il TPL garantisce in termini di competitività, equità sociale e riduzione dell’inquinamento urbano.

Via alla campagna “Mind the Gap”

Con la pubblicazione del report parte anche la campagna nazionale “Mind the Gap”, con raccolta firme e flash mob nelle principali città per chiedere più risorse, nuove infrastrutture e un’accelerazione sull’elettrificazione degli autobus.

Alla campagna aderiscono numerose associazioni: tra queste AIFVS, FIAB, ISDE, Kyoto Club, Euromobility e Legambiente, all’interno della Rete Italiana Mobilità Equa.

Tommaso Tautonico
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