10/07/2026 - 13:08

Se tutte le imprese seguissero il modello B Corp il pianeta potrebbe evitare 0,5°C di riscaldamento globale

Secondo il nuovo studio internazionale di B Lab, l'adozione su larga scala delle pratiche oggi diffuse tra le oltre 10 mila B Corp certificate potrebbe ridurre il riscaldamento globale di 0,5°C entro fine secolo ed evitare fino a 600 mila morti legate alle ondate di calore estremo. L'Italia conta già 387 B Corp, con oltre 23 miliardi di euro di fatturato e 41 mila occupati.

modello B Corp

Mezzo grado può sembrare poco. In realtà è la differenza tra un pianeta che riesce ancora a contenere gli impatti della crisi climatica e uno esposto a ondate di calore più frequenti, perdita accelerata di biodiversità e costi economici sempre più elevati. È dentro questo margine che si colloca il risultato più sorprendente di The Nature of Business, la nuova ricerca pubblicata da B Lab: se tutte le imprese del mondo adottassero le pratiche oggi diffuse tra le oltre 10 mila B Corp certificate, il riscaldamento globale potrebbe ridursi di circa 0,5°C entro il 2100.

Lo studio arriva mentre l'Europa affronta una nuova estate segnata da temperature record e fenomeni meteorologici estremi e mentre il dibattito sulla sostenibilità aziendale attraversa una fase complessa, tra accuse di greenwashing, semplificazioni normative e rallentamenti nelle strategie ESG. Il messaggio della ricerca è netto: quando la sostenibilità entra nei processi industriali e nelle decisioni strategiche produce effetti misurabili anche sul sistema climatico globale.

Fino a 600 mila morti in meno per il caldo estremo

Le simulazioni sono state elaborate utilizzando il modello climatico En-ROADS, sviluppato dal MIT Sloan e da Climate Interactive e utilizzato da governi, istituzioni e organizzazioni internazionali per valutare gli effetti delle politiche climatiche.

Secondo gli scenari elaborati dai ricercatori, una diffusione globale delle pratiche adottate dalle B Corp potrebbe evitare fino a 600 mila morti associate alle future ondate di calore estremo, oltre a ridurre il rischio di estinzione per numerose specie terrestri e marine.

La ricerca suggerisce inoltre che il contributo delle imprese alla transizione climatica non dipende da singole tecnologie o da interventi isolati, ma dalla capacità di modificare contemporaneamente diversi aspetti del modello produttivo e organizzativo.

Gli edifici valgono più delle energie rinnovabili

L'elemento più rilevante emerso dallo studio riguarda l'efficienza energetica degli edifici aziendali. Se estesa all'intero sistema economico mondiale, questa misura da sola potrebbe contribuire a una riduzione della temperatura globale fino a 0,3°C entro la fine del secolo.

Tra le B Corp soltanto l'8% delle aziende non adotta interventi di efficientamento energetico nelle proprie strutture, contro il 27% delle imprese tradizionali.

Seguono la riduzione dei rifiuti alla fonte, che potrebbe valere circa 0,1°C di riduzione della temperatura globale grazie a politiche di prevenzione, riuso e recupero dei materiali, mentre la diffusione di sistemi di logistica a basse emissioni e l'adozione delle energie rinnovabili contribuirebbero ciascuna per ulteriori 0,05°C.

I dati mostrano come le B Corp utilizzino veicoli a basse emissioni con frequenza doppia rispetto alle imprese convenzionali e abbiano una probabilità più che doppia di approvvigionarsi interamente da fonti rinnovabili.

L'Italia tra i Paesi più avanzati in Europa

L'Italia si conferma uno dei mercati più dinamici nel panorama europeo delle B Corp. Le imprese certificate hanno raggiunto quota 387, grazie anche alle 69 nuove certificazioni ottenute nel solo 2025.

Nel complesso queste aziende generano oltre 23,3 miliardi di euro di fatturato e occupano circa 41 mila lavoratori, numeri che collocano il nostro Paese tra i protagonisti della trasformazione europea.

A livello continentale le B Corp sono oggi 2.741 e producono un fatturato aggregato superiore ai 162 miliardi di euro, dando lavoro a oltre 297 mila persone. L'Italia supera già Paesi come Spagna, Germania, Svizzera e l'intera area nordica per numero di imprese certificate, risultando seconda soltanto a Francia e Benelux.

La risposta di B Lab al rischio greenwashing

La crescita del movimento B Corp coincide con una fase di forte revisione delle regole europee sulla sostenibilità d'impresa e con un aumento dell'attenzione verso il rischio di greenwashing.

Per questo motivo B Lab ha introdotto nel 2025 nuovi standard di certificazione allineati alla direttiva europea contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli. Il nuovo sistema prevede verifiche indipendenti su sette aree di impatto, obiettivi obbligatori di miglioramento a tre e cinque anni e la pubblicazione annuale dei progressi raggiunti sui piani climatici.

Per le imprese di maggiori dimensioni diventano inoltre obbligatori obiettivi climatici validati scientificamente e verificati da soggetti terzi, oltre all'impegno a sostenere politiche pubbliche coerenti con il limite di 1,5°C previsto dall'Accordo di Parigi.

Lo stesso report riconosce che le B Corp non operano ancora pienamente entro i limiti dei cosiddetti confini planetari. Ma il messaggio finale della ricerca resta chiaro: la capacità delle imprese di incidere sulla traiettoria climatica globale dipenderà sempre meno dalle dichiarazioni e sempre più dalla misurazione degli impatti, dalla trasparenza e dalla continuità degli investimenti. 

Tommaso Tautonico
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