17/12/2025 - 16:07

Retromarcia UE sullo stop ai motori endotermici dal 2035

Secondo Transport & Environment, l’ipotesi di ammorbidire lo stop ai motori endotermici dal 2035 rischia di rallentare l’elettrificazione, sottrarre risorse agli investimenti sulle auto elettriche e rafforzare ulteriormente il vantaggio competitivo della Cina. Una scelta che indebolirebbe gli obiettivi climatici europei e invierebbe segnali contraddittori a industria e consumatori.

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La proposta presentata oggi dalla Commissione europea sulla revisione delle regole per il phase-out dei motori a combustione interna al 2035, secondo Transport & Environment (T&E), rischia di compromettere uno dei pilastri della strategia climatica dell’Unione. Consentire alle case automobilistiche di continuare a vendere veicoli endotermici oltre il 2035 significherebbe allontanarsi dall’obiettivo di eliminare progressivamente le auto inquinanti dalle strade europee entro il 2050.

Per T&E, la scelta invia un segnale ambiguo sia all’industria sia ai consumatori proprio in una fase cruciale, in cui i costruttori europei dovrebbero accelerare sugli investimenti nell’elettrico per colmare il divario con i produttori cinesi. Prendere tempo, avverte l’organizzazione, non rafforza la competitività europea ma rischia di indebolirla.

Meno ambizione sulle emissioni, meno elettrico sul mercato

Le modifiche ipotizzate dalla Commissione prevedono un indebolimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per le auto, che passerebbero dal 100% al 90% entro il 2035. Questo margine aprirebbe la possibilità di continuare a vendere veicoli endotermici anche altamente emissivi. Secondo le stime di T&E, una simile flessibilità potrebbe tradursi in una riduzione fino al 25% delle vendite di veicoli elettrici nel 2035 rispetto agli obiettivi attuali, pur in un contesto in cui l’elettrico è destinato a diventare dominante già dal 2030.

Il rischio, sottolinea T&E, è che ogni euro investito in tecnologie di transizione legate ai motori tradizionali venga sottratto allo sviluppo dei veicoli elettrici, rallentando l’innovazione proprio mentre la concorrenza globale accelera.

Crediti, biocarburanti ed e-fuels: una falsa soluzione

La proposta della Commissione prevede che le case automobilistiche possano ottenere crediti utilizzando acciaio “verde” nella produzione dei veicoli, oppure grazie all’impiego di biocarburanti avanzati ed e-fuels nel mix europeo. Secondo T&E, però, questo meccanismo consentirebbe di ridurre le vendite di auto elettriche senza generare una reale diminuzione delle emissioni.

In particolare, l’affidamento ai biocarburanti avanzati, che non sono scalabili in modo sostenibile, rischierebbe di aumentare la dipendenza europea dalle importazioni di oli da cucina usati e grassi animali, filiere esposte anche a rischi di frode. Una strada che, per l’organizzazione, non offre garanzie né ambientali né industriali.

William Todts, direttore esecutivo di T&E, è netto: «La Commissione ha scelto la complessità al posto della chiarezza. Ogni euro speso per gli ibridi plug-in è un euro sottratto agli investimenti nei veicoli elettrici, proprio mentre la Cina accelera. Aggrapparsi ai motori endotermici non renderà di nuovo grandi le case automobilistiche europee».

Flotte aziendali e occasioni mancate

T&E accoglie con favore l’introduzione di target nazionali di elettrificazione per le flotte aziendali, riconoscendo che questo segmento può giocare un ruolo decisivo nella transizione. Tuttavia, gli obiettivi annunciati vengono giudicati poco ambiziosi e insufficienti a trainare una diffusione rapida dell’elettrico.

Particolarmente critica è la possibilità di conteggiare gli ibridi plug-in all’interno dei target, nonostante le loro emissioni reali risultino spesso molto più elevate rispetto ai dati dichiarati. Nel contesto delle flotte aziendali, dove i conducenti hanno meno incentivi a ricaricare regolarmente, il rischio di emissioni elevate è ancora maggiore. A questo si aggiunge l’assenza di obiettivi specifici per i veicoli commerciali pesanti, considerata da T&E un’ulteriore occasione mancata per sostenere la produzione europea di camion a zero emissioni.

Piccole elettriche e strategia batterie

Anche il piano europeo per incentivare le auto elettriche di piccole dimensioni presenta, secondo T&E, elementi critici. Il meccanismo dei “super crediti”, che permetterebbe a ogni piccola elettrica venduta di contare come 1,3 veicoli a zero emissioni, rischia paradossalmente di ridurre il numero complessivo di auto elettriche immesse sul mercato, abbassando l’asticella degli obblighi per i costruttori.

Infine, la strategia EU Battery Booster, pubblicata insieme alle altre proposte, viene giudicata insufficiente perché non introduce nuovi finanziamenti per l’industria europea delle batterie, limitandosi a riutilizzare fondi già previsti nel Fondo per l’Innovazione.

Una scelta che pesa sul futuro industriale europeo

Per T&E, le proposte legislative sugli standard di CO₂, sulle flotte aziendali e sui veicoli elettrici di piccole dimensioni dovranno ora essere discusse da Parlamento europeo e governi nazionali. Il rischio, però, è che una revisione al ribasso degli obiettivi finisca per rallentare la transizione proprio quando sarebbe necessario accelerare, lasciando l’industria europea più esposta alla concorrenza globale e meno preparata alle sfide climatiche.

Tommaso Tautonico
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