10/02/2026 - 15:09

Qualità dell’aria: meno smog nelle città italiane, ma l’Italia resta lontana dai target europei 2030

Nel 2025 diminuiscono i superamenti dei limiti di PM10 nei capoluoghi, ma applicando già oggi i nuovi standard Ue oltre metà delle città sarebbe fuorilegge. I dati mostrano progressi fragili e un ritmo di riduzione insufficiente.

smog

Nel 2025 il numero dei capoluoghi italiani che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 si è ridotto a 13, contro i 25 dell’anno precedente. È uno dei dati più positivi registrati negli ultimi anni e indica una tendenza al miglioramento della qualità dell’aria urbana, favorita anche da condizioni meteorologiche più favorevoli e dal lento rinnovamento tecnologico di veicoli e impianti. Tuttavia, il quadro resta lontano da una vera inversione di rotta strutturale.

Nessuna città ha superato i valori medi annuali oggi in vigore per PM10, PM2.5 e NO₂, ma questo dato fotografa soprattutto la debolezza degli standard attuali, destinati a cambiare radicalmente nel prossimo decennio.

Il nodo del 2030 e i nuovi limiti europei

La situazione appare molto più critica se si applicano i nuovi limiti europei che entreranno in vigore dal 2030. Secondo le proiezioni, il 53% dei capoluoghi italiani non rispetterebbe già oggi i futuri valori per il PM10, il 73% quelli per il PM2.5 e il 38% per il biossido di azoto. In molte città, soprattutto del Nord, le concentrazioni dovrebbero ridursi del 30–60% in pochi anni per rientrare nei parametri fissati dall’Unione europea.

Il dato segnala una distanza strutturale tra gli obiettivi climatici e sanitari europei e le politiche effettivamente messe in campo a livello nazionale e locale, con il rischio concreto di nuove procedure di infrazione e sanzioni.

Trend troppo lenti e politiche non allineate

L’analisi dei trend degli ultimi quindici anni mostra che in molte aree urbane la riduzione degli inquinanti procede a un ritmo insufficiente. Se le attuali traiettorie non cambieranno, numerosi centri – soprattutto in Pianura Padana – rischiano di non centrare i target del 2030, nonostante i miglioramenti registrati nel breve periodo.

Il bacino padano resta uno dei punti più critici d’Europa: qui l’inquinamento non riguarda più solo le grandi città ma coinvolge sempre più anche centri medi e aree rurali, con un peso crescente delle emissioni legate ad agricoltura e allevamenti intensivi. In questo contesto, i recenti tagli alle risorse dedicate alla qualità dell’aria rischiano di indebolire ulteriormente la capacità dei territori più esposti di affrontare il problema in modo strutturale.

Salute pubblica e credibilità delle politiche ambientali

Il tema non è solo ambientale, ma direttamente sanitario. Le nuove soglie europee sono più vicine alle linee guida dell’OMS e mirano a ridurre l’impatto dell’inquinamento sulla salute: nel 2023, in Europa, le morti premature attribuibili al PM2.5 sono state circa 238 mila, di cui 43 mila in Italia.

I dati del rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente indicano che senza un rafforzamento coerente delle politiche su mobilità, riscaldamento, industria e agricoltura, i progressi resteranno episodici. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare segnali incoraggianti in una strategia stabile, capace di allineare qualità dell’aria, salute pubblica e obiettivi climatici europei.

Image by kp yamu Jayanath from Pixabay

Tommaso Tautonico
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