06/11/2025 - 13:02

Pesca sostenibile: il cambiamento climatico altera le rotte del tonno e mette a rischio gli accordi internazionali

Uno studio del Marine Stewardship Council, pubblicato su Cell Reports Sustainability, mostra come il cambiamento climatico stia modificando le rotte di specie migratorie come tonno, bonito e pesce vela, minacciando la gestione sostenibile della pesca e rendendo urgenti nuovi accordi transfrontalieri.

pesca sostenibile

Il cambiamento climatico sta ridisegnando la geografia della pesca mondiale. Un nuovo studio condotto dal Marine Stewardship Council (MSC) e pubblicato su Cell Reports Sustainability rivela che la gestione sostenibile delle specie ittiche altamente migratorie sarà sempre più difficile a causa degli effetti del riscaldamento globale sugli oceani e sulle rotte dei pesci.

Le specie pelagiche, come tonno, bonito e pesce vela, si spostano progressivamente verso acque più fredde, modificando la distribuzione degli stock e superando i confini giurisdizionali nazionali.
Questo fenomeno, avverte MSC, aumenta il rischio di conflitti tra Paesi, di pesca eccessiva e di indebolimento dei meccanismi di cooperazione internazionale che finora hanno garantito una gestione condivisa e sostenibile.

Tonno rosso e altre specie in movimento

Negli ultimi anni, l’aumento delle temperature oceaniche ha già mostrato effetti concreti.
Il tonno rosso dell’Atlantico, scomparso per decenni dalle acque del Regno Unito, vi è tornato stabilmente. Nel Pacifico, invece, le popolazioni di tonno si stanno spostando dall’ovest verso est, ridefinendo i confini della pesca industriale.

Con gli stock che attraversano aree governate da normative diverse, i sistemi di quote di pesca diventano rapidamente obsoleti e cresce il rischio di sovrasfruttamento.

“La crisi climatica – spiega Lauren Koerner, autrice principale dello studio e Data Science Manager di MSC – sta inducendo tutte le specie a modificare il proprio comportamento. I pesci si spostano in nuove aree e gli accordi esistenti diventano rapidamente superati. Alcune attività di pesca si stanno adattando, ma senza il supporto di organizzazioni di gestione capaci di rispondere al cambiamento climatico, mantenere la sostenibilità sarà sempre più difficile.”

Specie più vulnerabili e rischi gestionali crescenti

Lo studio ha analizzato oltre 500 attività di pesca certificate MSC in tutto il mondo, che impiegano diversi tipi di attrezzi e riguardano 19 categorie di prodotti ittici, dai krill alle aragoste, dai pesci bianchi ai tonni.
Le attività certificate, grazie ai rigorosi piani di gestione, mostrano una maggiore resilienza agli impatti del clima, ma non sono immuni dalle trasformazioni in corso.

Le specie migratorie, come i tonni, risultano le più esposte ai rischi legati alla perdita di efficacia degli accordi internazionali sulle quote.
Seguono le attività di pesca dei piccoli pelagici – come sgombri, aringhe e merluzzi azzurri – e quelle dei pesci bianchi, tra cui merluzzi, eglefini, sogliole e rane pescatrici.
Al contrario, le specie sedentarie o bentoniche, come bivalvi, granchi e gamberi, risultano meno vulnerabili poiché dipendono da ecosistemi locali più stabili.

Una governance internazionale per salvare gli oceani

Lo scenario delineato dal MSC, costruito su un’ipotesi di alte emissioni di gas serra entro il 2050, suggerisce la necessità urgente di rafforzare la governance globale della pesca.
In vista della COP30, l’organizzazione invita i governi a coordinare gli sforzi nella gestione degli stock ittici, promuovendo cooperazione transfrontaliera e accordi adattivi capaci di rispondere alla mobilità delle specie.

“Solo una gestione internazionale basata su dati scientifici aggiornati e sulla condivisione delle responsabilità – sottolinea il rapporto – può proteggere le risorse marine e garantire sicurezza alimentare e lavoro per milioni di persone.”

Tommaso Tautonico
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