30/09/2026 - 12:11

Orvieto, contenitori riutilizzabili contro i rifiuti: parte il progetto Zero Waste

Orvieto sperimenta il progetto Zero Waste: 47 attività promuovono l’uso di contenitori riutilizzabili per ridurre gli imballaggi usa e getta e anticipare le nuove regole europee sul riuso.

Zero Waste

Portare da casa il proprio contenitore per acquistare alimenti sfusi o ritirare cibo da asporto, evitando un nuovo imballaggio usa e getta. È questa la pratica al centro del progetto Zero Waste, promosso da COSP Tecnoservice con il Comune di Orvieto, Reconnect with Earth e Junker app. L'obiettivo è intervenire prima che il rifiuto venga prodotto, trasformando il riutilizzo in una pratica quotidiana per cittadini, negozi e ristoranti. Secondo un'analisi del Joint Research Centre della Commissione europea, nei 19 Stati membri esaminati vengono immessi sul mercato circa 98 kg di materiali da imballaggio per abitante ogni anno. Gli imballaggi destinati ad alimenti e bevande rappresentano il 97% del totale analizzato, mentre la plastica è l'unica categoria cresciuta tra il 2011 e il 2025, con un aumento dell'11%.

Orvieto anticipa le nuove regole europee

La sperimentazione si inserisce nel percorso tracciato dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR). Dal 12 febbraio 2027, gli operatori che vendono alimenti e bevande da asporto dovranno consentire ai consumatori di utilizzare contenitori propri, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa. Dal 2028, inoltre, gli operatori HORECA dovranno offrire la possibilità di acquistare determinati prodotti da asporto in imballaggi riutilizzabili. La possibilità di utilizzare contenitori personali per prodotti sfusi è già prevista in Italia dal 2019, purché siano riutilizzabili, puliti e idonei al contatto con gli alimenti.

47 attività sulla mappa di Junker

Il progetto punta ora a rendere questa opportunità più facilmente accessibile. Sono 47 le attività aderenti alla prima fase e gli esercizi saranno inseriti nelle mappe dell'economia circolare di Junker, permettendo ai cittadini di individuare negozi, botteghe, bar e ristoranti che favoriscono il riuso. «La sfida non è soltanto gestire meglio i rifiuti, ma ridurne la produzione alla fonte», sottolinea Marco Mattei, direttore della divisione ecologia di COSP Tecno Service. Per Noemi De Santis, co-fondatrice e responsabile comunicazione di Junker, l'esperienza dell'Orvietano potrebbe diventare un modello replicabile in altri territori, mettendo in rete amministrazioni, imprese, gestori dei servizi ambientali e cittadini.

Dalla raccolta alla prevenzione

Il progetto propone anche un cambio di prospettiva: dopo la domanda «Dove lo butto?», arriva quella ancora più importante: «Posso evitare di produrlo?». Ridurre il monouso e utilizzare più volte lo stesso contenitore significa infatti intervenire a monte della gestione dei rifiuti, limitando la quantità di materiali da raccogliere e avviare a riciclo. «Orvieto è stata scelta come città pilota per un progetto che anticipa gli obiettivi europei», afferma l'assessore all'Ambiente Andrea Sacripanti, sottolineando l'interesse mostrato dalle attività coinvolte. La sfida dell'economia circolare passa così non solo dal riciclo, ma dalla capacità di evitare che il rifiuto venga prodotto.

Marilisa Romagno
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