02/07/2026 - 12:17

Oli minerali usati, l'Italia conferma il primato europeo: raccolta al 100% e rigenerazione oltre il 98%

In un anno difficile per il settore del riciclo, il sistema italiano degli oli minerali usati consolida la propria leadership europea, migliorando raccolta, rigenerazione e tracciabilità ambientale.

 

Oli minerali usati, rigenerazione, raccolta

In una fase di forte pressione economica per l'intero comparto del riciclo, l'Italia conferma la propria leadership europea nella gestione degli oli minerali usati, dimostrando come un modello industriale consolidato possa continuare a produrre risultati ambientali ed economici anche in condizioni di mercato sfavorevoli. I dati del Rapporto di Sostenibilità 2025 del Consorzio Nazionale Oli Usati evidenziano infatti un nuovo record nella raccolta e nella rigenerazione, rafforzando ulteriormente il distacco rispetto alle performance medie registrate negli altri Paesi europei.

Raccolta al massimo potenziale
Nel corso del 2025 sono state raccolte 194.500 tonnellate di olio minerale usato, un quantitativo che corrisponde sostanzialmente alla totalità del materiale recuperabile immesso sul mercato nazionale. Un risultato che colloca il sistema italiano ai vertici europei, considerando che la media comunitaria di raccolta si attesta intorno all'82%. Anche sul fronte della rigenerazione il divario con il resto d'Europa continua ad ampliarsi. Oltre il 98% degli oli raccolti è stato infatti trasformato in nuove basi lubrificanti, contro una media europea ferma al 61%.
Il risultato assume un valore ancora maggiore alla luce delle difficoltà che hanno caratterizzato il mercato nel corso dell'ultimo anno. La forte riduzione del valore delle basi lubrificanti ha infatti esercitato una pressione significativa sull'intera filiera del recupero e del riciclo.

Benefici ambientali certificati
Per la prima volta il Rapporto di Sostenibilità è stato accompagnato dalla validazione indipendente dell'analisi di ciclo di vita (LCA), certificata da RINA, che ha consentito di misurare con precisione gli impatti ambientali del sistema. L'analisi conferma che il modello circolare applicato agli oli minerali usati consente una riduzione del 41% delle emissioni climalteranti rispetto ai processi produttivi tradizionali. Parallelamente si registra una diminuzione dell'83% del consumo di combustibili fossili e del 77% dell'utilizzo di risorse idriche. Anche gli effetti sulla salute umana risultano significativamente ridotti, con una diminuzione del 33% degli impatti cancerogeni, dell'84% di quelli non cancerogeni e una riduzione complessiva dell'80% degli indicatori di incidenza delle patologie associate ai processi produttivi.

Una filiera strategica per l'economia italiana
Il sistema continua inoltre a generare valore economico e occupazionale lungo tutta la catena industriale, coinvolgendo oltre 1.980 addetti specializzati distribuiti sull'intero territorio nazionale. Tra le principali novità del 2025 figura l'avvio del nuovo Contratto di Filiera 2025-2027, costruito su criteri di qualità e innovazione, insieme all'apertura di una collaborazione strutturata con i sistemi di gestione di Spagna e Grecia. L'obiettivo è condividere modelli operativi e costruire una posizione comune sulle future politiche europee dedicate all'economia circolare. Secondo il presidente del Consorzio, Riccardo Piunti, i risultati raggiunti dimostrano che la sostenibilità industriale può rappresentare anche un fattore di resilienza economica. Oggi circa un terzo del fabbisogno nazionale di lubrificanti viene coperto attraverso basi rigenerate, contribuendo a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a trasformare un rifiuto pericoloso in una risorsa strategica per il sistema produttivo. In un contesto internazionale caratterizzato da crescente instabilità delle materie prime e dalla necessità di accelerare la transizione circolare, il modello italiano degli oli minerali usati si conferma così uno dei casi di successo più avanzati a livello mondiale.

Marilisa Romagno
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