05/11/2025 - 13:00

Obiettivo clima 2040 Ue: per il Wwf il taglio del 90% è solo sulla carta

L’accordo dei ministri dell’Ambiente Ue per una riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 nasconde, secondo il WWF, una realtà ben diversa: con le compensazioni e i meccanismi di assorbimento del carbonio, la riduzione effettiva non supererà l’85%. “Un gioco di prestigio che indebolisce la leadership europea sul clima”, denuncia Mariagrazia Midulla.

parlamento Ue

L’Unione Europea si presenta alla vigilia della COP30 di Belém con un obiettivo climatico per il 2040 che divide ambientalisti e governi.
I ministri dell’Ambiente hanno concordato una riduzione delle emissioni di gas serra del 90% rispetto al 1990, ma secondo il WWF la cifra reale, depurata da compensazioni e crediti di carbonio, scenderebbe sotto l’85%.

“Gli Stati membri parlano di un 90%, ma è un’illusione ottica – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia –. Una volta escluse le compensazioni e l’uso strumentale dell’assorbimento del carbonio, la riduzione effettiva è molto più bassa. L’Europa dovrebbe dare l’esempio, non sfruttare le scappatoie.”

Un obiettivo annacquato da compensazioni e rinvii

La decisione dei ministri include anche il nuovo NDC (contributo determinato a livello nazionale) per il 2035, fissato tra il 66,25% e il 72,5%, lo stesso intervallo già proposto mesi fa. Per il WWF si tratta di un passo indietro, privo di ambizione e di reale discontinuità. “Quando viene adottato un intervallo, di solito si tende al limite più basso,” osserva l’associazione, “rendendo il target ancora più debole.”

Il vero nodo, spiega il WWF, è la dipendenza dell’Ue dalle compensazioni internazionali, cioè i crediti che consentono di contabilizzare riduzioni di emissioni avvenute altrove.
Secondo il Comitato scientifico consultivo europeo sui cambiamenti climatici (ESABCC), solo il 16% di queste compensazioni ha generato reali riduzioni delle emissioni.

“Le compensazioni di qualità costano molto – sottolinea Midulla – e affidarsi a esse distoglie gli investimenti dalla trasformazione dei settori produttivi e industriali europei.”

ETS, clausole di revisione e scappatoie nazionali

Il WWF critica anche il rinvio dell’estensione del sistema ETS agli edifici e ai trasporti stradali, oltre al rallentamento della progressiva eliminazione delle quote gratuite di emissione.
Misure che, secondo l’associazione, indeboliscono l’azione climatica e mandano un segnale sbagliato a cittadini e imprese.

La decisione di inserire una clausola di revisione quinquennale sugli obiettivi climatici, inoltre, “trasforma quello che dovrebbe essere un percorso chiaro e stabile in una traiettoria incerta, che spaventa investitori e frena l’innovazione,” denuncia Midulla.

Particolarmente dura la posizione verso l’Italia: “Il nostro governo – aggiunge – ha preteso che nel testo fosse ribadito il principio della neutralità tecnologica, che di fatto consente di continuare a inquinare scaricando i costi sui cittadini, non sulle imprese.”

Pozzi di assorbimento e compensazioni interne: rischio di fallimento

Il testo del Consiglio collega la revisione degli obiettivi al livello di assorbimento naturale del carbonio: se i pozzi non raggiungeranno i target previsti, l’obiettivo complessivo potrà essere abbassato.
Per il WWF, è una scappatoia per legittimare l’inazione, ignorando la causa principale del calo delle capacità naturali di assorbimento: le pratiche forestali e agricole insostenibili.

La proposta di includere le compensazioni interne e le rimozioni permanenti di carbonio all’interno dell’ETS è, per l’associazione, “altrettanto pericolosa”.
Integrarle nel sistema europeo di scambio di emissioni “rischia di compromettere la riduzione effettiva delle emissioni e di far crollare il prezzo del carbonio”, riducendo anche le entrate fiscali per gli Stati membri.

Un’Europa che arretra sul clima

“Questa decisione – conclude Midulla – mostra che l’Unione Europea sta perdendo la sua ambizione climatica. Il 90% dichiarato è solo un numero sulla carta: nella realtà sarà molto meno. Invece di premiare chi riduce le emissioni, si finisce per proteggere chi continua a inquinare.”

Il WWF ricorda che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici impone agli Stati l’obbligo di proteggere e potenziare i pozzi di assorbimento del carbonio.
Alla luce del recente parere della Corte internazionale di giustizia (luglio 2025), che ribadisce la responsabilità giuridica degli Stati nella tutela del clima, l’associazione chiede al Parlamento europeo, che voterà la sua posizione entro novembre, di escludere le scappatoie e le compensazioni dal piano climatico per garantire vere riduzioni interne delle emissioni.

Tommaso Tautonico
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