03/06/2026 - 12:59

Miniere negli abissi, gli scienziati scoprono forme di vita mai viste prima

Nel Pacifico, nella regione destinata all’estrazione di minerali per batterie e tecnologie verdi, gli scienziati hanno identificato 24 nuove specie marine. Tra queste anche un nuovo ramo evolutivo mai classificato prima. Una scoperta che riaccende il dibattito sul futuro del deep sea mining.

nuove specie

A oltre quattromila metri di profondità, dove la luce del Sole non arriva mai e la pressione schiaccia qualsiasi forma di vita non adattata all’estremo, gli scienziati stanno ancora cercando di capire cosa esista davvero. E proprio mentre governi e aziende preparano la corsa ai minerali degli abissi, una nuova scoperta ricorda quanto poco conosciamo di quel mondo.

Nella Clarion-Clipperton Zone, un’enorme area dell’Oceano Pacifico ricca di noduli polimetallici fondamentali per batterie, elettronica e tecnologie della transizione energetica, un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato 24 nuove specie di crostacei. Non solo. Tra queste forme di vita è emersa anche una nuova superfamiglia biologica, un ramo evolutivo mai classificato prima.

La scoperta, resa nota dal Natural History Museum di Londra, arriva in un momento delicatissimo per il futuro degli oceani profondi e del cosiddetto deep sea mining, l’estrazione mineraria dei fondali marini che potrebbe trasformarsi in uno dei nuovi fronti globali della competizione energetica e industriale.

Il Pacifico profondo dove il mondo vuole scavare

La Clarion-Clipperton Zone si estende tra Hawaii e Messico per circa sei milioni di chilometri quadrati. Sul fondo oceanico si trovano enormi quantità di manganese, nichel, rame e cobalto, materiali considerati strategici per la produzione di batterie elettriche, infrastrutture digitali e tecnologie legate alla decarbonizzazione.

Negli ultimi anni diversi Stati e società private hanno aumentato la pressione sull’International Seabed Authority, l’organismo delle Nazioni Unite che regola le attività minerarie in acque internazionali, per ottenere autorizzazioni commerciali all’estrazione.

Il problema è che gran parte di quell’ecosistema resta ancora sconosciuto.

Secondo gli studiosi coinvolti nella ricerca, molte delle specie trovate vivono esclusivamente in quell’area e potrebbero sparire prima ancora di essere comprese scientificamente. Alcuni degli organismi identificati mostrano adattamenti evolutivi estremi, sviluppati in milioni di anni in un ambiente quasi immutato.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che più preoccupa gli ecologi: gli abissi oceanici non sono ecosistemi che si rigenerano rapidamente. Disturbare i sedimenti profondi con mezzi industriali potrebbe produrre effetti lunghissimi e difficilmente reversibili.

La nuova frontiera dei minerali per la transizione energetica

Dietro la corsa agli abissi c’è una questione che riguarda direttamente il modello energetico globale. La domanda di minerali critici sta crescendo rapidamente con l’espansione delle auto elettriche, dei data center, delle reti digitali e delle infrastrutture energetiche.

Per molti governi il fondale oceanico rappresenta una possibile alternativa alle miniere terrestri, spesso concentrate in pochi Paesi e associate a tensioni geopolitiche, emissioni e impatti sociali.

Ma il rischio è che la soluzione a un problema ambientale ne apra un altro ancora più difficile da controllare.

Diversi gruppi scientifici e organizzazioni ambientaliste chiedono da tempo una moratoria internazionale sul mining dei fondali profondi almeno fino a quando gli impatti ecologici non saranno compresi meglio. Anche alcune grandi aziende tecnologiche e automotive hanno invitato a rallentare le autorizzazioni.

La nuova scoperta nella Clarion-Clipperton Zone rafforza questa linea prudenziale perché dimostra che gli oceani profondi non sono distese vuote e prive di vita, ma ecosistemi ancora in larga parte inesplorati.

Gli abissi sconosciuti che regolano il pianeta

Gli oceani profondi assorbono enormi quantità di carbonio, regolano il clima globale e custodiscono alcune delle forme di vita più antiche e meno conosciute della Terra. Eppure restano tra gli ambienti meno studiati del pianeta.

Molte delle spedizioni scientifiche negli abissi sono iniziate proprio grazie all’interesse economico per i minerali presenti sul fondale. Una contraddizione che oggi sta diventando sempre più evidente: stiamo conoscendo questi ecosistemi perché vogliamo sfruttarli industrialmente.

La scoperta delle 24 nuove specie mostra quanto sia ancora incompleta la mappa biologica degli oceani profondi. In alcuni casi gli scienziati lavorano su organismi raccolti anni fa e classificati solo oggi grazie alle nuove tecnologie genetiche.

Intanto la pressione economica continua a crescere. Le prime autorizzazioni commerciali per il Pacifico potrebbero arrivare nei prossimi anni, aprendo una fase completamente nuova per gli oceani del pianeta.

E mentre il mondo cerca minerali per costruire la transizione energetica, negli abissi qualcuno sta ancora dando un nome alle creature che rischiano di scomparire.

Tommaso Tautonico
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