08/01/2026 - 12:37

Meno piogge ma più violente: 200 anni di precipitazioni raccontano il nuovo clima italiano

In Italia le piogge diminuiscono ma diventano sempre più intense. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista scientifica Atmospheric Research, che analizza oltre 200 anni di dati pluviometrici e mostra come il riscaldamento globale stia cambiando in profondità il regime delle precipitazioni, aumentando i rischi di siccità e alluvioni.

piogge

In Italia piove meno rispetto al passato, ma quando piove lo fa in modo più violento e concentrato. È questa la tendenza di lungo periodo ricostruita dallo studio firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che per la prima volta ha messo insieme archivi storici e dati strumentali moderni per analizzare l’evoluzione delle precipitazioni negli ultimi due secoli.

L’analisi, condotta su sei grandi aree climatiche italiane, mostra una riduzione delle quantità totali di pioggia, accompagnata però da un aumento netto dell’intensità degli eventi estremi, una combinazione particolarmente critica per il territorio.

Pianura Padana e Tirreno tra le aree più esposte

I cali più marcati delle precipitazioni si osservano in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Nelle stesse aree si registrano però anche i picchi di pioggia più intensi, con massimi intorno al 1870, 1930 e nei primi anni Duemila.

Le regioni liguri e tirreniche, comprese Toscana e Lazio, mostrano un andamento simile: meno pioggia complessiva ma un aumento continuo dell’intensità degli eventi, una dinamica che contribuisce a spiegare l’aumento di alluvioni improvvise e dissesti idrogeologici osservati negli ultimi decenni.

Il ruolo del riscaldamento globale e del Mediterraneo

Secondo i ricercatori, il motore principale di questi cambiamenti è il riscaldamento globale, che altera la circolazione atmosferica sull’Europa e sul Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche raggiungono l’Italia con minore frequenza, anche a causa del rafforzamento dell’anticiclone delle Azzorre, mentre si indebolisce il sistema ciclonico del Golfo di Genova, storicamente responsabile di gran parte delle piogge sulla penisola.

A questo si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo, che accumula energia e umidità nell’atmosfera. Il risultato non è un aumento delle piogge complessive, ma precipitazioni più brevi e intense, capaci di scaricare grandi quantità d’acqua in poco tempo.

Siccità, alluvioni e infrastrutture sotto pressione

Come spiega Marco Luppichini, questa combinazione di meno piogge ma più intense apre scenari complessi. La riduzione delle precipitazioni medie compromette la ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto stress i sistemi idrici, soprattutto nelle aree più popolate e agricole del Paese.

Allo stesso tempo, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici moltiplica il rischio di frane, alluvioni lampo e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con effetti già visibili nel Nord-Ovest e lungo il Tirreno centrale.

Un segnale chiaro per le politiche di adattamento

Nel dettaglio, tutte le aree climatiche italiane mostrano lo stesso segnale di fondo, seppure con intensità diverse: sulle Alpi le piogge restano relativamente stabili ma gli eventi estremi aumentano; nel Centro-Sud e nelle isole la quantità di pioggia cala dagli anni Ottanta mentre l’intensità cresce negli ultimi decenni.

Per Monica Bini, comprendere queste dinamiche è essenziale per progettare strategie di adattamento climatico efficaci. Senza interventi mirati, le tendenze osservate potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni, rendendo il futuro climatico italiano ancora più instabile.

Tommaso Tautonico
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